Icônes, quando l'arte mostra l'invisibile

Punta della Dogana a Venezia presenta una mostra tematica con 80 opere della Pinault Collection e 30 artisti tra cui Josef Albers, Maurizio Cattelan, Arthur Jafa, Sergej Eisenstein e Lucio Fontana
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Varcata la soglia della prima sala ci si trova davanti a Concetto spaziale di Lucio Fontana, una grande tela con forature e retroilluminata, poi un’imponente installazione, Tteia 1 dell’artista brasiliana Lygia Pape, occupa lo spazio centrale ed è composta da fasci di luce che sembrano dei fili d’oro tesi a fendere lo spazio scuro. Così, all’istante, s'intuisce come è stato concepito il percorso della mostra Icônes, inaugurata a Punta della Dogana (prosegue fino al 26 novembre), ricco di suggestioni e forti cambi di prospettiva.   

Tteia 1, di Lygia Pape
Tteia 1, di Lygia Pape 

“Venezia ha una storia particolare con l’icona bizantina il cui culto si è mantenuto. Da qui siamo partiti per fare una selezione di opere dalla collezione Pinault, che sono l’equivalente moderno, contemporaneo delle icone, cioè di opere che ti portano alla meditazione e agiscono come una finestra verso l’invisibile”. Con queste parole Bruno Racine, direttore e amministratore delegato di Palazzo Grassi – Punta della Dogana e curatore insieme a Emma Lavigne, introduce l'esposizione che si propone di indurre a rinnovare lo sguardo, sperimentando un rapporto devozionale con le immagini, che trascende la religiosità.

La Nona Ora, 1999 - di Maurizio Cattelan
La Nona Ora, 1999 - di Maurizio Cattelan  

Nel tempo della saturazione visiva l’abuso del termine “icona” ha  stravolto il suo antico significato. Oggi si utilizza per descrivere non solo immagini sacre, ma modelli, oggetti emblematici o persone di riferimento. La mostra stimola invece a recuperare il concetto originale, sembra voler far riconquistare tempi e modi di osservazione più intensi e personali, puntando al raggiungimento di quella vertigine estetica che passa da un atteggiamento più contemplativo. “In un mondo così agitato e violento, la mostra invita lo spettatore a un momento di riflessione e silenzio”, sottolinea il curatore.

Untitle, 2009 - di Rudolf Stingel
Untitle, 2009 - di Rudolf Stingel 

Quindi, le opere raccolte tendono a generare pause di raccoglimento e concentrazione. Tra gli autori si incontrano Philippe Parreno, Robert Ryman, Dayanita Singh, Rudolf Stingel, Danh Vo, Chen Zhen e ancora Maurizio Cattelan, Josef Albers, David Hammons, Arthur Jafa, Sherrie Levine, che propongono lavori carichi di significati o talmente essenziali da esaltarne la purezza assoluta.  Anche il torrino offre un’esperienza straordinaria con l’istallazione To Breathe-Venice dell’artista coreana Kimsooja: il pavimento è ricoperto di specchi che dilatano lo spazio fino a renderlo “infinito”, mentre nell’etere si propagano note di canti tibetani, islamici e gregoriani. “E’ una mostra che dice che c’è speranza ed esiste una realtà più alta da ricercare”, conclude il curatore, rinnovando la proposta a credere nell'arte che scruta oltre il visibile.

OPALKA 1965, di Roman Opalka - sala 18
OPALKA 1965, di Roman Opalka - sala 18 

"Icônes" a Venezia, Punta della Dogana - fino al 26 novembre 2023