Varcata la soglia della prima sala ci si trova davanti a Concetto spaziale di Lucio Fontana, una grande tela con forature e retroilluminata, poi un’imponente installazione, Tteia 1 dell’artista brasiliana Lygia Pape, occupa lo spazio centrale ed è composta da fasci di luce che sembrano dei fili d’oro tesi a fendere lo spazio scuro. Così, all’istante, s'intuisce come è stato concepito il percorso della mostra Icônes, inaugurata a Punta della Dogana (prosegue fino al 26 novembre), ricco di suggestioni e forti cambi di prospettiva.
“Venezia ha una storia particolare con l’icona bizantina il cui culto si è mantenuto. Da qui siamo partiti per fare una selezione di opere dalla collezione Pinault, che sono l’equivalente moderno, contemporaneo delle icone, cioè di opere che ti portano alla meditazione e agiscono come una finestra verso l’invisibile”. Con queste parole Bruno Racine, direttore e amministratore delegato di Palazzo Grassi – Punta della Dogana e curatore insieme a Emma Lavigne, introduce l'esposizione che si propone di indurre a rinnovare lo sguardo, sperimentando un rapporto devozionale con le immagini, che trascende la religiosità.
Nel tempo della saturazione visiva l’abuso del termine “icona” ha stravolto il suo antico significato. Oggi si utilizza per descrivere non solo immagini sacre, ma modelli, oggetti emblematici o persone di riferimento. La mostra stimola invece a recuperare il concetto originale, sembra voler far riconquistare tempi e modi di osservazione più intensi e personali, puntando al raggiungimento di quella vertigine estetica che passa da un atteggiamento più contemplativo. “In un mondo così agitato e violento, la mostra invita lo spettatore a un momento di riflessione e silenzio”, sottolinea il curatore.
Quindi, le opere raccolte tendono a generare pause di raccoglimento e concentrazione. Tra gli autori si incontrano Philippe Parreno, Robert Ryman, Dayanita Singh, Rudolf Stingel, Danh Vo, Chen Zhen e ancora Maurizio Cattelan, Josef Albers, David Hammons, Arthur Jafa, Sherrie Levine, che propongono lavori carichi di significati o talmente essenziali da esaltarne la purezza assoluta. Anche il torrino offre un’esperienza straordinaria con l’istallazione To Breathe-Venice dell’artista coreana Kimsooja: il pavimento è ricoperto di specchi che dilatano lo spazio fino a renderlo “infinito”, mentre nell’etere si propagano note di canti tibetani, islamici e gregoriani. “E’ una mostra che dice che c’è speranza ed esiste una realtà più alta da ricercare”, conclude il curatore, rinnovando la proposta a credere nell'arte che scruta oltre il visibile.
"Icônes" a Venezia, Punta della Dogana - fino al 26 novembre 2023