La morte di Enrico Berlinguer, 35 anni fa

Enrico Berlinguer, De Mita elogia il compromesso

Dall'archivio di Repubblia 13 giugno 1984 I primi segnali politici sul dopo Berlinguer. Sono diretti alle Botteghe Oscure, ma sono anche messaggi interni alla coalizione

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ROMA - Il momento dell' abbraccio sulla scia della commozione per la scomparsa del leader del Pci comincia ad esaurirsi: dai partiti della maggioranza arrivano i primi segnali politici sul dopo Berlinguer. Sono diretti alle Botteghe Oscure, ma sono anche messaggi interni alla coalizione. Il vicesegretario socialista Martelli spiega che è stata sentita l' esigenza di una "tregua", di un "attimo di respiro", perchè potesse prevalere un sentimento di "pietà comune". Ma avverte anche che bisogna distinguere: una cosa è il giudizio di "simpatia" che Berlinguer ha destato, un' altra il giudizio politico sulla sua politica, che è un guidizio critico. "Il nostro rifiuto dell' alternativa proposta dal Pci è costante" spiega Martelli. Se il Psi prende le distanze facendo sapere ai propri elettori che la solidarietà espressa nei giorni scorsi non ha niente a che vedere con scelte di strategia, la Dc sembra molto più piegata su se stessa, in uno sforzo di riflessione su ciò che ha significato la segreteria Berlinguer.

Ciriaco De Mita, in un articolo che uscirà oggi su "Il Popolo", va molto al di là di una pura e semplice rievocazione. Afferma che quando Berlinguer insegnò che l'Italia non si governa contro le forze storiche della democrazia nazionale (sviluppando cioè la linea del compromesso storico) "indicò una strada in avanti, una strada che voleva essere senza ritorno, anche se difficile da percorrersi, da parte di chiunque". E conclude: "Quella indicazione resta. Come ieri, più di ieri. Dimenticarlo non sarebbe saggio". Che ascolto troveranno tutti questi messaggi al secondo piano delle Botteghe Oscure? Quanto incideranno sulla scelta del successore di Berlinguer? Pensando al futuro Luciano Lama non si fa molte illusioni. "I personaggi come Berlinguer non sono a portata di mano" dice "Spero che questo vuoto sia colmabile, ma ci vorrà uno sforzo notevole e ci vorrà tempo".

Consigli al Pci arrivano un po' da tutte le parti. Il presidente dei deputati del Psi, Formica, dice che prima di tutto i comunisti devono scegliere la linea politica, devono decidersi fra compromesso storico e alternativa di sinistra. Berlinguer poteva permettersi di passare da una all' altra. Nessun altro, nel Pci, può concedersi questo lusso. E il vicesegretario repubblicano Gunnella aggiunge alle due alternative anche quella del "governo diverso" per affermare: "Su queste linee politiche e sui rapporti col Psi il partito comunista dovrà scegliere". Questi primi "sintomi" di difficoltà vengono colti a piazza del Gesù dal presidente della Dc Flaminio Piccoli, che chiarisce: "il dopo Berlinguer lo deve costruire tutto il Pci". La maggioranza si deve invece muovere "con grande prudenza, avendo cura di salvare comunque condizioni di certezza per la governabilità del Paese".

Un discorso, dunque, assai più cauto di quello di De Mita. L' articolo scritto dal segretario democristiano per il giornale del suo partito viene inteso come qualcosa di più di un messaggio tra "carissimi avversari". La rievocazione di Berlinguer porta il segretario Dc a sostenere 00911 che la sua scomparsa "vulnera l' intero sistema politico nazionale". Le conquiste di Berlinguer non sono state solo conquiste per il Pci, ma per la democrazia italiana e anche europea. Tra le ultime parole pronunciate dal leader comunista c' è la parola "dialogo", che indica una volontà di "costruzione di solidarietà non settarie". "Sul valore della proposta di compromesso storico" prosegue De Mita "meriterà esprimere, più avanti, un giudizio meno legato alle congiunture politiche. E benchè quella proposta non sia mai stata la nostra, di noi democratici cristiani, non abbiamo difficoltà a cogliere il seme di una analisi comune alla nostra". E questo concetto De Mita sviluppa ulteriormente quando precisa che il Pci era e resta alternativo, il che "non significa contrapposizione di ideologie, di fronti politici, di programmi incomunicabili". Così, la fase della solidarietà nazionale "forse anche perchè dominata dalla prestigiosa personalità di Aldo Moro, era da tutti (quasi tutti) vissuta come occasione di esprimere il meglio di sè".

La funzione di alternativa alla Dc nella visione di Berlinguer non era fatta di "cabotaggi piccoli o grandi, non era una alternativa di potere". Di fronte a questi segnali il capo della segreteria politica del Psi Balzamo avverte: "I prossimi mesi saranno di intenso confronto su questioni politiche e di strategia". Ma nel suo partito la sinistra chiede al Pci la "ripresa di un confronto" (Spini) e Covatta si augura che il "nuovo segretario sia scelto fra i cinquantenni, che dovrebbero essere meno condizionati dei capi storici". "Il nostro interlocutore ideale? Non esiste" precisa Covatta "E' certo però che il dirigente che ha saputo mantenere l' unità è stato Lama". Il segretario della Cgil rivendica intanto la novità della scelta del socialista Del Turco come oratore a San Giovanni: "Non è mai successo alle esequie di un segretario di partito che un dirigente sindacale abbia parlato a nome di tutti i sindacati. Eppure forse con nessun dirigente politico in Italia ci sono state tante polemiche come con Berlinguer. E anche questo è un segno - conclude Lama -dei particolari rapporti tra Berlinguer e il movimento sindacale".