Dall'archivio di Repubblica 16 giugno 1984 Gioverebbe un organizzatore di ricerche, controlli, previsioni politiche e strategiche del mutamento. Con luoghi di ascolto e di studio possibilmente dislocati dove il mutamento avviene e non burocratizzati in via delle Botteghe Oscure
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QUALE è l' identikit dell' ottimo e augurabile nuovo segretario comunista? Un metodo per tracciarlo potrebbe essere quello di ripetere i segni, i tratti in cui Enrico Berlinguer è stato ottimo o buono e di correggere gli altri in cui è parso insufficiente o manchevole. Per un semplice esercizio intellettuale, si intende, senza la pretesa ridicola di insegnare ai comunisti come essere buoni comunisti negli Anni Ottanta. Primo compito: ridare al partito e alla sinistra una cultura, se non egemone, competitiva. Impegnarlo, abituarlo, fortificarlo, iniziarlo se del caso, alla cultura del mutamento che sarà la cultura dei prossimi decenni.
Ora, con la scienza di poi, incominciamo a capire che le lacerazioni, le convulsioni, la perdita di prestigio, di dinamismo, di guida del Pci e della sinistra in genere negli Anni Settanta sono derivate soprattutto dalla inadeguatezza culturale di un marxismo sclerotico e di un antifascismo formalista da cui le nuove generazioni sono state lasciate culturalmente in brache di tela di fronte agli imprevisti, alle angosce, alle scelte del grande mutamento. Alberto Ronchey ha scritto su questo giornale che va riconosciuto a Berlinguer di aver difeso, in quegli anni, la serietà degli studi, la loro fatica, il loro ordine contro i deliri assembleari. Sì, ma in quegli anni Berlinguer e noi difendevamo spesso degli "ossi di seppia", delle cose morte e solo la caotica e spesso violenta contestazione giovanile ci costringeva ad affrontare, in perenne ritardo, ciò che avremmo dovuto prevedere, anticipare. Non dico che occorra un segretario futurologo, ma certo gioverebbe un organizzatore di ricerche, controlli, previsioni politiche e strategiche del mutamento. Con luoghi di ascolto e di studio possibilmente dislocati dove il mutamento avviene e non burocratizzati in via delle Botteghe Oscure.
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Secondo compito: riportare nel partito e nella sinistra ciò che resta vivo del marxismo, il suo umanesimo, la difesa dell' uomo dallo sfruttamento e dalla alienazione che nella società postindustriale continuano e magari si aggravano. Questo, Berlinguer lo aveva capito; certi suoi gesti apparentemente velleitari o elettorali come la visita agli operai che occupavano la Fiat contro il licenziamento dei sessantuno, davano questo messaggio: il mutamento, la ristrutturazione vanno contrattati, adattati all' uomo. Qui il compito di un segretario non può non essere di intensa politica estera e di continuo impegno sindacale. La difesa dell' uomo nel grande mutamento postindustriale dovrà esser fatta, come minimo, a livello continentale: la strategia del "lavorare meno lavorare tutti" o passerà per i continenti o non passerà. Terzo compito: la pacificazione e la ricomposizione della sinistra. Il partito comunista ha retto le lacerazioni e le divisioni violente degli Anni Settanta con rigore e disciplina, ma pagando un durissimo prezzo: la delega alla magistratura e ai carabinieri di risolvere in modi giudiziari e militari conflitti che erano politici ed esistenziali.
Con tutte le pessime conseguenze che stanno deturpando, in parte cancellando, lo Stato di diritto, che hanno fatto del nostro sistema processuale un castello kafkiano, che moltiplicano le discrezionalità, le contraddizioni, le arroganze dei poteri caduti in tentazione di onnipotenza. Insomma, per usare la parola che fa paura: l' amnistia. Pensare, preparare, volere a medio o a lungo termine l' amnistia,chiudere in qualche modo civile gli anni del desiderio e del piombo. Quarto compito, anche se per importanza potrebbe essere il primo: lavorare seriamente per la creazione di un solo partito laburista. Il modo migliore per accelerare il distacco da tutto ciò che è morto o ingombrante nella "storia di famiglia", per seppellire i cadaveri rimasti negli armadi, per rendere più agevole e quasi normale l' acquisizione del nuovo. Quinto compito: la moralità. Qui meglio di ciò che ha fatto Enrico Berlinguer è difficile fare. Moralità come rifiuto della politica senza etica, ridotta ad affarismo continuo, a occupazioni continue dello Stato, alla realpolitik delle lire e dei posti che sta uccidendo la partitocrazia. Si potrebbe aggiungere il compito del costume e dello stile.
Va riconosciuto al partito comunista di avere lavorato, spesso bene, al mutamento del costume e dello stile politico popolare, di aver fatto passare il paese da un socialismo ignorante e massimalista, tendente all' antagonismo frontale di classe "noi e gli altri", nutrito di invidie e di rancori sociali fine a se stessi, a un socialismo da cittadini da "noi e noi" preoccupato della società nel suo assieme. Ma ne resta di lavoro da fare! Quanta Italia da "Madonna pellegrina", da pianto greco, da merenda dopo il funerale, da isterismi funebri, da feticismi si è vista a piazza San Giovanni e dintorni. E faceva un contrasto impressionante con il dolore civile, contenuto, dignitoso dei familiari, di una famiglia esemplare che piangeva un padre, nello stile, esemplare.
L'ultimo compito è quello della riforma istituzionale. Questa Repubblica così come è non funziona, il segretario del partito comunista e la sinistra devono essere alla testa della sua riforma. Un buon segretario del partito dovrà, per dovere di ufficio, difendere la tradizione, l' organizzazione, il capitale umano del partito. Ma sappia cogliere il segno del sentimento popolare liberamente manifestatosi in morte di Enrico Berlinguer: la divisione degli italiani è definitivamente finita, i problemi dei comunisti sono i problemi di tutti, la grande scommessa per non perdere l' autobus del futuro è la scommessa di tutti. E' finito il tempo in cui i comunisti provenienti dalle periferie occupavano le città. Oggi le città sono dei cittadini. Il nuovo segretario ricordi sempre i diritti e i doveri del cittadino che ora vengono prima dei diritti e doveri dell' uomo di partito.