Il confine che separa arte e design, a volte, è così sottile da confondersi. Così come, spesso, accade che sia il passato a disegnare il futuro. È esattamente in questo doppio incontro, è in questa terra di mezzo della creatività, che Luca Fuso ha scoperto la strada che lo ha portato a diventare nel 2018 amministratore delegato di Cassina: "Amo da sempre l'arte contemporanea e del Novecento, in particolare il Futurismo. Considero la scultura Forme uniche della continuità nello spazio di Umberto Boccioni il primo vero 'oggetto' di design, la rappresentazione di un mondo e del movimento all'interno di quello stesso mondo".
E di questo mondo in movimento che cosa ritrova in Cassina?
"La volontà di guardare sempre avanti, la proiezione continua verso il futuro. Teoricamente una collezione come iMaestri, nata nel 1973 dopo che, nel 1964, l'azienda acquisì i diritti esclusivi mondiali per la produzione seriale dei primi quattro modelli disegnati da Le Corbusier, Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand, sembrerebbe guardare al passato. Ma in realtà non sta mai ferma, la evolviamo continuamente. Cerchiamo sempre nuovi oggetti mai editati prima su cui, con un procedimento filologico, sperimentare: dalla Radio in Cristallo di Franco Albini al paravento di Giacomo Balla, che abbiamo cercato in tutti i modi di portare alla luce, nonostante le difficoltà, proprio perché voleva dire far entrare un pezzo d'arte nella nostra famiglia di prodotti di design. Ma muoverci, sempre, è anche quello che facciamo con il progetto Patronage che punta a trovare nuovi designer per nutrire la loro creatività e dare loro il palcoscenico di un'azienda come Cassina. O, ancora, riprendendo collaborazioni storiche come quella con Gaetano Pesce, che si era interrotta per qualche anno".
Anche in quest'ultimo caso un modo per unire arte e design.
"Esattamente. E non solo. Per tornare alla continuità del movimento nello spazio, questi pezzi, così come i nuovi prodotti, oggi vengono rivisti in chiave moderna e più sostenibile, usando materiali riciclati o riciclabili, che a fine vita possano essere disassemblati per ridurre il più possibile l'impatto ambientale".
A proposito della Collezione I Maestri: quest’anno compie 50 anni. Come avete deciso di celebrarla?
"Con la mostra Echoes, durante la Design Week, a Palazzo Broggi a Milano curata da Patricia Urquiola con Federica Sala. Sarà un'anticipazione in chiave scenografica di una pubblicazione che uscirà nella seconda metà del 2023 in cui ripercorreremo questi ultimi 50 anni, dalla genesi alle evoluzioni successive".
Siamo arrivati al Salone: qual è il messaggio che dovrebbe partire da Milano?
"La prima speranza, di tutti, è che anche in termini di presenze internazionali, il Salone ritorni alla normalità dopo la pandemia. La seconda speranza, personale, è che si possa rivedere finalmente quella voglia di creare e di proporre novità che è un po' mancata negli ultimi anni. Certo, non per Cassina…".
Che cosa vuol dire?
"In questo periodo abbiamo lanciato un numero di prodotti più elevato rispetto alle stagioni pre-Covid. Una ipercreativà che ci ha portato, mantenendo intatto lo spirito fondante che chiamiamo 'The Cassina Perspective', a esplorare nuovi mondi. E così siamo entrati nel settore dell'outdoor, oggi sempre più strategico e, a seguire, nell'area dell’ospitalità – adattando a uffici e spazi commerciali prodotti nati per la casa. Con Cassina Details, invece, abbiamo completato la nostra collezione con una serie di accessori, da vasi a servizi da tavola. L'obiettivo è sempre lo stesso: creare ambienti accoglienti, caldi, personali. Chi acquista da noi deve uscire con un pezzo della propria casa e non di uno showroom. È una traiettoria iniziata nel 1927 e che da allora vuole creare qualcosa di unico grazie alla combinazione di oggetti belli, pensati da menti diverse in momenti diversi: 100 anni fa come 50 anni fa e oggi".
E qual è l'ulteriore tappa di questo viaggio?
"Quella che presentiamo durante la Design Week, che per noi in realtà dura molto più di una settimana. Come avviene da un po', tutto ruota attorno allo showroom di via Durini, un altro pezzo fondamentale della storia di Cassina, uno spazio di 1.200 metri quadrati inaugurato nel 1968 su un progetto di Mario Bellini e rinnovato nel 2018 da Patricia Urquiola. È qui che proseguiamo il viaggio. Continuiamo a esplorare nuovi settori, entrando nel mondo del Lighting con una collezione di luci disegnate dai nostri autori: da Tobia Scarpa a Philippe Starck fino alla designer olandese che ha inaugurato il progetto Patronage, Linde Freya Tangelder. Abbiamo anche un'opera d'arte – un'edizione limitata di nove pezzi unici – che definirei sensoriale di Gaetano Pesce, un nuovo divano estremamente innovativo e madie multifunzionali di Urquiola, la prosecuzione del progetto Esosoft di Antonio Citterio, che quest'anno entra anche nella zona notte, e un ulteriore sviluppo del sistema Ghost Wall che si arricchisce ancora di altre funzionalità. E poi tanti pezzi per la Collezione Details, con un'incursione nella cucina grazie alla collaborazione con lo chef Davide Oldani. E, sempre sulla strada della contaminazione, persino una puntata nell'universo dell'automotive. Sono prodotti che sembrano lontani, ma in realtà non lo sono. Fa tutto parte del nostro eclettismo".
E dal punto di vista geografico, invece, qual è la strategia per il prossimo futuro dell'azienda?
"Puntiamo molto allo sviluppo dei mercati asiatici, dalla Corea alla Cina, con nuove aperture di negozi monomarca. Anche il Medio Oriente, dove abbiamo appena inaugurato il nostro primo store a Dubai, sta diventando sempre più importante. E poi, ovviamente, c'è il Nord America, con un'ulteriore estensione della nostra rete di punti vendita. Da Los Angeles, dove nascerà il più grande negozio di Cassina nel mondo, 1.300 metri quadrati, a Seattle. E in previsione, solo nel 2023, ci sono altre accensioni di insegne, da Toronto a San Paolo in Brasile".