«Per fortuna si lamenta soltanto con le vocali». Il telecronista sta parlando di Lorenzo Musetti, il tennista che stava disputando con una certa sofferenza la semifinale con Carlos Alcaraz. Stava perdendo, c’era vento, c’erano circostanze avverse, certamente la sfortuna, molti errori... C’era anche che Alcaraz pareva più bravo di lui, ma se questo è sempre l’elemento di maggiore importanza per la partita non sempre è in primissimo piano nel racconto della partita.
In questo caso lo si è certo menzionato molte volte ma comunque la cronaca si focalizzava sui motivi per cui Musetti non prevaleva. Questioni di punti di vista. Probabilmente il telecronista spagnolo si sarà dilungato su come il gioco di Alcaraz costringeva Musetti all’errore. Lorenzo Musetti è nato nel 200…
«Per fortuna si lamenta soltanto con le vocali». Il telecronista sta parlando di Lorenzo Musetti, il tennista che stava disputando con una certa sofferenza la semifinale con Carlos Alcaraz. Stava perdendo, c’era vento, c’erano circostanze avverse, certamente la sfortuna, molti errori... C’era anche che Alcaraz pareva più bravo di lui, ma se questo è sempre l’elemento di maggiore importanza per la partita non sempre è in primissimo piano nel racconto della partita.
In questo caso lo si è certo menzionato molte volte ma comunque la cronaca si focalizzava sui motivi per cui Musetti non prevaleva. Questioni di punti di vista. Probabilmente il telecronista spagnolo si sarà dilungato su come il gioco di Alcaraz costringeva Musetti all’errore. Lorenzo Musetti è nato nel 2002 a Carrara. Se ne deduce con certezza che è toscano e ha 23 anni. Secondo stereotipi che la circostanza non smentisce, la combinazione di giovane età e provenienza toscana dà come risultato probabile - se non certo - un’irascibilità non sempre controllabile, almeno come forma di reazione momentanea al disappunto.
Anche in questa occasione infatti Musetti ha subìto una penalità per non avere resistito alla tentazione di sfasciare la sua racchetta dopo un punto andato a male. Questo non si dovrebbe fare. Eppure tra gli indubbi miglioramenti anche tecnici che sono stati osservati nel suo gioco si menzionano anche l’aumentato controllo delle proprie reazioni nervose e la conseguente minor incidenza di questi sfoghi.
È la cultura della sconfitta di cui parla Julio Velasco o il "Bisogna saper perdere” della vecchia canzone: non significa essere votati alla sconfitta, tutt’altro; significa non prendere alibi ma responsabilità, non crogiolarsi, mettersi in condizione di giocare meglio già il punto o il match successivi.
Si diceva però delle vocali. Fra le intemperanze a cui Musetti è solito ci sono anche le imprecazioni. Contro Alcaraz le ha però espresse con grida inarticolate. Il telecronista ricordava che sino all’anno scorso aggiungeva anche delle consonanti, cosa che costituiva un problema. Lo stereotipo toscano include anche la propensione blasfema e Musetti sino all’anno scorso lo confermava appieno.
Dopo la visita del suo collega Jannik Sinner a Papa Leone XIV, che ora sappiamo appassionato di tennis, Musetti ha espresso la speranza di avere anche lui l’occasione di conoscerlo. Gli è stato fatto garbatamente presente che con i precedenti che ha accumulato sul campo, ampiamente testimoniati dai microfoni, in Vaticano non dovrebbe avere molti fan. La stessa visita di Sinner era stata preceduta da un curioso scambio in cui a chi gli proponeva di fare una partita con Alcaraz papa Prevost ha risposto «basta che non mi portate Sinner», probabilmente per un bon mot sul significato in inglese del cognome Sinner, “peccatore”.
Per giocare meglio, per evitare penalità ma anche per non essere più considerato un sinner (in minuscolo) e guadagnarsi un ingresso in Vaticano, se non in Paradiso, Musetti sembra aver dunque rinunciato a lamentarsi con imprecazioni che includono consonanti, limitandosi a grida autoflagellatorie rigorosamente vocaliche.
Non nominare il nome di Dio invano, dice il comandamento: né in bene né in male. Il nome del Dio della Torah è una sequenza di quattro consonanti, detta il Tetragramma, ed è impronunciabile. L’alfabeto ebraico è privo di vocali e quindi non si sa più quali aggiungere (Jahveh e Geova sono soltanto due ipotesi): del resto perché farlo se pronunciare quel nome è interdetto? Solo consonanti per non violare la devozione; solo vocali per evitare la tentazione blasfema. Molto bene. Ora che Musetti è migliorato sul secondo comandamento, gli converrà lavorare anche sulla prima palla di servizio.
Questa è Lapsus del 18 maggio 2025, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento