È un viaggio. Attraverso i 75 anni di storia dell’azienda fondata a Meda da loro padre, che oggi è presente in oltre 70 mercati nel mondo con 50 monomarca. "Un'introspezione". E allo stesso tempo una proiezione verso il futuro. Quello del marchio, certo. Ma anche dello stesso Salone del mobile. Perché con l'installazione, nata dalla collaborazione con il direttore artistico Rodolfo Dordoni, Roberto e Renato Minotti vogliono usare lo "spazio" – il più grande mai avuto – per mostrare l'"anima" del brand e contribuire a innovare la formula della fiera. Che rimane "il simbolo del saper fare italiano". E che, ritrovando lo spirito di coesione "dei padri fondatori", potrebbe davvero "spedire il nostro design sulla Luna".
Il design che avete respirato fin da bambini. Ma c’è un oggetto che ha segnato davvero l'inizio del vostro viaggio?
Roberto M: "Negli anni 80, quando studiavo architettura al Politecnico, ero affascinato dal mondo di Frank Lloyd Wright. Alcuni segni li ho sempre portati con me e in azienda: dallo spirito del suo razionalismo caldo fatto da un mix di materiali – legno, pietra, vetro – che ha accompagnato anche i nostri prodotti, al rigore dei volumi".
Renato M: "Avevo dieci anni quando i miei genitori fecero costruire la nostra nuova casa di fronte all'azienda. Ricordo ancora le giornate in cantiere, a osservare l'architetto Gigi Radice parlare con le maestranze. Essere immerso in quel mondo sospeso tra chi aveva pensato il progetto e chi lo realizzava, tra edonismo e saper fare, mi fece capire che la passione di mio padre sarebbe stata anche la mia. E poi c'era il grande camino del salotto attorno a cui la famiglia si riuniva: un'opera di architettura e calore che ha ispirato anche il progetto del Salone".
Come?
Renato M: "Vede, la nostra installazione non vuole essere solo uno stand dove presentare i prodotti, ma un modo di interpretare la casa e le abitudini del vivere nel mondo contemporaneo e a tutte le latitudini. Abbiamo creato diversi living room in cui il camino, un simbolo per noi da sempre ricorrente, è presente in funzioni ed estetiche molto diverse".
Roberto M: "In questo 2023 in cui l'azienda compie 75 anni ci piaceva l'idea di prendere più spazio per dare ancora più forza a un momento di introspezione del brand. Per questo abbiamo messo in campo un progetto così forte anche in termini di superficie con più di 4mila metri quadrati. Ci presentiamo con una collezione nuova per l'indoor, l'outdoor e l'hospitality, generosa come siamo abituati a fare, ma anche con cenni alle precedenti, mischiando il recente passato con il presente e il futuro".
Un viaggio, appunto.
Roberto M: "Abbiamo sempre lavorato per rendere il brand leggibile a prima vista. Non interpretiamo il lancio di una collezione pensando al prodotto fine a stesso, ma ragioniamo in termini di contestualizzazione di quel prodotto all'interno di un ambiente. Ecco, quindi, che anno dopo anno, appare un mood rivisto che però mantiene inalterato il nostro Dna. È questa la sfida: essere innovativi, sorprendenti, creare un desiderio nuovo, senza perdere la propria identità".
Come si fa?
Renato M: "Con tanta passione e con la voglia di fare le cose che ci piacciono e possono essere interessanti per un pubblico internazionale senza guardare solo ai numeri. È come se girassimo un film della vita attorno a quel prodotto, e gli ambienti che progettiamo sono altrettante scene reali che ci immaginiamo".
Riavvolgendo le scene di questo film, com’era la casa di 75 anni fa e qual è la casa futura?
Roberto M: "La nostra casa vive in equilibrio tra una modernità sobria e una percezione personale di classicità. Puntiamo all'innovazione – sartoriale, tecnologica, nei materiali, nell'architettura – nel rispetto del nostro pragmatismo. Avevamo uno slogan nelle campagne degli anni 90: "Classici oggi e classici domani". È quello che facciamo: realizzare prodotti senza tempo come qualità e gusto con un'attenzione all'evoluzione dei mercati e dell'approccio verso la casa".
E qui ritorniamo al Salone del mobile di quest'anno.
Renato M: "Siamo molto legati al Salone. La nostra generazione ha conosciuto i padri fondatori delle aziende della Brianza che hanno fatto la storia del design e che, con una lungimirante operazione di coesione, hanno creato una manifestazione-simbolo dell’Italia e della sua forza: la creatività manifatturiera. Abbiamo un patrimonio incredibile ereditato da un plotone di imprenditori che, con coraggio, ha investito e portato avanti un verbo, quello del design, che ha conquistato il mondo. L'arredamento è come la moda: è presente a tutte le latitudini, entra nella vita delle persone, fa sognare. Ecco, il Salone dovrebbe tornare a essere un momento di grande comunicazione globale".
Come?
Renato M. "Rimodernando insieme agli organizzatori una formula che stava perdendo un po' del suo smalto. Possiamo tornare a portare il mondo a Milano perché solo qui si troveranno prodotti, ma anche stimoli, creatività, suggerimenti per il nuovo modo di abitare. È l'obiettivo che ci siamo posti con un'installazione simile a quella che fanno i Paesi all'interno di un'Esposizione universale, in cui le persone potranno immergersi nel nostro mondo".
Roberto M: "L'abbiamo chiamata 'Spazio e anima'. Il Salone dovrebbe essere la grande sfilata del design. L'effetto non è quello di camminare in una corsia con stand a destra e a sinistra: vogliamo creare un'atmosfera, accompagnare i visitatori in un tour, come se passeggiassero nel viale di una villa o di una casa, lungo quelli che abbiamo chiamato boulevard, con vetri che creano un movimento sinuoso tra verde e piante e segnano un passaggio continuo tra l'interno e l'esterno. Anche la forza del Salone e quella di Milano sono una cosa sola e, anzi, dovrebbero connettersi meglio".
Renato M: "La presenza in città è certamente fondamentale, ma siamo convinti che solo il Salone potesse essere il luogo ideale per dare vita a un'installazione architettonica così poliedrica ed emozionale. Stiamo facendo uno sforzo intellettuale ed economico importante perché ci crediamo. È la volontà di esprimere di nuovo un sentimento, che mi riporta quasi alla mia infanzia, è amore verso il nostro lavoro".
Roberto M: "Traduciamolo in una parola: 'family company'. Queste operazioni fatte di passione e coraggio affondano le radici nell'aver cresciuto la tua azienda come un figlio. Qui non c'è solo matematica, ma la quintessenza del lavoro di una vita che guarda al futuro e, con la terza generazione rappresentata dai nostri figli, Alessio, Alessandro, Susanna e Leonardo, ha una visione di lungo periodo".