Per ultima è arrivata la Bomba. Quella che non si sa se abbia “obliterato”, devastato o soltanto danneggiato il programma iraniano di arricchimento dell’uranio; quella capace di spaccare le montagne; quella che c’è un solo tipo di aereo che possa trasportarla: quella bomba non è una semplice bomba ma una bomba extra, bomba con supplemento, più che bomba, non solo bomba. In una parola: una superbomba.
Anche in ambito bellico si conferma così una tendenza all’ottenimento dell’enfasi attraverso prefissazione. Dal mega-, già fantozziano, ai più tradizionali stra- e super-: essendo, come noto già a Enzo Jannacci, che l’importante è esagerare. Il ristorante che si consiglia è superbuono, non buono; all’idea delle vacanze non sono contento, sono supercontento, ovvero strafelice.
Per ultima è arrivata la Bomba. Quella che non si sa se abbia “obliterato”, devastato o soltanto danneggiato il programma iraniano di arricchimento dell’uranio; quella capace di spaccare le montagne; quella che c’è un solo tipo di aereo che possa trasportarla: quella bomba non è una semplice bomba ma una bomba extra, bomba con supplemento, più che bomba, non solo bomba. In una parola: una superbomba.
Anche in ambito bellico si conferma così una tendenza all’ottenimento dell’enfasi attraverso prefissazione. Dal mega-, già fantozziano, ai più tradizionali stra- e super-: essendo, come noto già a Enzo Jannacci, che l’importante è esagerare. Il ristorante che si consiglia è superbuono, non buono; all’idea delle vacanze non sono contento, sono supercontento, ovvero strafelice.
Questo super sta poi per “sopra” ma ci sono molti modi di stare sopra: un modo semplicemente sopraelevato (dall’attico al superattico), un modo che implica un’oltranza (dall’alcolico al superalcolico), una sopraelevazione che implica anche una sopra-ordinazione (dalla procura alla superprocura), con tutti i possibili equivoci che per esempio minano la filologia nietzscheana a proposito del Superuomo: una specie di superprefetto dell’antropologia, un Superman della morale dotato di superpoteri o qualcuno che è andato oltre a un limite? La filosofia produce di queste mitologie spicciole che poi, a proposito di superpoteri, ritroviamo in formato di saga sugli schermi (a loro volta mega- e maxi-), con supereroi che dalle nostre adolescenze fumettare ci si ripresentano in età matura in veste di fenomeni del pop planetario. Su per li rami, insomma.
Ci sono poi anche gli usi burocratici, e in un medio telegiornale non è improbabile passare da politica a economia e infine a sport infilzando superbonus, superbollo e superbowl. E poi coppe e supercoppe, superbike e supercar e nei decanter trionfi di Supertuscan. Declina invece il Super-io. Ci sono persino finti super, a partire da superlativo (che non è un “lativo” molto grosso), e poi Superga, superfluo e superbo, dove magari la radice è quella ma la funzione non è di prefisso. E poi c’è un caso quasi indecifrabile, che da cinquant’anni esatti ci interpella con la sua evocazione beffarda ma pur sempre arcana: la supercazzola.