La rivoluzione silenziosa dell’IA

La rivoluzione silenziosa dell’IA

Dai data center alle reti, fino alla formazione di 100mila ore, l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, racconta come la tecnologia stia trasformando l’azienda telefonica italiana. “La sfida più grande è quella culturale”

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Non si vede, non fa rumore, ma sta trasformando completamente l’azienda. L’intelligenza artificiale in Tim è diventata una presenza costante, che attraversa divisioni e processi con una pervasività che va ben oltre i chatbot o gli assistenti vocali. È nelle infrastrutture di rete, nei sistemi di sicurezza informatica, nella gestione dei contratti, persino nel modo in cui vengono previsti i guasti tecnici prima ancora che si verifichino. “L’intelligenza artificiale è uno degli assi portanti del secondo tempo di Tim. È una tecnologia che stiamo già usando per cambiare in profondità il nostro modo di operare - spiega Pietro Labriola, amministratore delegato del gruppo -. Oggi l’IA è integrata in buona parte dei nostri sistemi di rete, nei data center, nei processi contrattuali, nel customer care, nei servizi digitali per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Non la trattiamo come una sperimentazione da osservare, ma come una rivoluzione silenziosa da vivere ogni giorno, una leva di efficienza, qualità e sostenibilità. E i risultati si vedono: più stabilità, più velocità, più valore generato per l’intero ecosistema”.

Il primo campo di applicazione è quello delle infrastrutture. Tim utilizza algoritmi avanzati per anticipare i problemi di rete prima che diventino disservizi. I sistemi predittivi analizzano i flussi di traffico, individuano potenziali congestionamenti, rilevano interferenze radio e bilanciano automaticamente il carico tra le celle. Non solo: quando viene identificata un’anomalia, il sistema può attivare autonomamente le squadre tecniche per l’intervento.

Ma è sul fronte Enterprise che Tim sta giocando una partita strategica. Il gruppo ha pianificato investimenti per circa 200 milioni di euro tra il 2025 e il 2027, destinati all’ampliamento della rete nazionale di data center. Il progetto principale riguarda una nuova struttura nei pressi di Roma, progettata per ospitare processori ad alte prestazioni dedicate all’intelligenza artificiale e tecnologie di crittografia quantistica. L’obiettivo è aumentare del 25% la capacità installata, consolidando così la leadership nella colocation, servizio che consiste nell’affittare spazio fisico all’interno di data center per ospitare i propri server e apparecchiature informatiche.

Sul versante consumer, l’intelligenza artificiale entra nella quotidianità attraverso più canali. Tim ha stretto un accordo con Perplexity, uno dei motori di ricerca Ai più evoluti, offrendo 12 mesi di accesso gratuito alla versione Pro a milioni di utenti. Una mossa che punta a rendere l’Ai generativa accessibile a una platea ampia.

Internamente all’azienda, l’IA è già al centro delle strategie di marketing e customer care. L’azienda utilizza modelli intelligenti per analizzare i comportamenti degli utenti, anticipare i rischi di abbandono e proporre offerte personalizzate. L’obiettivo è passare da un marketing reattivo a uno predittivo, capace di intercettare bisogni prima che si manifestino. Nella gestione dei contratti, i sistemi automatizzati classificano documenti, estraggono dati rilevanti e verificano clausole. Tim utilizza inoltre gemelli digitali per simulare scenari di mercato e testare l’efficacia delle campagne commerciali prima del lancio.

Ma la tecnologia non basta e Labriola lo sa bene: “La sfida più grande che abbiamo deciso di affrontare sull’IA è culturale. Abbiamo scelto di partire dalle persone, perché nessuna innovazione ha valore se non viene compresa, adottata e vissuta. Stiamo investendo su nuove competenze, su modelli di lavoro più aperti e collaborativi, su una cultura organizzativa capace di integrare l’IA nel quotidiano. Non è qualcosa che sostituisce: è una leva per aumentare la creatività, l’efficienza e la qualità del lavoro. Ma il nostro impegno va oltre i confini del Gruppo. Con l’accordo con Perplexity, rendiamo l’IA generativa accessibile a milioni di cittadini, offrendo strumenti evoluti anche a chi non ha competenze tecniche. E nel mondo Enterprise stiamo portando l’intelligenza artificiale nelle città, nelle pubbliche amministrazioni: dalle smart cities ai digital twin, dalla sicurezza predittiva alla gestione urbana avanzata. È così che costruiamo una trasformazione inclusiva, che mette al centro le persone, dentro e fuori Tim”.

Il programma di formazione “Ai Carpet” ne è dimostrazione concreta: quasi 100mila ore erogate in tre anni, con una crescita esponenziale dalle 5mila del 2022 alle 60mila previste per il 2025. La formazione è modulare e personalizzata, rivolta a tutte le funzioni aziendali, e mira a sviluppare non solo competenze tecniche ma anche una “logica Ai”, basata sulla capacità di interagire con sistemi intelligenti.

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