Dietro il termine “ambizioso” spesso si dovrebbe leggere l’invito a fare presto o non si otterranno i risultati sperati. Gli ultimi indicatori Digital Decade 2030 della Commissione Ue, l’affresco più aggiornato sul percorso europeo nella transizione digitale, paiono dare proprio questa indicazione. Scrutati dalle lenti degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, gli obiettivi comunitari per la digitalizzazione al 2030 si pongono come “ambiziosi”, in particolare sui temi dell’inclusività e della resilienza. Il Vecchio continente si presenta ancora con divari nazionali significativi, nonostante un leggero miglioramento complessivo. Per gli amanti delle classifiche, l’Italia si posiziona nella fascia medio-bassa con un miglioramento di tre punti percentuali rispetto allo scorso anno, ma dietro i tradizionali competitor: con 52 punti su 100 si langue più vicini al fondo della classifica che alla media europea (60), staccati dai 59 della Francia e i 58 della Germania.
Ulteriore stimolo a fare bene, guardando ai Paesi leader per ogni pilastro digitale: il Portogallo alla voce delle infrastrutture (punteggio di 96%), per le competenze la Finlandia (56%), per le imprese la Danimarca (52%) e per i servizi pubblici l’Estonia (97%).
Italia sotto la media europea
La considerazione che in ogni pilastro di digitalizzazione l’Italia risulti sotto la media europea sarà un punto di partenza per tracciare la rotta necessaria a migliorare, sul palco di A&F Live, il talk di Affari&Finanza che torna a Milano lunedì 17 novembre proprio sotto il titolo “Connettere il futuro: la digitalizzazione delle imprese”. Una giornata di riflessione con manager, imprenditori e docenti del Politecnico di Milano.
A&F LIVE: Il programma e il pulsante per registrarsi
Luca Gastaldi, direttore dell’Osservatorio Agenda Digitale dell’ateneo meneghino, rimarca come «gli ultimi indicatori della Digital Decade, pur con tutti i loro limiti, restituiscono un’immagine di un’Italia che ancora fatica a cogliere a pieno tutte le potenzialità della trasformazione digitale della sua economia. Proprio come nel dopoguerra - aggiunge - abbiamo capito la centralità delle infrastrutture stradali per la crescita economica, progettandole e realizzandole in modo integrato, così oggi dobbiamo applicare la stessa visione di lungo periodo per la trasformazione digitale, inquadrandola come un elemento essenziale per la riforma, il rilancio della competitività e la crescita del nostro Paese».
Le sfide delle imprese
Competitività e autonomia strategica, in un mondo sempre più polarizzato, vanno di pari passo. Le moderne autostrade sono quelle dei dati, che hanno il loro motore nei data center: in Italia le richieste di connessione per queste nuove “fabbriche digitali” sono passate da 30 a 50 gigawatt in soli sei mesi, tra la fine del 2024 e il giugno scorso (fonte BCG). Del loro ruolo strategico parleranno Roberto Saracino (Brightstar) e Andrea Coali (Cerved). Di quello delle infrastrutture di connessione sottomarine ragionerà Ugo Salerno (Rina). E sull’ambito monetario, con il progetto di euro digitale che risponde alla stessa logica di autonomia dai circuiti e dalle stablecoin di matrice americana, si soffermeranno per Massimiliano Renzetti (Bankitalia) e Massimiliano Colangelo (Accenture).
Le imprese sono al centro del processo. Nei dati Ue dell’ultimo anno si vedono importanti progressi da parte loro: 15 punti in più nell’intensità d’uso del digitale di base (58% nel 2023 dal 73% del 2024). Ma un gap ancora significativo nell’uso dell’IA: obiettivo 75%, attuale 13%. Calata nel contesto produttivo italiano la questione dell’innovazione intreccia quella dimensionale. L’Analisi dei settori industriali di Intesa Sanpaolo e Prometeia rileva una «progressione sul fronte dei percorsi di innovazione» in ambiti come data processing, cyber-security ed efficientamento dei processi produttivi, come la robotica. Ma innovazione e scala sono un binomio difficile da rompere: nella fascia di imprese con “nessuna tecnologia 4.0”, per oltre l’80% si trovano aziende medio-piccole; in quella migliore, descritta “a medio-alta digitalizzazione”, per oltre il 55% dei casi si trovano aziende medio-grandi. Nicola Rossi (Enel), Paolo Cerioli (Fincantieri), Floriano Masoero (Siemens), Andrea Cavallero (Generali), Adriano Ceccherini (Sap), Francesco Ferrari (Ferrari Growtech) e Carolina Lonetti (Simest) spiegheranno proprio come le tecnologie entrino nei processi aziendali a migliorarli. Alberto Irace (Plures) e Giovanni Bonati (Maggioli) mostreranno il lato fruibile e le applicazioni dell’innovazione. Giovanni Buonajuto (Amplifon) e Giuseppina Falcucci (Lottomatica) faranno il punto sulle competenze disponibili. A vedere il rapporto Asi, i guadagni di produttività sono particolarmente intensi proprio per le imprese che intraprendono le prime fasi del percorso 4.0: nelle aziende a bassa digitalizzazione, tra 2019 e 2024 il valore aggiunto per addetto è passato da 64.800 a 69.900 euro come valore mediano. Ulteriore stimolo a fare presto.
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