Le foto che corredano gli articoli che escono sul caso Coviello compongono un pantheon che parla di noi. L'italiano maschio medio drizza le antenne per il potere, il pallone e le femmine ed ecco che troviamo Giorgia Meloni (con sorella e Giambruno), Mario Draghi, Matteo Renzi; Francesco Totti; Luisa Ranieri. Attorno a questo nucleo centrale di eminenti si dispongono i selezionati per prossimità territoriale, compaesani e corregionali.
Coviello è bitontino e quindi oltre a sue conoscenze personali e anche parenti si è interessato ad Albano Carrini, al supercampione dell'Eredità (gestione Insinna) Massimo Cannoletta (che è salentino), al vescovo di Bari e a politici pugliesi, come Antonio Decaro, Francesco Boccia e la meno nota Margherita Mastromauro (Pd). Attorno a queste due cerchie la vasta periferia della notorietà italiana, da Andrea Agnelli e Biagio Antoniacci a Gianluca Vacchi e Zucchero passando per Claudio Baglioni, Flavia Franzoni, Cristina Parodi, Denis Verdini.
Vincenzo Coviello è il funzionario di Banca Intesa che ha ammesso di aver approfittato delle sue prerogative per prendere visione dei conti correnti intestati a più di 3.500 persone, molte delle quali protagoniste delle cronache. Ha dichiarato di averlo fatto in passato, spinto da una forma compulsiva di curiosità che da qualche tempo riesce a tenere sotto controllo grazie a trattamenti psicologici e farmacologici. I magistrati devono stabilire che uso abbia fatto dei dati privatissimi di cui è venuto a conoscenza e in particolare se li abbia comunicati a qualcuno. Con le sue dichiarazioni cerca comprensibilmente di circoscrivere i danni: la sua attività professionale era molto apprezzata dai suoi superiori e se ne distraeva soltanto per pochi minuti, dedicati a quella sua attività segreta. Come denominarla?
Alcune possibilità: ricerca, intrusione, spionaggio, cazzeggio, indagine, curiosaggine, intrusione, invadenza, ficcanasare, inchiesta, voyeurismo, dossieraggio, morbosità. Si vede come a ogni nome diverso corrisponde una descrizione diversa, un diverso scenario (cornice, sceneggiatura, frame) che si distingue dagli altri per l'intenzione (consapevole o compulsiva, focalizzata o svagata) e l'esito (database o fondo perduto). Il passante che dalla strada guarda proprio il nostro terrazzino lo sta puntando per caso mentre pensa ai propri affari? Ammira i gerani? Sta cercando una via d'accesso per venire a svaligiarci l'appartamento?
Noi vogliamo vedere chiaro su di lui esattamente quanto lui vuole (forse) vedere chiaro su di noi. È proprio qui che si può ammirare la trovata lessicale di Coviello. "Inquiry" è sì una richiesta di informazioni ma anche un'indagine formale da parte di un'autorità: la parola potrebbe insomma essere stata scelta male, poiché mette l'enfasi su un'intenzione consapevole e volta a un fine preciso. Se decidessimo di affrontare il passante per chiedergli conto della sua attenzione insistente quello per tranquillizzarci ci risponderà "davo soltanto un'occhiatina", e non: "stavo soltanto facendo una piccola indagine". Dicendo così però Coviello ci chiama in causa direttamente. Certo, denunciando il proprio "disturbo di adattamento misto" ammette di essere andato oltre un limite.
Ma l'"inquiry" è uno sconfinamento, insinua lui, di quel desiderio di vederci chiaro, di sapere, di appurare la presenza di scheletri nell'armadio che nella nostra epoca pare configurare come un diritto. La domanda, quindi, non è : "chi non vorrebbe conoscere quanti soldi tiene sul conto Piero Pelù"? La domanda è: "chi, potendo sapere, sceglie di non sapere?". Non vale rispondere che oggi nessuno tiene in grande conto il sapere. Crollano gli indici di lettura della carta stampata, gli studenti liceali e universitari sembrano in gran parte demotivati, esperti e sapienti hanno perso autorevolezza e status sociale. La conoscenza pare del tutto indesiderabile, sostituita dalle pulsioni effimere dell'informazione.
Questo è vero ma non è vero che non esista più una domanda odierna di sapere. Esiste, ma esclude ciò che si può acquisire per le vie ufficiali. L'insegnamento scolastico e universitario, il contenuto delle biblioteche, la cultura dell'erudito sono svalutati proprio perché alla portata di tutti. Quello che l'epoca richiede è la verità non rivelata, la gnosi degli eletti, il sapere come accesso riservato alla sapienza. Ritorna quindi la domanda: chi potendo accedere a una fonte proibita di conoscenza non vi si abbeverebbe?
Con il brivido esotico dell'anglismo e l'ammissione di una compulsione illecita l'etichetta dell'"inquiry" rimanda a ricerche mitiche, sino alla "quest" cavalleresca del Graal. Perceval (più tardi Parsifal) è un sempliciotto che scopre però che la propria ingenuità è in sé un'arma, gli dà un vantaggio per diventare cavaliere e andare alla ricerca delle cose nascoste. Quasi non ci si crede: capitando per caso sulla voce Coviello di Wikipedia, si scopre che è una maschera napoletana di un personaggio che può essere stupido o aggressivo, furbo o ingenuo "abile nel maneggiare sia il mandolino sia la spada". Alla sezione "modi di dire" si attesta: "Per molto tempo, nel parlato, È un Coviello aveva assunto il significato di Che vuole darsi arie".
Questa è Lapsus del 20 ottobre 2024, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento