La-parola-con-la-G

La-parola-con-la-G

Quando una lettera si rivela offensiva. A sua insaputa

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Dopo aver letto il lapsus di domenica 7 luglio una gentile lettrice mi ha sfidato: se "la-parola-con-la-N" è quella che da decenni è offensivo impiegare per designare le persone che hanno pelle più scura degli altri, quale sarà "la-parola-con-la-G" ? La stessa lettrice aveva appena assistito a un incontro pubblico in cui si stigmatizzava "la-parola-con-la-G" ma lei non riusciva a risalire a quale parola proibita si riferisse (o evitasse di riferirsi) chi parlava. Il problema delle parole proibite è che per far sapere che sono proibite occorre menzionarle e la menzione non ne è meno prescritta dell'uso.

C'è un secondo problema, poi, per niente secondario: cosa significa "parola proibita"? Cosa implica? Sanzioni, cancellazione dai vocabolari, correzioni di libri e titoli di libri? La lettrice intanto cercava di sciogliere l'enigma e cercava di farsi venire in mente le parole spregiative che cominciano con la G. "Gentaglia" ? Non proprio da tabù. "Gazzettiere" per "giornalista di poco pregio"? Lo stesso "Giornalista", tout court? Nessuno è tanto solidale con la disgraziata categoria da voler stilare un simile interdetto. Nei romanzi del Sette-Ottocento "Gesuita" poteva essere usato come insulto e in ambito religioso è certamente spregiativo l'aggettivo denominale derivato dal nome di "Giuda", ma anche qui non si sa di campagne confessionalmente corrette per l'abolizione degli spregiativi. "Giullare" o "guitto" per qualcuno di ridicolo? Improbabile. "Gorilla" riferito alle guardie del corpo potrebbe venire interdetto per non offendere il personale vigilante armato, da destra, e per non offendere le intelligenti scimmie ominidi dalla sinistra anti-"specista". Ma certo sarebbe capzioso. Qualcosa di ginecologico? No, acqua. "Giallo" per gli orientali? Fuochino.

La lettrice ha dovuto chiedere e così è venuta a sapere che la G de "la-parola-con-la-G" non è una lettera iniziale. È la G che - quando si interpone fra le due sillabe di "nero" e integra la seconda - forma il vocabolo che a differenza di quello senza G è offensivo. In enigmistica si chiama "zeppa".

La definizione perifrastica "la-parola-con-la-G" ha infatti una sua arguzia enigmistica ma dal punto di vista linguistico appare discutibile. I suoi propositori adorano dividere le espressioni tra le giuste e le sbagliate, sono gli autoconvocati del purismo, i Cobas della Crusca. Sbagliato per loro è dire "la-parola-con-la-N" e lo è proprio perché esiste "Nero", con la N, e non ha nulla di censurabile. Censurabile diventa "con-la-G". Cosa obiettare? "La-parola-con-la-N" non è "una-parola-con-la-N", una qualsiasi; è proprio quella: "la-parola-con-la-N" per antonomasia. È come in Harry Potter dove l'incarnazione del Male è nel mago oscuro Lord Voldemort che però nessuno chiama così bensì "Tu-sai-chi". Epiteti perifrastici di questo tipo dicono: "Abbiano i nostri motivi per non impiegare il nome diretto ma sappiamo a chi ci stiamo riferendo".

Focalizzandosi invece sulla G intermedia non sappiamo più a cosa ci riferiamo (la perifrasi è più oscura di Voldemort) e inoltre si dimostra di essere caduti in un equivoco pericoloso: l'equivoco per cui il problema stia nel significante, in questo caso nella differenza (o "differanza", se ci sono derridiani in ascolto), fra "la-parola-con-la-N-senza-G" e "la-parola-con-la-N-con-la-G". Si pensa cioè che in questo caso la G porti con sé una dote maligna, una dose di veleno capace di rendere tossica la parola. Invece la questione non è mai nel significante o nel significato bensì è sempre nella relazione fra i due (anche perché come ha fatto notare il linguista Nunzio La Fauci nessuno ha mai visto un significato in assenza di un significante). Malgrado le petizioni di principio che a volte vengono opposte (e non sempre da lettori ingenui e inattrezzati) va ribadito quanto detto una settimana fa: "la-parola-con-la-N" non è sempre stata offensiva e i vocabolari sono lì a testimoniarlo.

Perché allora io non la sto scrivendo? Perché può creare imbarazzo persino quando compare nel nome dei "Negramaro" e in quello del "Montenegro"? Perché oggi le cose sono cambiate e ora pronunciarla con disinvoltura è considerato quantomeno provocatorio, persino se lo si fa tra virgolette e per parlare della parola stessa. In un romanzo di Achille Campanile, in stazione qualcuno chiama "Facchino" e il portabagagli risponde "Facchino sarà lei!", questo perché all'epoca i nomi legati a lavori materiali erano considerati offensivi. Quando poi il viaggiatore chiarisce che ha bisogno di aiuto con le valigie allora il ferroviere si mette di buon grado al suo servizio.

Per quanto nonsense lo sketch immaginato da Campanile era più assennato degli attuali dibattiti in materia. La denotazione è la relazione più stabile e comune tra significante e significato. In questo caso, anzi nei due casi delle due parole di cui parliamo, la denotazione porta sul colore nero. La connotazione per cui il nero è il colore dell'umore cattivo e delle giornate sfortunate è quella che Leopardi chiamava "un'idea accessoria". Nero-colore è il significato primario, nucleare; nero-umore e negatività è un significato più instabile. Le connotazioni sono più mutevoli e con più immediatezza sensibili ai cambiamenti sociali mentre le denotazioni si depositano nel sistema e cambiano con lentezza. Neppure loro però sono obbligate e date una volta per tutte: per le parole e per la lingua non esiste qualcosa come l'"essenziale" o l'"essenza".

Nata neutra, "la-parola-con-la-N" è stata poi usata a lungo e prevalentemente come insulto e in un mondo a razzismo crescente questa connotazione offensiva ha finito per invadere il suo nucleo di significato, rendendola inservibile nei suoi sensi neutri. Se la realtà storica non basta, facciamo pure un esempio fittizio. Cosa credete che sarebbe successo se in uso frequente ci fossero stati modi di dire come: "neraccio", "nero di M.", "sporco nero" ? Probabilmente questa rubrica avrebbe parlato della "la-parola-senza-la-G" e ora si discuterebbe di cambiare mezzo nome sia agli juventini sia a Nero Wolfe.


Questa è Lapsus del 28 luglio 2024, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento

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