Don Mattia Ferrari a Repidee: "Che Italia triste e infelice quella che stringe patti torbidi per respingere i migranti"

Don Mattia Ferrari a Repidee:  "Che Italia triste e infelice quella che stringe patti torbidi per respingere i migranti"
Perplessità e condanna per l'accordo di Lussemburgo sul nuovo Patto migrazione e asilo. Impagliazzo ( Sant'Egidio): "L'Europa è naufragata sui migranti", Miraglia ( Arci): "Rimpatri impossibili nei Paesi terzi, si abdica alla convenzione di Ginevra", Fulvia Conte ( Msf): "La gente muore in mare uccisa dalle frontiere, non dall'acqua".
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"E' un Paese infelice, che ha abiurato al principio cristiano di fraternità, quello che sta stringendo un patto torbido con la Libia o altri Paesi in cui respingere donne, bambini, uomini che sono solo alla ricerca di una vita. E l'Italia, credetemi, è un Paese sempre più triste e infelice".

Don Mattia Ferrari, sacerdote e giovane cappellano della ong Mediterranea saving humans, scalda la platea di Repidee al panel dedicato all'immigrazione. Si discute di "Vite da salvare, persone da integrare" ma sul palco la fa da padrone lo sconcerto per l'accordo sul nuovo Patto asilo e immigrazione raggiunto tre giorni fa a Lussemburgo dai ministri dell'Interno della Ue e la preoccupazione per la direzione presa in Europa dal dibattito sulla gestione dei flussi migratori.

"L'Europa è naufragata sulle migrazioni, il concetto stesso di comunità su cui è stata fondata l'Unione europea non esiste più nel momento in cui invece di lavorare sulle politiche per garantire ingressi legali, l'Europa diventa una fortezza in cui può stare solo chi sta dentro e ogni Paese resta libero di decidere chi respingere dove e a quali condizioni - dice Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio".

Preoccupazioni rilanciate da Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell'Arci e alla guida del Tavolo Asilo. " Le scelte europee che mi auguro il Parlamento non avallerà sono scelte da campagna elettorale che erodono in modo preoccupante diritti che non sono mai stati messi in discussione, a cominciare dal diritto all'asilo. Nel momento in cui uno Stato può respingere in un altro Paese, definito sicuro ma di fatto pagato da noi, una persona e demandare a quest'altro Paese la valutazione della sua posizione, questo significa cancellare di fatto la convenzione di Ginevra e il sacro principio del non respingimento".  

Con le conseguenze che questo comporta dal punto di vista della salvaguardia delle vite umane. "Perchè la gente - dice Fulvia Conte, responsabile dei soccorsi di Medici senza frontiere a bordo della Geo Barents - muore in mare uccisa dalle frontiere, non dall'acqua. Sapete la cosa che mi sento dire continuamente dalle persone che salviamo: 'Rischiamo la vita di più a terra che a mare'. Ed è cosi, questa gente non viene in Europa perchè alla ricerca di una vita migliore, come fa chiunque di noi magari decide di trasferirsi all'estero, questa gente è solo alla ricerca di una vita. E l'Europa non parla neanche più di soccorso in mare, ma solo di difesa delle frontiere. Io vorrei essere disoccupata domani ma fino a quando gli Stati non garantiranno la salvezza di queste persone, noi delle Ong staremo lì a soccorrere".

Dal mare delle Asturie dove è tornata dopo aver deciso di lasciare il mondo del soccorso in mare, sopraffatta da 8 anni durissimi costellati di morte, tensione, odio riservato a chi lavora nelle ong, arriva a Repubblica delle idee il messaggio di Anabel Montes Mier, la pioniera dei volontari sulle navi umanitarie, che ha speso gli ultimi anni con gli equipaggi di Medici senza frontiere. "Noi stiamo dalla parte giusta, quella di chi dà valore alla fratellanza, alla solidarietà, al valore delle vite umane, persone non numeri da ricacciare indietro".