LAPSUS

Pullman, lup. mann.

Pullman, lup. mann.
Amori a pagamento e battute da spogliatoio:  il Cavaliere non si smentisce. Mai
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"Francamente non pensavo, e nessuno poteva immaginare, che una semplice battuta “da spogliatoio” scherzosa e chiaramente paradossale, che ho rivolto ai calciatori del mio Monza potesse suscitare commenti tanto malevoli quanto banali e irrealistici. Compiango questi critici. Forse è solo la loro assoluta mancanza di humor a renderli così tristi ed anche così gratuitamente cattivi nell’attaccare coloro che considerano nemici. Ma siamo a Natale. E allora tanti auguri anche a loro".

Così "Silvio Berlusconi official", su Instagram, ha inteso chiudere l'incidente, coll'inquadrarlo ormai meccanicamente nel già notissimo frame dei detrattori cinici e senza sorriso che approfittano di ogni occasione per dar addosso al buon Cavaliere. È stato notato che in questo a vincere sull'odio sarebbe, come da berlusconiana tradizione, sì l'amore: ma quello a pagamento. Perché l'incidente è consistito nella promessa di remunerare un possibile futuro trionfo calcistico recapitando ai giocatori del suo manzo Monza un intero e letterale "pullman di troie". L'espressione, fortina, ha fatto tornare di colpo tutti indietro di decenni. Il Cavaliere ne dice una, i suoi sghignazzano, la sinistra insorge, l'esegesi del turpiloquio mobilita ogni possibile indignazione in tema di sessismo, volgarità, goliardia, il Cavaliere lamenta quel che descrive come una crocefissione pubblica, ben presto tutto appare vano e viene il sospetto che così si sia confermato simpatico all'opinione pubblica per altre due volte: la prima con la battuta stessa, la seconda con la risposta al coro delle accuse. Con il suo speech, diciamo così, motivazionale a ottantasei anni compiuti è riuscito a fare e farci fare un altro giro di questa stessa giostra.

Sessismo, volgarità, goliardia non mancano certo nell'epiteto "troie" e nella promessa premiale, variante pagana più che laica delle vergini Uri spettanti ai guerrieri islamisti. Ma se soltanto sospendessimo per un momento il giudizio morale ci accorgeremmo che tali elelenti giocano un ruolo secondario nella comunicazione berlusconiana. Il ruolo primario è il richiamo che costituiscono a un senso comune tradizionale e passato. Con tutta la modernità plasticata che il berlusconismo ci ha somministrato dai tempi di Telemilano, fertilizzandone il territorio patrio, il suo successo nel commercio, nello spettacolo e infine nella politica è consistito nell'adottare aggiornatissimi linguaggi dell'entertainment più pervasivo per ri-raccontare un mondo in cui, elencando: la comicità è guitteria; l'uomo è cacciatore (e calciatore) che non perde occasione, la donna è preda, neghittosa ma sotto sotto desiderosa; a comandare devono essere uomini forti ma con un cuore così; occorre avere il sorriso sulla bocca, il sole in tasca, le mani non sudate; si prescrive massimo rispetto per la Chiesa e si ammette massima indifferenza ai Sacramenti; i comunisti non sono patrioti e occorre diffidarne sempre; rimasti tra loro i maschi parlano di gnocca. Si può pensare che questa sia ideologia e confutarla punto per punto, lo si è fatto molte volte: è del tutto inutile. Il suo appeal sta nel suo passato radicamento, nell'orizzonte di una tradizione che il progressismo degli anni Settanta pensava di poter superare o di aver già superato. Una società più laica, più paritaria tra i generi, più istruita, più equa nella redistribuzione delle ricchezze, più democratica nel rapporto tra istituzione e cittadini, più aperta, seria, civile? Sono compiti improbi, richiedono tenacia e capacità di mettere in discussione princìpi assestati nella tradizione.

È stato così che una società che è commercialmente portata a venerare il Nuovo e solo il Nuovo fa vincere le elezioni, e con una certa globalizzata regolarità, ai conservatori, con la geniale accortezza di farsi chiamare nuovi: "neocon". Di nuovo hanno che richiamano il passato e confortano un'opinione pubblica non proprio intellettualmente stimolata promettendole di non richiedere mai sforzi e sacrifici per migliorare.

Tornando alla frase, ruggito scandaloso di vecchio leone, più che le troie si potrebbe semmai pensare di commentare il pullman. Il dispositivo è di lampante, o lampeggiante, retaggio fantozziano, e non solo perché nel suo nome si realizza una sorta di anagramma della fantozzianissima qualifica di "lup. mann." ("Il titolo più oscuro, che ancora non si è riusciti a decifrare, è quello che abitualmente spetta ai Megapresidenti: Dott. Ing. Avv. Grand’Uff. Lup. Mann."; Paolo Villaggio, Fantozzi, Rizzoli 1971).

Nell'epica fantozziana non mancano "troie", "puttane", "mignottoni", ma compaiono anche alcuni meravigliosi pullman: "Partenza in pullman alle cinque del mattino, quattro gradi sotto zero! Sotto una pioggia torrenziale e con qualche nevicata isolata. Si erano attrezzati tutti contro quel tempaccio: fiaschi di vino. Tutti si ripetevano: «Beva, che fa sangue!». Si levarono subito i primi tristissimi canti della montagna, e al casello dell’autostrada il pullman fu anche investito da alcune valanghe"(da "Il giorno che Fantozzi visitò la fiera di Milano", Fantozzi, cit.). Uno di questi pullman fantozziani è addirittura popolato dal tipo femminile opposto a quello promesso ai pedatori brianzoli.: "Come sempre al casello non trovò il biglietto di uscita che aveva messo nel parasole della macchina e cominciò una ricerca affannosa finché fu costretto a denudarsi sotto gli occhi esterrefatti di un pullman di suore del Rosario".

Non da oggi sono convinto che il berlusconismo è la risposta più scaltra che il sistema potesse opporre al fantozzismo, rappresentandone le frustrazioni e il generico ribellismo, legittimandone i desideri più ancestrali e meno evoluti, assumendosi in proprio la funzione di barzellettante entertainment. Berlusconi ha interpretato (neppur sempre fuori di grottesco) il ruolo del Megapresidente fantozziano: lo ha incarnato e ha depotenziato ciò che in Fantozzi ancora poteva apparire detonante.

La maschera deforme di Fantozzi si distende: l'italiano è lui. Ride, ride del sessismo di maniera, si consola del ritorno delle tradizioni, ride di sé che ne ride. "Hai presente una vita a cantare in un pullman? Son scoppiato così e così" (Enzo Jannacci, Son s'cioppàa, 1985).


Questa è Lapsus del 17 dicembre 2022, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento