La leadership si impara al ristorante

La leadership si impara al ristorante
Voleva fare la ballerina, poi il medico, ma la vita ha preso un’altra strada. Ed è diventata manager e franchisee. Cominciando alla cassa di un McDonald’s
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A tredici anni sogna di diventare ballerina ma si rompe il malleolo e dirotta le sue aspirazioni sulla Medicina. Ma, si sa, la vita e i desideri prendono strade inaspettate e oggi, a 43 anni, Cecilia Snichelotto, nata a Napoli, è imprenditrice, licenziataria di due ristoranti McDonald’s, a Nocera e a Fisciano, e di altri due di prossima apertura a Nola e ad Avellino, per un totale di quasi 200 dipendenti, di cui il 70% donne. Talvolta, a dispetto delle ambizioni, la storia professionale è scritta nel Dna. Figlia di un imprenditore della ristorazione, a sua volta licenziatario McDonald’s, Snichelotto, a vent’anni, studentessa di Comunicazione d’impresa, decide di mettersi alla prova dietro al banco di un McDonald’s del centro di Napoli.

«Volevo emanciparmi dalla condizione di figlia. Ero timidissima, avevo paura di relazionarmi con gli estranei e il primo giorno me lo ricordo come la mia Apocalypse now». La assegnano alla cassa, battesimo del fuoco. «Avevi bisogno di essere buttata in mare aperto», le diranno dopo. Cecilia comincia a nuotare e scopre che le piace. «Occorrono spirito di osservazione, cortesia, flessibilità, attitudine a far stare bene le persone. Ci vogliono alcune competenze e qualche dote innata». In quella esperienza nel ristorante di Piazza Municipio, oggi non c’è più, frequentato anche dai ragazzini dei Quartieri Spagnoli, Snichelotto acquisisce coscienza di un territorio che richiede cura e merita maggiori opportunità.

La crescita con le aziende multinazionali

Dopo la laurea prende il largo e si misura con aziende multinazionali, va all’estero per poi rientrare nell’ufficio di direzione del padre. Nel 2018 decide di mettersi in proprio e di diventare a sua volta licenziataria McDonald’s. Paura, senso di inadeguatezza, ansia da prestazione o qualche altro affanno autoprodotto di cui purtroppo talvolta soffrono le donne che scelgono di ballare da sole? Niente di tutto questo: «Avevo fatto pratica al banco e nella gestione delle persone. La leadership si impara sul campo. Mi sentivo pronta. Poiché non volevo avere aiuti economici, ho unito le forze con mio marito e mi sono lanciata». Sostiene di non essersi mai sentita sola. «McDonald’s mi ha protetta e sostenuta lungo tutto il percorso, anche nei tempi difficili del Covid. E anche adesso continua a darmi fiducia».

Nel 2018 Snichelotto ha 37 anni, due figli piccoli, il progetto di allargare la famiglia e un buon contratto da dipendente. Perché complicarsi la vita assumendosi un rischio di impresa? «Volevo fare la differenza, portando la mia visione». In che senso? Si anima: «Se vogliamo cambiare il mondo, bisogna partire dall’emancipazione femminile. Occorre cambiare il tessuto sociale, specialmente nel Mezzogiorno, rendendo le donne economicamente autonome attraverso un’occupazione regolare, flessibile e rispettosa del contratto nazionale di lavoro, non scontato in un settore in cui dilaga il sommerso».

Quattro figli

Cecilia conosce il valore del lavoro femminile e il carico mentale e sociale che grava sulle donne. «Siamo un sostituto del welfare, un surrogato dello Stato». Oggi i figli sono quattro, tra i dieci e l’anno e mezzo, e il marito lavora nell’impresa familiare. «Non amo parlare di conciliazione perché implica che sia sempre la donna a dover trovare soluzioni. Preferisco il concetto di condivisione». Tuttavia, ammette, in un ménage paritario «in cui mio marito e io condividiamo spazi professionali e familiari, il carico mentale dell’organizzazione ricade spesso su di me». Snichelotto non ha una stanza tutta per sé e racconta sorniona di due giorni trascorsi in ospedale per un piccolo intervento qualche tempo fa, accompagnati da un insano senso di sollievo perché nessuno l’avrebbe svegliata durante la notte. «Mi sono ripromessa di trovare tempo per me e di imparare a lasciare andare, in famiglia e in azienda» dichiara, convinta che «se non si delega non si può crescere».

Ai suoi bambini concede una cena McDonald’s una volta la settimana; per sé, quella sera, ordina un doppio cheeseburger. Vorrebbe, in futuro, essere licenziataria di ristoranti vicini tra loro: «Vorrei creare un nido aziendale, un valore aggiunto per i dipendenti». Snichelotto sogna una comunità in cui possano crescere famiglie con bambini. «Mi piacerebbe che qualcuno di loro un giorno si ricordasse di me perché magari, grazie al lavoro che ho creato, è riuscito a fare l’università e ad avere opportunità altrimenti inesistenti».

Alla sua unica figlia femmina, che oggi ha quattro anni, augura «di essere libera dal giudizio degli altri e libera di scegliere in autonomia cosa diventare, senza aderire ad alcun modello». Come è successo alla sua mamma, che da piccola sognava di diventare ballerina, poi di diventare dottoressa e oggi ha trovato il suo posto nel mondo. Ma poiché – ne è convinta – nella vita si può sempre cambiare tutto, un giorno, quando anche l’ultimo dei suoi figli sarà maggiorenne, forse si iscriverà a Medicina e sceglierà di essere qualcos’altro, o qualcosa in più.

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