"Io ho sempre pensato che tra i principi cardine dell'Unione Europea ci fosse la tutela dei diritti fondamentali della persona, oltre che la difesa della democrazia. Ma vedo ora che alcuni Paesi europei non hanno più a cuore evidentemente né il problema dei rifugiati, che implica il rispetto della dignità umana, né quello della democrazia. Altrimenti l'Unione non sarebbe scesa a patti con un dittatore: come in queste ore, con il presidente Saied".
E' netta e severa l'analisi di Patrick Zaki, in videocollegamento dall'Egitto. La piazza di Bologna accoglie di nuovo, con applausi scroscianti, la voce del "suo" studente - che proprio all'Alma Mater dovrebbe laurearsi a luglio - per uno degli incontri finali di Repubblica delle Idee. Lo studente egiziano è rimasto in prigione per 22 mesi, tuttora non può lasciare il proprio Paese, perché in attesa di un processo, che ha appena subito il decimo rinvio. E ragiona con Repubblica della missione a Tunisi di Meloni, Von der Leyen e Rutte.
"Mi aspettavo molto di più dall'Italia e dall'Europa. Speravo molto che dentro questo accordo venisse recepito ciò che tanti di noi, e io stesso, hanno scritto e testimoniato: Saied con la sua deriva razzista, autoritaria contro le minoranze, contro chi ha la pelle un po' più scura, ha reso la Tunisia un Paese più arretrato, chiuso. Ma vedo che della tutela dei diritti non importa molto". Zaki, il tono calmo, spiega: "Ho cercato di dirlo tante volte: nessuno sceglie di lasciare la propria terra, i propri legami, se non costretto". Ecco perché lo hanno addolorato, ma non sorpreso, le foto dell'orrore di Sfax, pubblicate da Repubblica: cadaveri ammassati a terra, come oggetti marciti, nell'obitorio Bourguiba.
"Io ci vivo qui, so bene che il sogno di tantissimi giovani e delle loro famiglie è di raggiungere l'Europa, ottenere lo status di rifugiato, a ogni costo. Possibile che l'unica soluzione, per i Paesi europei, sia invece impedire alla gente di partire, un divieto a tappeto? Ho appena visto un video, in cui un quindicenne egiziano arrestato in Libia implora l'agente di lasciarlo andare. Scene strazianti. E l'unica risposta che arriva dall'Occidente è la messa al bando di qualunque partenza?".
Sulla Tunisia, resta il nodo del prestito del Fmi che dovrebbe "mobilitare" oltre 900 milioni. Saied accetterà le condizioni poste dal Fmi? "Il presidente tunisino ha bisogno di quelle ingenti risorse - riflette Zaki - ha davanti il baratro economico. Non credo avrà altra scelta. Ma attenzione, è successo altrove, come in Iran. Dirà di sì, poi andrà per la sua strada. E l'Unione fingerà sempre di non vedere?".