L’obiettivo e le risorse non hanno precedenti. Dare un impulso decisivo al rilancio della competitività e della produttività del Paese, muovendo oltre 40 miliardi. Ma la missione 1 del Pnrr, che punta sulla digitalizzazione e l’innovazione, si deve misurare con un’Italia ancora poco digitale. In recupero, stando all’indice europeo Desi 2022. «L’Italia – ha messo in evidenza la Commissione europea – sta guadagnando terreno e, se si considerano i progressi del suo punteggio negli ultimi cinque anni, sta avanzando a ritmi molto sostenuti». Siamo risaliti fino al 18° posto in Europa, ma con un punteggio (49,3%) ancora inferiore di tre punti rispetto alla media europea (52,3). Germania (52,9), Francia (53,3) e Spagna (60,8) sono più avanti.
Il gap italiano
Soprattutto il gap con gli altri Paesi europei va oltre l’ambito del know-how digitale dei cittadini. Ha a che fare con una Pubblica amministrazione chiamata alla sfida dei servizi sempre più efficienti e facilmente accessibili, ma anche con un sistema produttivo ancora debole se la prospettiva è quella degli investimenti in tecnologia, ricerca e sviluppo e della riforma del sistema di proprietà industriale. Non a caso questi fattori di criticità rappresentano, in modo speculare, anche i principali ambiti di intervento del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Misure e risorse vanno calate negli ambiti in cui agiscono i principali player, che nel caso in questione sono gli enti locali e le imprese. Lo sanno bene i Comuni, chiamati a guidare la migrazione dei propri sistemi, dati e applicazioni verso servizi cloud qualificati. A metà ottobre erano oltre 1.200 (comprese le scuole) quelli che c’erano già riusciti, contribuendo così a superare il target che prevedeva la migrazione al cloud di 1.064 enti entro la fine di settembre.
Cosa cambia per i comuni
Qual è l’impatto di questo impegno? In pratica cittadini e imprese potranno usufruire di 9.500 servizi digitali più moderni e affidabili. Meno code agli sportelli e certificati più veloci. Per i Comuni, invece, una semplificazione dei processi interni che aumenterà in generale l’efficienza di alcune operazioni, come l’archiviazione di atti e registri e più in generale delle attività in materia, tra l’altro, di separazioni, divorzi e testamento biologico. Ma la revisione del Pnrr ha allarmato i sindaci, considerato che dati e interoperabilità rientrano tra i target modificati dal governo. Una preoccupazione articolata, che scavalla i temi del digitale e che il presidente dell’Anci (l’associazione dei Comuni) Antonio Decaro esporrà al panel dell’evento di A&F “Pnrr, a che punto siamo”, dedicato proprio alla digitalizzazione e all’impatto sugli enti locali. Oltre allo sviluppo delle competenze e delle infrastrutture, i Comuni sono al centro di un’altra accelerazione indotta dal Piano: l’interoperabilità tra gli enti pubblici che passa da uno snellimento delle procedure in base al cosiddetto principio “once only”, «secondo il quale – si legge nel Pnrr – le amministrazioni devono evitare di chiedere a cittadini e imprese informazioni già fornite in precedenza».
Le imprese
Si innesta qui il secondo “polo” della sfida del digitale: le imprese. Il ruolo a supporto della Pubblica amministrazione è fondamentale nel disegno del Pnrr. È il caso di InfoCamere, la società delle Camere di Commercio italiane per l’innovazione digitale che è soggetto attivatore del progetto Pnrr dal titolo “Digitalizzazione delle procedure Suap-Sue” (Sportello unico per le attività produttive e Sportello unico per l’edilizia ndr). L’obiettivo è uno sportello on line accessibile e fruibile da un’unica piattaforma digitale, per tutti i territori, che prende in carico gli adempimenti di ogni impresa verso il Comune o le altre amministrazioni locali. Tra l’altro i dati delle imprese custoditi da InfoCamere, suddivisi per settori e altre categorie. diventano un punto di riferimento per l’analisi e il monitoraggio al servizio di tutte le Pa impegnate nell’implementazione del Pnrr.
La Pubblica amministrazione
Il boost che il digitale può dare alla Pa è anche al centro dell’impegno di Accenture. «Il Pnrr è un’occasione irripetibile per consentire alla PA e agli enti locali di accelerare l’adozione delle tecnologie e amplificare il proprio ruolo di attore virtuoso nel rilancio del Paese», sottolinea Franco Turconi, responsabile Accenture Health & Public Service. Tra gli obiettivi, spiega, «c’è un “quoziente di digitalizzazione” che misuri in modo semplice l’efficacia degli interventi e permetta di realizzare un confronto rispetto all’impatto degli investimenti». Una sorta di termometro, per una sfida nella sfida. Quella della transizione digitale, scommessa aperta del Pnrr per instradare la crescita del Paese su un sentiero di sicurezza. Provarci, quantomeno.