A luglio 2026 la capacità rinnovabile installata in Italia ha toccato quota 85,9 GW, con 4,2 GW aggiunti nei primi sette mesi dell’anno: +13% sullo stesso periodo del 2025. I numeri più recenti elaborati da Terna per l’Osservatorio Energy & Strategy del Politecnico di Milano raccontano una ripartenza. Ma arrivano dopo un 2025 in cui, per la prima volta in tre anni, le rinnovabili italiane hanno frenato: 7,2 GW di nuova potenza, -6% sui 7,6 del 2024, per un totale di 81,7 a fine anno. Le rinnovabili non sono più il comparto che cresce a prescindere: sono diventate, con il ritorno della crisi energetica, un banco di prova su cui l’Italia rischia di perdere terreno proprio mentre ne avrebbe più bisogno.
È quanto emerge dal Renewable Energy Report 2026 dell’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano. A tenere è stato soprattutto il fotovoltaico, che con 5,6 GW copre ormai il 50% della potenza totale grazie ai grandi impianti. L’eolico resta al palo: appena 562 MW nel 2025, per il 95% concentrati tra Puglia, Basilicata e Campania, nonostante produca in modo più distribuito anche di notte e d’inverno, quando servirebbe di più.
"A vedere il bicchiere mezzo pieno, quest’anno stiamo andando come l’anno scorso, circa 6 GW di nuove installazioni”, racconta Davide Chiaroni, vicedirettore di Energy & Strategy e responsabile dell’Osservatorio. “Ce ne vorrebbero almeno 10-11”. Il nodo, spiega, è che “si è consolidata l’ostilità territoriale verso l’eolico, mentre il fotovoltaico continua a correre da solo, sbilanciando la produzione verso il giorno e l’estate: se avessimo più bilanciamento tra le fonti potremmo ottimizzare anche i sistemi di stoccaggio”. Il countdown verso il 2030 intanto si stringe: il Pniec prevede 131 GW di capacità complessiva, 49 in più di oggi, e 228 TWh prodotti, il 75% in più dei 130 TWh del 2025. Nello scenario stimato dall’Osservatorio, se il ritmo di fotovoltaico ed eolico non cambia, nel 2030 si arriverebbe a soli 78 GW contro i 107 previsti per queste due fonti.
"Ogni anno che passa senza installazioni sufficienti ci allontana dall’obiettivo”, osserva Chiaroni, ricordando che si attende ancora una nuova asta e che “ci sono tanti progetti in stand-by, ma non abbastanza” — un peccato per un Paese così esposto alla volatilità dei prezzi del gas, con una nuova fiammata al rialzo attesa prima dell’autunno.
Non mancano segnali di vitalità: gli accumuli, per esempio, sono moltiplicati per 25 volte in cinque anni, da 720 MWh nel 2021 a quasi 18 GWh nel 2025, con gli impianti passati da 75mila a 884mila. Bene anche l’agrivoltaico, i pannelli che convivono con le coltivazioni sullo stesso terreno: nelle aste del decreto dedicato sono stati ammessi 1,76 GW di progetti, più del doppio del contingente messo a bando. “Segno - nota Chiaroni - che il sistema industriale mostra interesse a investire”.
Il rallentamento non è solo italiano: il post Green Deal ha frenato le installazioni anche in Germania e Spagna. Per centrare i target 2030 l’Italia dovrebbe accelerare del 46%, la Germania addirittura del 63%, avendo obiettivi più ambiziosi. Ma Berlino, pur partendo da una situazione simile alla nostra nel 2013, ha già superato ampiamente il 50% di rinnovabili sul mix elettrico; l’Italia è al 49%, sconta il decennio 2013-2023 di installazioni fiacche che ci ha lasciato ai livelli di Grecia e Polonia. Nella ripartenza 2026, sui 47 GW di fotovoltaico che oggi pesano più della metà degli 85,9 GW totali, a cambiare è soprattutto la composizione della crescita: il segmento commerciale e industriale è passato dal 28% al 35% del nuovo installato, mentre cala il peso del residenziale, dal 22% al 16%. C’è una parola che nell’ultimo anno ha preso il posto di “capacità” nel lessico degli analisti dell’energia: flessibilità. Nel 2025 le rinnovabili sono diventate per la prima volta la principale fonte di elettricità al mondo, ma l’abbondanza ne sta erodendo il valore.
Il report Bcg “Flexibility, not capacity, will decide renewable energy’s future” calcola che nella sola Ue la cannibalizzazione dei prezzi ha bruciato oltre 14 miliardi di dollari di ricavi ai produttori nel 2025, con le ore a prezzi negativi più che raddoppiate rispetto al 2020, oltre quota 500. La causa è semplice: troppa energia entra in rete nello stesso momento, facendo crollare i prezzi proprio quando la produzione è più alta. La soluzione per Bcg non sta nell’aggiungere altra capacità ma nel costruire flessibilità sistemica — batterie, virtual power plant, gestione della domanda — capace di spostare nel tempo consumo, stoccaggio e trasporto dell’elettricità.
"La transizione energetica sta evolvendo da una logica di espansione della capacità rinnovabile a una di gestione della sua variabilità”, spiega Laura Alice Villani, Managing director e senior partner di Bcg. “La flessibilità diventa il principale fattore abilitante, sfida operativa e opportunità industriale per l’Europa”. Tra Italia ed Europa, la partita delle rinnovabili si gioca su un doppio binario: rimettere il piede sull’acceleratore delle installazioni, senza perdere di vista chi — tra batterie, reti ed eolico — dovrà assorbire tutta quell’energia.