Monica Mazzei: "Mare, orsi polari e cuscini intelligenti. Così i divani d'autore di Edra raccontano una storia"

Monica Mazzei, foto di Simon171
Monica Mazzei, foto di Simon171 
La vicepresidente dell'azienda di Perignano parla di come nascono i loro prodotti. E della rotta futura: "Fare ricerca, trovare sempre una qualità, una funzionalità, una bellezza, una materia nuova"
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Dice Monica Mazzei che i divani di Edra non nascono quasi mai da un "progetto o da un disegno". Ma da una storia, un'"esperienza di vita" che poi diventa un prodotto. Tutto parte sempre "da un’idea dei nostri autori" (vietato chiamarli designer). C'era una volta – e c'è ancora – il Pack: un frammento di banchina ghiacciata e un orso polare da abbracciare per lanciare anche un Sos climatico. C'è l'On the Rocks, "il divano che ho da sempre in casa", che ha preso forma "da un altro sogno di Francesco Binfaré: portare le rocce e gli scogli del mare nelle nostre case". E c'è un capitolo che lei, alla guida dell'azienda di Perignano insieme al fratello Valerio Mazzei (presidente), scrive. Un altro racconto intessuto con la stessa materia che (ri)conosce accarezzandola con gli occhi chiusi: "Ho bisogno di capire quello che mi arriva da ogni materiale attraverso il tatto, il senso più forte".

Il divano Pack di Francesco Binfaré. Foto di Stefano Pasqualetti
Il divano Pack di Francesco Binfaré. Foto di Stefano Pasqualetti 

Anche la sua storia, in fondo, è iniziata così. Non dalla folgorazione per un oggetto, ma da una sensazione.

"Avevamo casa, laboratorio ed esposizione nello stesso edificio. In famiglia si lavorava il legno, mio padre iniziò nel 1949. Questo materiale è rigido: non lo sentivo. Nei primi anni Ottanta è nata Edra con la possibilità di ricercare e inventare i tessuti che sono diventati nel tempo abiti necessari da far indossare a corpi sempre diversi. Edra nasce con l'idea di tracciare un percorso differente, all'inizio con i Nuovissimi disegnati dagli studenti e non da architetti affermati. La stessa Zaha Hadid, quando ci siamo incontrati nel 1988, dopo aver visto la sua casa fotografata su Casa Vogue, non era ancora conosciuta. Ma quel divano (Woush) era straordinario come linee e forme. Per gli stampi delle sue creazioni investimmo il fatturato di un anno…Il tessuto veniva finito aerografandolo a mano per dare quella sfumatura che lei cercava su una texture a chicco di riso".
Adesso la prossima storia che racconterete al Salone. Quanto è importante esserci?

"È ancora importante, l’Italia e Milano non possono permettersi di perdere questo ruolo. Da sempre noi presentiamo i nostri prodotti solo al Salone. Da bambina, per me era l'appuntamento di settembre (questa la data fino agli anni 90 ndr), le vacanze estive erano senza il babbo che doveva preparare i prodotti e lo stand. Alla fine, dopo questa attesa tutta la famiglia partiva per Milano. Quest'anno, saremo per la seconda volta al Teatro alla Scala per una serata dedicata a Masanori Umeda e alla Flowers Collection, che compie 33 anni. Quella con Masanori Umeda è un'altra storia, bella e intensa, di stima reciproca. Tornando in Giappone, voleva lasciare un omaggio all'Italia, dove aveva studiato e lavorato con Sottsass: dopo aver girato varie aziende, è venuto anche da noi in Toscana. Ha aperto una piccola scatola con queste due poltrone che sbocciavano come fiori. Le presentammo durante il primo Fuori Salone a Settembre del 1990".

Flowers Collection di Masanori Umeda. Foto di Alessandro Moggi
Flowers Collection di Masanori Umeda. Foto di Alessandro Moggi 

Come è cambiata l'azienda in questi anni post-Covid?

"Ci siamo organizzati ancora di più per offrire servizio e affidabilità ai nostri rivenditori. È cresciuto anche il fatturato, abbiamo aumentato la superficie produttiva e anche le persone che lavorano sono cresciute, poi abbiamo diminuito i punti vendita e ridotto i tempi di consegna. Lo stesso showroom di Palazzo Durini lo abbiamo cercato a fine 2020, ma lo abbiamo inaugurato realmente solo a settembre 2021, quando abbiamo potuto incontrarci di nuovo. È lo stesso motivo per cui non abbiamo voluto presentare i nostri prodotti online. Un divano lo devi vedere, ma anche toccare, ti devi sedere, far abbracciare. Anche per la prima collezione dopo la pandemia è stato così. Era A'mare di Jacopo Foggini e solo 'dal vivo' puoi capire veramente il lavoro che c'è per arrivare a 'solidificare l'acqua'".

E adesso qual è la rotta futura?   

"Quella che abbiamo cercato di tracciare fin dall'inizio: fare la nostra strada, avere ben chiari i nostri valori e i nostri principi fondanti. Fare ricerca, cercare sempre una qualità, una funzionalità, una bellezza, una materia nuova. Il cuscino intelligente, regolabile e reclinabile in ogni direzione, è stato per noi un brevetto fondamentale, un'intuizione geniale di Francesco Binfaré. Era seduto su un divano, lo Sherazade, con un cuscino quadrato quando ha iniziato a pensare: 'Per stare più comodo devo alzarmi, cambiare posizione al cuscino…Perché non mettere l'intelligenza 'dentro' il cuscino?'. Per noi quella è come l'invenzione del motore: su una grande auto da prestazioni straordinarie come lo Standard, o su una macchina dai volumi generosi, come il Grande soffice. Ecco, cerchiamo di portare qualità, materie e invenzioni a soluzioni sempre diverse. Lo stesso principio vale per il Gellyfoam®, il nostro punto di riferimento più avanzato per il comfort, o per la separazione della seduta dallo schienale".

Che cosa servirebbe al mondo dell'arredo, in questo momento?

"Parlare meno di novità e più di valori, far crescere la cultura di un progetto. Non fermarci alla superficie, far conoscere come e perché nasce un prodotto. C'è bisogno di cose funzionali, che siano utili e portino innovazione oltre ad essere belle. E di tornare a costruire questo settore come veniva fatto qualche anno fa".   

Il divano Sherazade di Francesco Binfaré. Foto di Pietro Savorelli
Il divano Sherazade di Francesco Binfaré. Foto di Pietro Savorelli 

Poi, Monica Mazzei si alza. E, tra gli affreschi e gli specchi di Palazzo Durini, nel cuore di Milano, torna a raccontare le storie di cui sono fatti i suoi divani. "Ogni prodotto dovrebbe star bene ovunque, in un antico palazzo affrescato, in una casa di campagna o in un loft metropolitano. Dovrebbe avere carattere a prescindere dal contesto, noi la definiamo universalità d'uso almeno per Edra è così. E poi c'è un’altra cosa…".

Quale?

"I divani grandi stanno bene anche in una casa piccola". E per dimostrarlo, il viaggio continua un piano più in basso, in quello che qui chiamano il mezzanino – "È stata la casa di Giorgio Armani, che in questo palazzo sfilava e aveva gli uffici" – che custodisce lo Sherazade: "È la madre del cuscino intelligente, ma soprattutto un divano di 1,28 per 2,56 metri, che ti offre quello che puoi trovare in tre o quattro divani diversi e in un comodo letto. Anche questo vuol dire fare un prodotto universale".