L'avvio della sperimentazione di un euro digitale da parte della Bce, che durerà due anni e servirà a mettere a punto le caratteristiche tecniche in vista di uno sviluppo vero e proprio; l'adozione del Bitcoin come moneta legale da parte del piccolo stato del centro America El Salvador. Notizie che mostrano quanto il tema legato alle monete digitali sia
sempre più sotto i riflettori. Una nuova frontiera che vede alla base i processi di digitalizzazione dell’economia in atto in varie direzioni e che è favorita anche dalla crescente dimestichezza dei consumatori con il digitale come conseguenza delle restrizioni legate alla pandemia. Nell’ambito delle cripto valute, sebbene si comincino a vedere prime sperimentazioni anche in casi d’uso legati ai pagamenti, siamo ancora lontani dall’affermazione e utilizzo mainstream della blockchain nell’industria dei pagamenti.
Quest'ultima rientra nelle cosiddette Dlt, ovvero Distributed Ledger Technology che sono alla base delle digital currencies. Si tratta di tecnologie distribuite, non centralizzate, con molteplici applicazioni: vengono infatti utilizzate per il controllo della supply chain (ad esempio, il sempre più comune utilizzo di Qr code per il monitoraggio della provenienza dei prodotti), per la "notarizzazione" degli eventi sfruttando le caratteristiche di immodificabilità delle Dlt abbinate al timestamping e per i sempre più diffusi Nft (Non Fungible Token, nuovi asset digitali attraverso i quali le opere d’arte possono essere generate e scambiate).
Anche se le applicazioni più note sono quelle finanziarie, a cominciare dai cripto assets, costruiti con tecnologie che permettono di costruire valute o simil valute. A queste si affiancano i DeFi, ovvero servizi di finanza decentralizzata che, attraverso i cripto assets e quindi la Dlt, permettono di trasferire valore, per esempio tramite pagamenti, o fare
trading di titoli. Le stesse cripto valute possono avere natura diversa. Le più famose sono quelle "pubbliche", come Bitcoin ed Ethereum, che sono le valute decentralizzate più propriamente dette in quanto gestite in maniera indipendente da qualsiasi autorità, in modalità "permissionless". Esistono poi cripto valute private, lanciate da imprese interessate ad avere una valuta aziendale. L’ultima categoria è quella delle valute digitali lanciate da autorità centrali, come l’euro digitale attualmente in studio. Il tipo di soggetto emittente influenza anche la stabilità del valore della moneta: oggi le cripto valute pubbliche, in virtù delle loro forti oscillazioni, sono più che altro usate come asset di investimento, mentre le stable coins sono ancorate a monete fisiche e per questo più stabili, proponendosi di diventare utilizzabili per i pagamenti.
Tra le ultime frontiere, una delle applicazioni più interessanti in via di sviluppo riguarda la moneta programmabile, ovvero tramite la quale poter effettuare pagamenti automatici sulla base di certe condizioni. Per capirne il funzionamento si può prendere il caso di una polizza assicurativa contro il maltempo che, in caso di pioggia in determinate circostanze (una vacanza o un evento particolare), preveda il rimborso di una parte delle spese. Con la moneta programmabile il pagamento dell’assicurazione potrebbe avvenire automaticamente, sulla base di dati oggettivi raccolti da fornitori terzi, senza necessità di intermediari o bonifici, con un grande risparmio in termini di tempi e di costi di processo.
Si tratta di innovazioni che imporranno alle banche di fare un nuovo salto tecnologico, i cui impatti potrebbero essere importanti e su diversi fronti. Da quelli interni ai processi tecnologici e relativi alla tesoreria, fino a quelli legati al credito. In attesa di capire fino in fondo le implicazioni, si apre una stagione di sperimentazioni, sia come soluzioni per i consumatori finali sia sul fronte degli investimenti, che renderà frizzante il settore bancario per i prossimi anni.