Schermirsi/Schernirsi

Lo scrittore Marco Belpoliti

Lo scrittore Marco Belpoliti

 

Quanti guai può creare una semplice lettera? Colpa di cammelli e dromedari...

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Se non ci ricordiamo quante gobbe abbia un cammello e quante un dromedario finiamo per confonderli. La “m” è una lettera-cammello, la “n” è una lettera-dromedario, si confondono spesso nella scrittura a mano, corsiva e fatalmente inaccurata. Meno comprensibili sono i motivi per cui si legge e si ascolta, ormai comunemente, il verbo “schernirsi” usato nel senso di “schermirsi”.

Ci saranno anzi persone che non hanno mai appreso l’esistenza del verbo “schermirsi” e che incontrandolo lo riterrebbero frutto di errore. Le lingue cambiano anche così; anzi: cambiano soprattutto così. La differenza grafica è quella di una gobba ma la differenza di significato è profonda: il primo verbo rimanda allo schermo, quindi a un riparo; il secondo, allo scherno, quindi a un’offesa.

Sono azioni contrarie. Era proprio questo l’esempio che facevo per la sostituzione “m/n” in un mio dizionario di “cambi oppositivi”, quelle parole differenti solo di una lettera e che hanno senso opposto (come “volente” e “nolente” o “lento” e “lesto” o “parco” e “porco)”.

Quindi chi si schermisce si protegge, chi si schernisce deride sé stesso. Succede però spesso che chi si “schermisce” lo fa per mostrarsi timido e umile di fronte a ossequi che gli vengono tributati. “Troppo onore!”. Hai fatto una buona pastasciutta, i commensali sono entusiasti, ti dicono che è la migliore pastasciutta della loro vita; tu ti schermisci e dici: “macché, l’ho improvvisata, non è nulla di speciale, sono soltanto uno che spignatta alla buona...”.

In scala maggiorata è quanto è successo a Marco Belpoliti, lo scrittore e critico un cui articolo sull’attesa nell’epoca di WhatsApp è comparso tra le tracce della prova scritta della maturità. Intervistato da Radio Capital la mattina stessa, Belpoliti ha confidato di non ricordarsi con precisione quel pezzo, del 2018. L’intervistatore ha domandato scherzosamente cosa ne avessero detto i parenti stretti e Belpoliti ha risposto con levità: “I parenti stretti fanno i medici, lavorano in banca, non si preoccupano di queste cazzate”.

Il nostro sito ha ripreso il file audio di questa telefonata introducendolo così: “Marco Belpoliti risponde al telefono schernendosi”. È il solito errore. Ma in un caso come questo mi chiedo se non diventi un poco vero che chi si schermisce lo faccia anche schernendosi. Belpoliti ha detto con ironia di aver avuto il suo warholiano “quarto d’ora di celebrità” non per aver scritto un capolavoro ma appunto per un “articoletto” frutto di mestiere e improvvisazione (cosa peraltro non vera: era un testo denso e meditato).

Si è così schermito o schernito? I due opposti si toccano? Un cultore di paradossi potrebbe provare a testare gli altri cambi oppositivi e chiedersi se chi è volente è in realtà nolente, chi è lesto è in realtà lento, chi è parco è in realtà porco e appunto chi si schermisce in realtà si schernisce. Fermo restando però che chi si loda si imbroda.


Questa è Lapsus del 25 giugno, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento

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