Sostenibile

Sostenibile

Certe parole sembrano incastrarsi con precisione nelle nostre frasi ma sono spesso l'edulcorazione di qualcosa di meno soddisfacente o consolante

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La lingua è flessibile, non inflessibile. La lingua è mutevole, non immutevole. La lingua è persino tollerante, e non intollerante. Nella lingua avvengono così cambiamenti che sembrano sospinti da forze immateriali e potenti, cambiamenti che possono disorientarci, sconcertarci e persino scandalizzarci.

Prendiamo l'esempio dell'aggettivo "sostenibile". Pentasillabo sdrucciolo, di facile lettura: "sosten/ibile". "-ibile" sta per: "che si può". Che si può sostenere, che si può reggere, il cui peso può essere sopportato. Prima estensione: dal lavoro fisico richiesto per reggere qualcosa di pesante contro la legge di gravità che lo attira a terra si passa a qualcosa di più astratto. Per comprare un'automobile nuova, un appartamento, un motoscafo si va incontro a una spesa che va "sostenuta" come fosse un grave.

Da notare che anche "spendere" e quindi "spesa" hanno radice nella medesima analogia: il latino "pendere" significa "pesare" e all'analogia fra pagamento e peso continuiamo a rifarci quando parliamo di "bilancio", "bilancia dei pagamenti", "oneri fiscali", "pendenze" ("pagare" è invece in relazione a "pacare", pacificare, da cui l'idea rilassante di "quietanza", a cui è arbitrario ma simpatico associare anche quella di "copertura", come se mettessimo a nanna i nostri debiti, sotto calde coltri protettive).

Si "sostengono" anche le opinioni, per poterle "portare avanti", come vessilli o come esseri viventi da nutrire, aiutare, proteggere. Ipotesi, teorie, idee e ideologie devono poter "stare in piedi": ma se sono "deboli" o "pencolanti" sostenerle non si può, cioè risultano "insostenibili". Di analogia in analogia il nostro "sostenibile" ha visto estendere i suoi usi, ogni volta uguale a sé stesso, ogni volta con qualcosa di mutato. In un suo significato speciale, quello di "procurare il necessario per vivere" a "sostenere" si affianca (quasi per un sostegno) il verbo "sostentare" ed è questo il significato da cui procede l'idea per cui l'ambiente naturale è minacciato dalle attività umane e quindi gli esseri umani devono badare a ridurre al massimo tale minaccia.

A questo punto è cambiato qualcosa di decisivo: nel caso del peso, della spesa, delle opinioni si tratta di oggetto di sostegno e il soggetto che sostiene è l'essere umano. Ma nel caso dell'ambiente le acque si confondono e sembra che sia l'ambiente che sostenga noi, dandoci sostentamento (i frutti della terra, i doni della natura, secondo retoriche davvero arcaiche). Peccato che fuor di fiaba la natura non è affatto madre e siamo invece noi che sostentiamo, sosteniamo e sorreggiamo noi stessi, attraverso la natura e sfruttandola (proprio nel senso della sottrazione dei suoi frutti). Nulla di male, almeno sino al giorno in cui la nostra azione diverrà irrevocabilmente insostenibile per l'ambiente. A crollare quel giorno non sarà l'ambiente stesso, ma la nostra possibilità di viverci. Quindi chiamiamola pure come ci pare, e anche sostenibilità ambientale è un nome come un altro: basta che sia chiaro che si sta parlando delle politiche (economiche, sociali, ecologiche, demografiche) volte ad assicurare che l'ambiente consenta anche in futuro la vita umana sul pianeta. In sé l'ambiente continuerà a esistere anche se non sarà più, come la sua etimologia antropocentrica detta, ciò che "sta attorno" agli esseri umani.

Se un'opinione si fa insostenibile, cade l'opinione. Se una spesa si rivela insostenibile, non si farà. Ma nel caso dell'ambiente, se l'azione umana è insostenibile a decadere è l'essere umano, non l'ambiente. A non essere sostenibile non è l'ambiente: è la vita umana. Queste parole che usiamo perché sembrano incastrarsi con precisione nelle nostre frasi sono spesso l'edulcorazione di qualcosa di meno soddisfacente o consolante. Già più di vent'anni fa - come passa il tempo quando ci si diverte - si faceva notare che prendendo la S iniziale di "Sostenibile" facendola scorrere sino a incastrarla dopo la N si finisce per leggere "ostenSibile". Ma ci preoccupano più i nostri modi per sostentarci o quelli per ostentarci?

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