Serve un modello misto di sanità pubblica-privata

Serve un modello misto di sanità pubblica-privata
Occorrono sinergie, spiega Confalone, responsabile in Italia di Novartis. Soprattutto nel segmento dei malati cronici, che crescerà
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Si stima che nel 2050 gli over 65 saranno il 35% della popolazione italiana. In questo scenario peserà fortemente l’ampia diffusione di diverse patologie: in primis quelle croniche, come le cardiovascolari – secondo il XXI Rapporto di Cittadinanzattiva sulle politiche della cronicità quasi un italiano su tre, 22 milioni, ha almeno una patologia cronica, di cui 8,8 milioni grave – cui fanno seguito le patologie oncologiche. Negli ultimi tre anni si è infatti registrato un aumento di ben 18.400 diagnosi, raggiungendo – nel 2023 – quota 395mila. «La cronicità – commenta Valentino Confalone, country president Novartis Italia – impatta pesantemente sulla sostenibilità del Sistema sanitario nazionale ed è dunque evidente la necessità di una sua evoluzione, affinché sia sempre più capace di anticipare, oltre che affrontare, le sfide».

La spesa sanitaria in futuro

Per calcolare come evolverà la spesa sanitaria nazionale in futuro basta analizzare i dati regionali: «Tipicamente l’over 65 è malato cronico e il 70% della spesa sanitaria deriva proprio dalla cronicità – commenta Luca Foresti, ex amministratore delegato di Santagostino ed esperto del settore – In Lombardia, per esempio, ci sono circa 6 milioni di ticket esenti. Incrociando la spesa media delle regioni con il tasso di invecchiamento della popolazione possiamo calcolare l’aumento della spesa totale: per mantenere la qualità del servizio anno dopo anno bisognerebbe aumentare la spesa di una cifra che va dai 2 ai 3 miliardi ogni anno».

Il Sistema sanitario nazionale nel 2024 costa allo stato 134 miliardi di euro. Tre miliardi costituiscono quindi circa il 2,5-3%, molto più della crescita del Pil: «Se vogliamo mantenere il sistema sanitario così com’è – aggiunge Foresti – siamo costretti ad aumentare la spesa: ciò non avviene dal 2009, quindi il peggioramento è fisiologico». Insomma, la popolazione invecchia, gli anziani assorbono una spesa media più alta, ma la politica non aumenta gli investimenti.

La diminuzione del personale sanitario

Non solo: il calo della popolazione porta con sé un’inesorabile diminuzione del personale sanitario. In Italia ci sono circa 400mila medici iscritti all’albo. Di questi, 100 mila circa lavorano nel Servizio sanitario nazionale e circa 44mila sono medici di base e pediatri di libera scelta, gli altri 250mila non lavorano nel sistema sanitario (in parte lavorano nel privato, in parte sono in pensione). Anche gli infermieri iscritti all’ordine sono 400mila.

«Il rapporto tra medici e cittadini è bassissimo. In altri Paesi, inoltre, quello medici-infermieri è uno a quattro e da nessuna parte è meno di uno a due: non abbiamo abbastanza medici, né tantomeno infermieri – prosegue Foresti – Ogni anno abbiamo 18 mila posti nelle lauree di infermieristica, oggi si presentano 1,1 candidati, che calano anno dopo anno. Di questi se ne laureano solo 10mila e la situazione peggiorerà».

A fronte di tutto questo, una soluzione è necessaria. Considerando che la spesa maggiore è quella relativa all’ospedalizzazione, bisogna agire con il monitoraggio e l’intervento costante sulle cronicità: «Si può fare in due modi: con la medicina di prossimità e con le tecnologie – continua l’esperto – La prima è carente: i medici di base sono pochi, non c’è culturalmente la presa in carico dei pazienti. Bisogna quindi usare il più possibile le tecnologie, quelle che non hanno bisogno dei medici, tra cui tecniche di monitoraggio sempre più automatizzate che non necessitano di molto personale. Le persone, in ogni caso, devono abituarsi al fatto che il Sistema sanitario nazionale, così come l’abbiamo conosciuto, non c’è più».

Unire pubblico e privato

Molto importante è anche la collaborazione tra pubblico e privato: «È fondamentale continuare sulla strada iniziata con il Piano nazionale della cronicità, con il Pon Gov Cronicità 2018-2023 e con la Missione 6 del Pnrr, ma anche il comparto privato deve fare la propria parte, lavorando sinergicamente con il pubblico per potenziare i servizi assistenziali esistenti e l’accesso alle cure, rendendolo equo, tempestivo e sostenibile in tutto il territorio nazionale. Ancora oggi, purtroppo, l’accesso all’innovazione rimane un punto debole della sanità: i tempi di disponibilità di una terapia sono ancora molto lunghi – in media 14 mesi contro i 4 mesi della Germania – e le differenze regionali ancora troppo forti. Prioritaria è anche la riforma del sistema sanitario, una grande opportunità per tutto il Paese e in primis per i pazienti italiani, su cui è in tuttora in corso un dialogo costante con le istituzioni», commenta Confalone.

Novartis sul fronte della cronicità ha avviato in Puglia un progetto per definire nuovi modelli di gestione e di assistenza digitale dei pazienti cronici, sfruttando la telemedicina. Ha poi siglato una partnership con Regione Lazio per la prevenzione cardiovascolare al fine di individuare quei segmenti di popolazione più a rischio a cui poi il Ssn potrà dedicare speciali percorsi di diagnosi e cura.

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