Quando finalmente arriva a conoscere la ragazza che per un bel pezzo ha ammirato da lontano e che in seguito sarà per lui amante e traditrice, prigioniera e fuggitiva, oggetto di attrazione e repulsione negli spasmi dell'amore geloso, il protagonista di Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust nota, conversando con lei per la prima volta, un'abitudine lessicale che lo sorprende. Per intendere "totalmente, completamente" lei dice sempre "perfettamente": "Perfettamente matto", "perfettamente ordinario", "perfettamente noioso" è la forma tipica dei suoi giudizi sulle persone incontrate.
Per quanto sia un uso linguistico che il protagonista trova in sé spiacevole, pure gli pare che segnali un "grado di civilizzazione e di cultura" inatteso, per "la baccante in bicicletta" e la "musa orgiastica del golf" che egli ha cominciato a desiderare. Membro eminente di una "piccola banda" di "fanciulle in fiore" (ma fanciulle non proprio infanti e di ben acquisita pubertà), come queste sue amiche Albertine è esponente di un ceto che stava allora emergendo nella società: la borghesia media o medio-piccola, economicamente né agiata né disagiata, disinvolta nei modi e disinibita nei costumi, disinteressata a quasi tutto tranne che agli sport. Così quel "perfettamente" è percepito dal giovane protagonista come un suono complesso, che al suo orecchio già finissimo è possibile scomporre in due costituenti: l'approssimazione lessicale e il desiderio di accedere a un registro distinto della lingua.
Non sarà proprio per lo stesso motivo, o forse invece sì, ma ai tempi nostri e nelle nostre terre "perfetto" è anche la risposta oramai standard, soprattutto negli accordi che si prendono via WhatsApp o email, quindi per iscritto. Risponde "perfetto" la studentessa che aveva chiesto un colloquio e a cui si è comunicato l'orario di ricevimento, il giovane collega che ci ha interpellati per un'informazione, il barista a cui si è finito di esporre le proprie pretese in fatto di bevande in tazza o in vetro, calde o fredde, schiumose o lisce. Più raro è il suo impiego da parte di persone in età più matura e in posizione sovraordinata e questo rende l'espressione ancora più curiosa, poiché è mutuata da un aggettivo altamente lusinghiero.
"Perfetto" significa "completo in ogni sua parte, integrale", ma l'uso ha reso quasi definitivo il suo passaggio da compimento a complimento: tanto è vero che oramai la sua accezione sintattica, per l'aspetto verbale "perfetto" e magari "piuccheperfetto", ci sembra strana mentre è invece del tutto allineata al significato originario. "Perfetto" è divenuto invece la qualifica migliore (pressoché perfetta) per il non plus ultra: perfetto è il gentiluomo irreprensibile, il grado di cottura più desiderabile per i maccheroni e persino quanto di ammirevole può avere un imbecille, almeno per la completezza della sua imbecillità. Dall'essere segno di compiutezza "perfetto" è così passato a esserlo di eccellenza, quanto di meglio si possa avere o almeno desiderare.
La perfezione però non è di questo mondo: questa, che un tempo era convinzione da raggiungere con l'esperienza, oggi appare a portata di comprensione (e anzi oggetto di sentimento) soprattutto delle persone più giovani, che non sembrano troppo convinte che sia possibile ambire a qualche futura perfezione, per il mondo e per sé. Quindi "quanto di meglio si può avere" è un superlativo non più assoluto ma relativo, molto relativo. Ci si accontenta della perfezione quando un professore è disponibile per il ricevimento in un orario che può convenire anche a noi. Non dobbiamo allora pensare che "perfetto" sostituisca "intesi", "d'accordo". In realtà sostituisce "ok" o il già tremendo "non c'è problema"; esprime cioè meno un compiacimento che un sollievo. A chi lo pronuncia si può ancora rispondere: "Nessuno è perfetto". Ma la formidabile battuta del film di Billy Wilder oggi, in questi nuovi contesti, non avrebbe più lo stesso senso, e allora non suonerebbe più tanto spiritosa.
Questa è Lapsus del 2 febbraio 2025, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento