Le loro sedie arredano i ristoranti di Alain Ducasse e le boutique di Van Cleef & Arpels in giro per il mondo. Ma la vera emozione, la ceo di Pedrali, Monica Pedrali, dice di averla provata entrando in altri luoghi: "Si gioca facile ad avere un bel prodotto in un ristorante tre stelle Michelin o in un hotel di lusso, la sfida è portare la bellezza dove non te l'aspetti. Come nel ristorante in galera, dove lavorano i detenuti del carcere di Bollate, o nel panificio-caffetteria 21 grammi di Brescia, fondato dalle famiglie dei ragazzi con sindrome di Down per assicurare un futuro ai loro figli. Anche lì ci sono i nostri arredi".
Si ricorda il primo oggetto che l'ha fatta innamorare del design?
"Mio padre produceva arredi in ferro battuto da giardino e, da bambina, rimanevo ore a osservare le signore che cucivano i cuscini. Allora, mi sembrava una magia. Come quando, avevo sei anni, in una villa che era stata affittata per uno shooting fotografico vidi il baule da cui uscivano vestiti lunghissimi e cappelli per la modella scelta per 'presentare' quel catalogo. L'incontro con il 'mio' oggetto di design, però, paradossalmente, l'ho scoperto soltanto sei anni fa, a Ivrea, accompagnando mio padre che era stato premiato come imprenditore olivettiano. Lì, nell'archivio storico di Olivetti, c'era una macchina per scrivere Lettera 22 con cui giocavo quando andavo in ufficio da lui".
E di quel laboratorio artigiano che cosa è rimasto oggi in Pedrali?
"Negli ultimi anni siamo tornati sempre più alle nostre radici, anche perché lo stesso mercato, dopo il Covid, ha iniziato a chiedere arredi di qualità per esterno, ovviamente con materiali innovativi".
Ecco, la pandemia quali nuovi bisogni ha fatto emergere e che cosa è cambiato per voi?
"In passato, venivano richiesti prodotti per interno da utilizzare all'esterno con finiture speciali. Adesso sta avvenendo il contrario: il Covid ha accelerato il bisogno di portare l'outdoor e la natura all'interno delle nostre case. Abbiamo creato un portavasi per avere il verde anche negli appartamenti più piccoli, ad esempio, oppure le nostre poltrone intrecciate a mano con una corda che sembra naturale ma invece è un polipropilene resistente agli agenti atmosferici vengono usate in salotto davanti a un divano imbottito. Lo stesso Nolita, un divano per esterno con struttura in tubo d'acciaio, lo stiamo vendendo moltissimo per i living".
È quello che racconterete anche in questo Salone?
"Per noi sarà la 34esima partecipazione a quella che si conferma come la fiera di arredamento più importante al mondo. Avremo un allestimento progettato dallo studio di architettura DWA Design Studio di Milano. E il titolo sarà proprio #BackToNature: un modo per raccontare il ritorno alle nostre origini, certo, con una parte importante della collezione dedicata all'outdoor e una commistione con l'indoor, ma anche per parlare del rispetto per l'ambiente. Novità? Diverse: due poltroncine per esterno, una poltrona in legno per interno, due collezioni di tavoli…".
Come si fa a mantenere lo spirito originario di un'azienda famigliare e a competere in un mercato internazionale?
"Mio padre ha sempre puntato sul 100% Made in Italy e, quando siamo entrati in azienda 25 anni fa, mio fratello e io abbiamo continuato questo percorso. Oggi, definiamo i nostri arredi 100% Made in Pedrali perché non solo sono fatti in Italia, ma il più possibile all'interno delle nostre fabbriche: quella di Mornico al Serio, in provincia di Bergamo, e quella in Friuli, a Manzano, all'interno del cosiddetto triangolo della sedia dove fino agli anni 80 era concentrato l'80% della produzione mondiale di sedie. È qui che abbiamo investito moltissimo in innovazione, tecnologia, macchinari interconnessi, diventando un'azienda 4.0. Tutto questo ci ha permesso di valorizzare il lavoro dei nostri collaboratori, puntare sul controllo della qualità, ricerca e sviluppo, sul migliorare i tempi di consegna e sulla riduzione degli sprechi".
Come?
"Già dal 2005 abbiamo adottato la filosofia della produzione snella che vuol dire ridurre a zero le scorte di prodotti finiti. Così, non solo offriamo una gamma molto più ampia di finiture, ma tagliamo sprechi e consumi energetici. Per noi la sostenibilità è fondamentale a partire dai materiali: usiamo legno FSC® C114358 che arriva da foreste certificate, una garanzia che, ad esempio, fa sì che per ogni esemplare tagliato ne venga ripiantato un altro. L'utilizzo stesso della tecnologia, poi, ci permette di usare meno legno. La sedia Frida, ad esempio, che nel 2011 ha vinto il Compasso d'Oro è realizzata con un multistrato tridimensionale. Attingiamo dalle lavorazioni del metallo e dell'alluminio tipiche del distretto di Brescia e Bergamo dove siamo nati. E, nel 2020, abbiamo presentato le nostre prime collezioni in polipropilene riciclato, per il 50% da plastica post consumo e per il 50% da scarto di materiale industriale sempre dei nostri territori. È questo che ci ha portato a ottenere la certificazione Re-made in Italy".
Parla spesso di sostenibilità e innovazione: è questa la direzione per il futuro dell’azienda?
"La sostenibilità deve essere garantita in ogni singolo passaggio, fin dalla progettazione di un prodotto. Abbiamo iniziato a misurare anche la nostra impronta di carbonio e i risultati sono stati eccezionali: con l'ultimo bilancio del 2021 abbiamo visto una riduzione di CO2 equivalente del 12% rispetto al 2019 pari a circa 4.430 tonnellate in meno. Lo abbiamo fatto con azioni concrete: dai 6mila metri quadrati di pannelli fotovoltaici che producono l'intero fabbisogno energetico della fabbrica di Mornico al Serio a un impianto per il ricircolo dell'acqua con cui viene riscaldato lo stabilimento".
Esiste un arredo che non ha ancora fatto e che invece vorrebbe creare?
"Vogliamo arrivare sempre di più a creare una gamma di arredi che vada oltre le sedie, i tavoli, i complementi d'arredo e lampade dal design contemporaneo, ma chissà, magari un giorno rifaremo uno dei dondoli da giardino che mio padre progettava quando ero bambina".