Quella di Affari & Finanza è anche una storia di riforme grafiche, e soprattutto “tipografiche”. I primi quarant’anni di vita del supplemento economico di Repubblica coincidono con la più impressionante rivoluzione tecnologica per quanto riguarda la stampa: quando l’avventura iniziò, nel 1984, gli articoli venivano ancora scritti con la macchina da scrivere, poi passati in tipografia, composti alla lynotipe e infine impaginati. Non c’era più, da poco, il leggendario “bancone” di ferro su cui venivano depositate con gran fragore le lastre di piombo prima della stesura del “bozzone”, qualche computer cominciava a entrare in gioco, ma lo scenario e l’odore dell’inchiostro era quello dei tempi antichi. Esisteva ancora una figura mitica, il “proto”: a Repubblica era un gigante buonissimo, si chiamava Orlandone e nessuno conosceva il suo cognome, ma era l’ossequiato capo della tipografia e l’uomo da cui dipendeva l’uscita del giornale.
In questo spirito vide la luce Affari & Finanza l’11 novembre 1984. La grafica dei primi numeri era molto semplice, e omogenea con il resto del giornale. Al capo dei grafici Franco Bevilacqua, il capo redattore di allora, Maurizio Ricci, chiese solo due originalità: una doppia colonna a sinistra della prima pagina per riportare le notizie cruciali della settimana sul modello del Financial Times, e una “storia” incorniciata al centro sempre della prima di qualche azienda meno conosciuta, rubrica affidata all’indimenticato Antonio Ramenghi e ispirata a sua volta al “Mondo” di Mario Pannunzio così caro a Eugenio Scalfari che vi aveva collaborato all’inizio della sua straordinaria carriera. Lo stesso fondatore scriveva, e continuerà per molti anni, l’editoriale di A&F.
Il 24 ottobre 1986 la prima “rivoluzione”: A&F diventa un vero e proprio supplemento staccato dal giornale, di 36 pagine. Esce il venerdì anziché la domenica, le sue pagine sono rosa («salmone», precisava Scalfari), e il progetto grafico, frutto della creatività di Rolando Aloisio e Giampiero Lori, si fa più elaborato e articolato. In prima, tra le altre innovazioni, compare un ritratto di Forattini del protagonista dell’economia di cui si parla di più in quel momento. Il tutto per rispondere alla crescente domanda di informazione economica in un mercato «al tempo stesso sofisticato e selvaggio», come scrive Scalfari.
Numero 251 / 24 ottobre 1986
Da sezione settimanale economica di approfondimento nel quotidiano a vero e proprio supplemento autonomo allegato.
Numero 1 / 13 gennaio 1997
La carta rosa, salmone come amava dire Scalfari, si colora per ora solo nella prima pagina.
Numero 20 / 30 maggio 2005
Tutto il giornale si avvale della stampa a colori rinunciando però alla tonalità salmone della carta che fino ad ora lo ha caratterizzato.
Numero 28 / 12 settembre 2011
Un restyling "europeo" come scherzosamente, ma non troppo, il direttore Giannini lo definiva. Semplicità, eleganza e rigore, il colore diventa codice e struttura.
Numero 41 / 22 ottobre 2018
Un progetto che si sviluppa su tre diversi assi temporali che si intersecano, coinvolgendo carta e digitale. Un giornale che è allo stesso tempo: ora, giorno e settimana.
Numero 10 / 20 marzo 2023
I widget, dai display digitali, arrivano sulla carta. Il giornale diventa un’interfaccia. Le analisi si ascoltano sui podcast e le illustrazioni aggiungono qualità alla stampa.
In quella fase, la computer-grafica, e la stessa impaginazione informatizzata, stanno progressivamente cambiando il lavoro di redazione. Però, nei primi anni, i titoli venivano ancora composti a mano, carattere per carattere perché erano particolarmente “forti” e diversi dal quotidiano. Andrà avanti così per molti anni, in cui responsabili della grafica erano Rolando Aloisio e Giampiero Lori. L’addetto al “taglierino” con cui si mettevano a posto i titoli (nonché le infografiche in pagina realizzate anch’esse a mano con meticolosa artigianalità), era un giovane promettente grafico, Gianni Mascolo, che ben presto restò solo al timone “creativo” (quando Aloisio e Lori andarono al Venerdì). Vi resterà molto a lungo, tenendo a battesimo più di un progetto di rinnovamento grafico: il primo numero con la copertina a colori del 13 gennaio 1997, il primo “full color” del 20 maggio 2005, il restyling del 12 settembre 2011 quando a dirigere AF era Massimo Giannini e il nostro settimanale vinse a San Francisco il prestigioso premio internazionale della “SND society for news design”.
Intervista con Gianni Mascolo, Angelo Rinaldi, Francesco Franchi
La grafica è ormai totalmente computerizzata, e anzi l’operazione da fare a questo punto è renderla il più possibile integrata con la multimedialità rampante nei giornali e nelle nostre vite. A quest’esigenza – i tecnici la chiamano “verticalizzazione” - si ispirano i due più recenti restyling di A&F, nel 2017 e nel 2023, realizzati da Francesco Franchi sotto il coordinamento di Angelo Rinaldi, vice direttore e art director dell’“intera” Repubblica. Una sapiente e mirata distribuzione delle notizie di uso pratico, che tornano ad avere la stessa collocazione sulla sinistra della pagina che avevano alle origini, degli approfondimenti che restano la cifra principale di un settimanale, delle notizie di servizio che offrono continui e immediati richiami alla friuzione immediata dei servizi web (anche con l’uso di “widget” e “qr code”), tutto questo costituisce il valore informativo dell’Affari & Finanza di oggi. Che resta giovane e brillante, oltre che affidabile e autorevole, malgrado abbia compiuto i suoi primi quarant’anni.
IDEAZIONE
Walter Galbiati, Vicedirettore La Repubblica
A CURA DI
Eugenio Occorsio, Inviato di Affari & Finanza
COORDINAMENTO
Eleonora Benedetto, Gedi Periodici e Servizi
PROGETTO GRAFICO
Angelo Rinaldi, Vicedirettore e Art Director La Repubblica; Francesco Franchi, Deputy Art Director La Repubblica
PRODUZIONE E ALLESTIMENTO
Ing.entiImente
PRODUZIONE VIDEO
AGTW
COORDINAMENTO VIDEO
Giulio Contri, Gedi Digital