Più 18% sul fatturato nel 2022, un settore in buona salute che con le sue 457 mila imprese attive si conferma un pilastro per il tessuto produttivo italiano. È la fotografia emersa dall’Osservatorio Mecspe sulle imprese manifatturiere italiane, presentato a Bologna durante la fiera internazionale di riferimento per il settore organizzata da Senaf, con un focus sull’impatto che la mobilità sostenibile ha sulla filiera.
Nonostante l’aumento dei prezzi delle materie prime e dei costi energetici nell’ultima parte dell’anno, quasi 8 imprese su 10 hanno archiviato l’ultimo quadrimestre del 2022 con un fatturato in crescita o stabile rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E anche le previsioni per il 2023 sono positive. Il caro energia fa sicuramente meno paura, ma la preoccupazione resta quando si parla di inflazione e di come evolverà il conflitto russo-ucraino. Le strade scelte per crescere sono l’aumento dimensionale, l’ampliamento della produzione e l’internazionalizzazione. Oltre un quarto sta anche valutando entro i prossimi due anni operazioni di fusione e acquisizione.
“Mecspe è un appuntamento importantissimo per la manifattura: qui si parla di innovazione, asset strategico per affrontare le due transizioni digitale e green, che avranno un impatto dirompente sulle filiere industriali”, ha dichiarato Maurizio Marchesini, vice presidente di Confindustria per le Filiere e le Medie Imprese. “Basti pensare all’automotive: lo scenario che si sta delineando in Europa di fatto lascia poco spazio alla neutralità tecnologica. L’apertura ai cosiddetti e-fuel non è una soluzione soddisfacente e l’industria italiana insiste per una vera neutralità tecnologica che ad esempio comprenda anche i biocarburanti. Mentre prosegue il nostro confronto con l’Unione Europea, è però importante accelerare sugli investimenti per la transizione all’elettrico, considerato anche che alcune aziende automobilistiche già da tempo lo stanno facendo”.
Ma qual è il giudizio delle imprese sulla transizione energetica e sulla mobilità del futuro? Lo stop della produzione di motori termici a partire dal 2035, con una eventuale deroga a quelle alimentate con gli e-fuel, è giudicato negativamente da più di metà degli imprenditori, poiché la scelta privilegerà i produttori esteri, richiederà sforzi importanti e continui sul fronte della dell’attività di ricerca e sviluppo e comporterà una conversione delle linee produttive con costi elevati.