Fofi
di Stefano BartezzaghiFOFI. Un cognome come un soprannome, salvo che a chiamarlo Fofi erano soltanto quelli che non lo conoscevano o apprezzavano. Per tutti gli altri, minoranza maggioritaria nel settore da lui bordeggiato della cultura, era Goffredo. Nome che vale anche come soprannome. Te ne parlavano chiamandolo così, anche se sapevano che tu non lo conoscevi: è venuto Goffredo, Goffredo mi ha detto, a Goffredo non piacerebbe, devo sentire cosa ne pensa Goffredo, hai letto Goffredo? Confonderlo non era possibile, lo sapevano. Non soltanto Parise è morto da quarant'anni e Petrassi da venti: quale altro Goffredo poteva essere menzionato con quel tipo di inconfondibile maiuscolatura vocale?
"Il prototipo dell'eroe cristiano", dice l'enciclopedia: ma parla di Goffredo di Buglione, e in quanto protagonista delle Gerusalemme del Tasso. Ma qualcosa di veramente e francamente eroico, e santo, esce dalla quantità di scritture che la morte di Goffredo Fofi (1937 - 2025) ha suscitato. Anzi, meglio: liberato. Sui g…
FOFI. Un cognome come un soprannome, salvo che a chiamarlo Fofi erano soltanto quelli che non lo conoscevano o apprezzavano. Per tutti gli altri, minoranza maggioritaria nel settore da lui bordeggiato della cultura, era Goffredo. Nome che vale anche come soprannome. Te ne parlavano chiamandolo così, anche se sapevano che tu non lo conoscevi: è venuto Goffredo, Goffredo mi ha detto, a Goffredo non piacerebbe, devo sentire cosa ne pensa Goffredo, hai letto Goffredo? Confonderlo non era possibile, lo sapevano. Non soltanto Parise è morto da quarant'anni e Petrassi da venti: quale altro Goffredo poteva essere menzionato con quel tipo di inconfondibile maiuscolatura vocale?
"Il prototipo dell'eroe cristiano", dice l'enciclopedia: ma parla di Goffredo di Buglione, e in quanto protagonista delle Gerusalemme del Tasso. Ma qualcosa di veramente e francamente eroico, e santo, esce dalla quantità di scritture che la morte di Goffredo Fofi (1937 - 2025) ha suscitato. Anzi, meglio: liberato. Sui giornali, nelle riviste, nei social, nei web magazine, in pochissime ore, o minuti. Una legione di scriventi era evidentemente pronta a parlare in memoria di Fofi, a condividere ricordi, aneddoti, opinioni. Questa immensa nube di scrittura ora è stata rilasciata. Non è difficile capire perché sia successo.
Fofi, Goffredo per gli amici, oltre a una persona fisica era una forma di energia eternamente rinnovabile, mobilissima, probabilmente soggetta a un inaudito principio di indeterminazione. Lo pensavi a Milano ed era a Napoli; lo ricordavi per Feltrinelli e contro Fellini e lo trovavi per Fellini e contro Feltrinelli; lo cercavi su Unità e Manifesto e lo leggevi su Panorama e Sole 24 Ore. Come un'ape proverbialmente operosa, suggeva e fecondava, di aiola in aiola, di provincia in provincia. Così ha conosciuto e messo in contatto registi e maestri di scuola, contadini lucani e dame penitenti di corso Magenta, enfant prodige, gâté, terrible. Tutti abbracciati, tutti ripudiati. Si capisce che di lui tutti loro, e non solo loro, adesso hanno almeno un ricordo, una fotografia, un pensiero. Ma non è come per tutti i morti. No, non lo è. C'è qualcosa di più che la grandezza, l'ammirazione, l'affetto che si prova quando la foto di una persona popolare compare sulle home-page e sotto la foto ci sono all'improvviso due date separate da un trattino. C'è una funzione pubblica che Fofi – che grande e ammirevole lo è stato senz'altro – ha svolto per molti, per quella minoranza maggioritaria. Una funzione unica, in cui rimarrà insostituito.
Un'altra osservazione da fare soppesando la rassegna necrologica accumulatasi in meno di ventiquattro ore è che tale legione di scriventi è unanime. Per quanto personali e singolari questi ricordi e aneddoti si assomigliano tutti. Il ventaglio degli scriventi è aperto su diverse generazioni – da gente nata negli anni Quaranta e gente degli Ottanta, forse anche oltre –: e tutti e ognuno hanno l'esigenza di dire quanto fosse un burbero rompicoglioni, quanto mai a nessuno abbia negato prima o poi una o un centinaio di reprimende e scenate, quanto si servisse anche del bastone non metaforico, il bastone letterale, per sottolineare le sue improvvise avversioni, l'inversione fulminea del favore.
È storia vecchia: questo Paese premia sempre in coro chi è fuori dal coro, penso a Pasolini, penso a Gaber. Anche Fofi: più predicava contro la borghesia più i borghesi lo hanno eletto a guida. Anche altoborghesi; anche piccolissimi borghesi, o proletari in affluenza borghese. In perfetta contraddizione, anche perché poi basta rinominare la borghesia "ceto medio" e finiscono tutti gli imbarazzi. Quale firma di elogio funebre non appartiene a una borghesia intellettuale, quale forma di adesione toto corde al magistero fofiano non è allora posa – in gergo aggiornato "postura"?
E allora viene da pensare a quanto sia (o sia stata) larga la fascia sociale, d'età, di mentalità che ha approfittato della funzione-Fofi, o funzione-Goffredo che dir si voglia. Avere qualcuno che ti dice cosa leggere e poi quando smettere di leggerlo, cosa mettere in un romanzo o in un film e cosa togliere per essere segnalato tra le novità interessanti della stazione. Ma soprattutto cosa non leggere, cosa non fare, dove non abitare cosa non pensare per... Già, per cosa? Per essere di sinistra? Per essere giusti? Per rientrare nel novero di chi davvero sta migliorando la società? Nessuno saprebbe rispondere, ma guardare a Fofi, ascoltarlo, annotarsi indicazioni e accettare reprimende sembrava già una risposta.
Esauriti movimenti collettivi che forse non ha mai davvero visto di buon occhio, Fofi ha visto amplificarsi il suo carisma individuale, inteso come adesione quasi fideista e comunque spontanea, nei confronti di chi intanto si chiedeva come fare per continuare a considerarsi una brava persona. I catechismi erano finiti, le ideologie pure? Egli stesso fu considerato ideologico, ma dell'ideologo avrà avuto magari qualche comportamento certo non l'ideologia, il sistema di pensiero a cui rifarsi. Come un rabdomante sentiva scorrere flussi sotterranei, l'agitarsi delle correnti che alimentano le diverse mentalità presenti sulla scena: l'ingiustizia, l'ipocrisia, l'ignoranza colta e quella popolare, lo spreco e la necessità.
Della funzione-Fofi ha sicuramente fatto parte la rivelazione puntuale dei sottofondi della cattiva coscienza della cultura italiana. Ora anche chi lo chiamava Goffredo è come tutti gli altri. Dovrà cercarli da sé. Se vorrà, se saprà.