"Quando il 16 gennaio di quest'anno Matteo Messina Denaro entra in carcere, è la prima volta. Evento raro per un mafioso. Eppure nessuno lo ha mai fermato. E lui si presenta allo Stato con la camicia e i pantaloni firmati, gli occhiali Cartier, un orologio da ventimila euro al polso, affermando di essere un agricoltore", dice Lirio Abbate, il giornalista di Repubblica da anni impegnato contro la mafia, in uno dei passaggi chiavi della sua lezione-spettacolo "U' siccu. L'ultimo dei corleonesi. La storia di Matteo Messina Denaro" all'Arena del Sole per Repubblica delle idee. Un racconto che parte dall'infanzia del boss, nato il 26 aprile del 1962, cresciuto sulle ginocchia di Toto Riina, figlio del capoclan Francesco Messina Denaro, detto Ciccio. E U' siccu impara presto la lezione.
"Negli anni Settanta pascolava già nella criminalità, a 14 anni inizia a sparare, a 18 anni uccide, a 30 anni piazza le bombe a Roma, Milano, Firenze. Il suo nome ritorna nelle indagini per l'omicidio di Salvo Lima, per la strage di Capaci e di via d'Amelio, per il rapimento e l'uccisione brutale del piccolo Giuseppe Di Matteo. Un pentito disse che con tutti le morti disseminate da Messina Denaro si sarebbe potuto fare un cimitero". È del 1993 la scelta della latitanza, quando diventa un affarista del crimine, che stringe rapporti con politici e massoni. "A U' siccu ci volevano bene tutti" osserva sarcasticamente il giornalista. Ma se questa è storia, Abbate si sofferma su quanto è accaduto dopo l'arresto del boss.
"Messina Denaro ha un atteggiamento molto ambiguo, da un lato si è presentato ai giudici affermando di non essere mai stato affiliato alla mafia, dall'altro fa sapere alle sorelle che non si pentirà mai". Tutto questo in un clima politico altrettanto ambiguo. "Lo scorso 23 maggio, nella ricorrenza di Capaci, la polizia a Palermo ha caricato, per la prima volta, un corteo di studenti, pensionati, professori. A capo della commissione anti-mafia è stata nominata Chiara Colosimo, una persona con un curriculum certo non specchiato. La mafia siciliana in crisi si sta alleando con le altre mafie per continuare a fare business a spese della comunità. Per questo occorre una coscienza civica capace di ribellarsi a una politica opaca".