Un valzer lento dilagava attraverso le porte dei saloni aperte, si frangeva sulle tappezzerie e i broccati veneziani, si diluiva fra i mobili dorati. Gli ospiti di Carlos de Beistegui (1895 – 1970) si muovevano fra le stanze con splendidi costumi che evocavano contemporaneamente l’Oriente e la Venezia settecentesca. Era il 3 settembre del 1951. Con quell’ultimo ballo nel Palazzo Labia, affacciato sul Canal Grande, finiva per sempre la Belle Époque che si era trascinata agonizzante e sfinita attraverso tutta l’Europa, superando ben due guerre per venire a morire, infine, nelle acque della laguna.
Beistegui, eccentrico miliardario di origine messicana, aveva acquistato il palazzo, nel 1948 e lo aveva completamente restaurato e rinnovato. Era un palazzo dalla storia illustre ma che aveva subito danni gravi a fine Ottocento e durante la seconda guerra mondiale: era abbandonato e in cattive condizioni. Giambattista Tiepolo vi aveva dipinto fra 1746 e 1747 un celebre ciclo di affreschi dedicato alle storie di Antonio e Cleopatra (1746-1747), ma quel passato glorioso era ormai lontano.
Una pregevole pubblicazione in due volumi di Pierre Arizzoli-Clementel (Palais Labia Venise, histoire, architecture et décor, bal costumé 3 septembre 1951, Éditions d’Art Gourcuff Gradenigo, Montreuil 2021) recentemente uscita in Francia ha recuperato, fra l’altro l’album fotografico degli interni del palazzo dopo le risistemazioni di Bestegui che aveva restituito armonia e eleganza alle stanze arredandole con un mix di quadri, mobili e oggetti in parte autentici e in parte falsi (pagati carissimi come rifacimenti) e con stucchi rifatti in stile rococo da abili artigiani locali.
Terminato di risistemare il palazzo Bestegui, che si sentiva erede di tutti i troni europei e si faceva chiamare dai gondolieri “signor barone” (non aveva in realtà un goccio di sangue blu), decise nel 1951 che ci si dovesse svolgere un ballo memorabile, un ballo il cui ricordo fosse destinato a durare nel tempo. Mise insieme una macchina da guerra organizzativa e, effettivamente il suo ballo divenne “il ballo” più importante del Novecento, l’ultimo ballo a Venezia. Prima di questa la più bella festa veneziana di tutti i tempi pare fosse stata quella che la Serenissima organizzò per l’imperatore Enrico III nel luglio del 1574. Bestegui però voleva superare la festa imperiale, e tutto sommato ci riuscì.
Studiò le feste del Re Sole, quelle di Luigi XV, di Maria Antonietta, di Napoleone, rilesse di quella organizzata a san Pietroburgo nel dicembre del 1809 e narrata in “ Guerra e Pace” e poi ancora quelle delle Tuilerie e del secondo impero. Fece stampare un invito in ornato stile settecentesco per avere il quale mezza Europa e metà degli Stati Uniti si scannarono. Gli invitati erano un coacervo di celebrità hollywoodiane, vecchia nobiltà europea e nuova aristocrazia del denaro.
Fra gli invitati vi era il gotha europeo e americano : l' Aga Khan, Lady Churchill ( il marito non venne), Jacques Fath e Lady Cooper, il generale Marshall e il Marchese di Cuevas, Consuelo Crespi Christian Dior ( a cui si devono molti dei costumi degli invitati), Jacques Fath, Orson Welles, Marie de Noailles, Barbara Hutton, Salvador Dalì, Pierre Cardin ( che progettando molti vestiti per la festa farà il suo esordio come sarto d’alta moda ). Lady Diana Cooper che si vestì come la Cleopatra di Tiepolo con un costume realizzato da Cecil Beaton e Oliver Messel; Marella Agnelli, Jacqueline de Ribes e le principesse Cora Caetani e Tatiana Colonna che fecero una entrée con tre abiti identici, tre maschere nere, e parevano uscite direttamente da un quadro.
La pittrice Leonor Fini era in costume da angelo nero. Bestegui ebbe la geniale idea di allargare la festa a tutta Venezia. Per le calle si spararono fuochi d’artificio, vi furono giochi a premi per la popolazione, marionette, acrobati. I pompieri di Venezia eseguirono una piramide umana in costume da Arlecchino. Gli invitati usciti poi fuori dal palazzo si mischiarono con la popolazione veneziana e si videro dame e principesse ballare con i gondolieri, marchesi e nababbi intrecciarsi in danze con le ragazze della città. La regia della festa fu eccezionale con entrées, e tableaux vivant con cui gli ospiti si presentarono al padrone di casa in un crescendo di stupore e ammirazione. Beistegui era vestito da procuratore della repubblica veneziana con un manto lungo sette metri e trampoli altissimi ai piedi.
Tutte le opere d’arte furono disperse in asta. Il ballo segnò non certo un nuovo inizio ma bensì la fine definitiva della mondanità raffinata ed evanescente sopravvissuta alla guerra. Anche Bestegui era finito con tutto il suo mondo eil suo vuoto bel vivere. Si ritirò a Parigi al castello di Groussay, una suntuosa dimora da lui arredata con il suo stile strabordante. Morì solo e abbandonato nel 1970 con un solo servitore accanto e, forse, con il ricordo di quel ballo, delle persone che vi parteciparono, delle musiche che vi suonarono, destinate a riecheggiare in eterno, come una pena.