L’Open banking conquista 60 Paesi

L’Open banking conquista 60 Paesi
Lo rivela uno studio di Cbi e PwC, dal quale emerge anche che in due anni il numero di third-party provider che offrono account information è quadruplicato
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È il caso tipico di un’innovazione legislativa che si è mostrata capace di creare un mercato ex-novo. Le iniziative di open banking sono ormai presenti in maniera diffusa in 60 Paesi, in alcuni casi per iniziativa del regulator (come in Europa e in Gran Bretagna) e in altri degli operatori del mercato (negli Usa). Solo negli ultimi due anni il numero
di third-party provider (come gli istituti di pagamento e quelli di moneta elettronica) che offrono account information payment initiation in Europa è quadruplicato. È quanto emerge da una ricerca condotta congiuntamente da Cbi (società partecipata da circa 400 banche e altri intermediari non bancari, che svolge il ruolo di hub per l’innovazione
tecnologica) e dal gigante della consulenza PwC.

La svolta con la Direttiva

Negli ultimi anni le istituzioni finanziarie stanno rivalutando il concetto di banca tradizionale, evolvendo i propri modelli di business in un’ottica sempre più aperta, che si basa sulla condivisione di dati e informazioni tra i vari attori coinvolti per sviluppare ed erogare servizi innovativi al cliente finale. Un’evoluzione importante che comporta cambiamenti importanti non solo nella proposizione sul mercato, ma anche a livello organizzativo.

Secondo lo studio, intitolato “The Global Open banking report”, l’adozione della direttiva Psd2 ha posto le basi per lo sviluppo dell’open banking in Europa, stimolando la competizione nel mercato dei servizi finanziari, con i principali player bancari che hanno aggiornato la propria offerta con servizi open banking base, e aprendo le porte a nuovi player, contribuendo di fatto a un arricchimento dell’offerta bancaria per il cliente finale. Un’evoluzione che in ogni caso appare distante dall’esaurirsi.

Il numero degli operatori

Alcuni numeri aiutano a comprendere meglio le dimensioni del settore, che ormai conta quasi 4 mila accounting servicing payment service provider, mentre è arrivato a quota 500 il numero di provider di terze parti che offrono servizi avanzati. Inoltre, dal report emerge che l’open banking stimola la concorrenza e la coopetizione nel settore dei servizi finanziari e abilita nuovi modelli di business.

Il potenziale del settore è confermato dalle dinamiche m&a, con il solo 2021 che ha registrato operazioni per un valore intorno ai 2 miliardi di euro. Acquisizioni dettate dalla consapevolezza che i tempi rapidi richiesti dall’innovazione spesso mal si conciliano con i passaggi necessari per acquisire e sviluppare competenze all’interno del contesto societario.

Ritardo da recuperare

Per quanto concerne in particolare l’Italia, l’adozione di servizi open banking è ancora inferiore rispetto a quanto registrato in altri Paesi del Vecchio Continente, in primo luogo in quelli nordici. Un sondaggio condotto sui principali istituti bancari italiani delinea il set dei principali servizi che compongono l’offerta Open Banking nell’attuale contesto nazionale: account aggregation (55%), check Iban (45%), personal financial management (36%) e instant payment (27%).

Per Liliana Fratini Passi, direttore generale di Cbi, questi numeri attestano che l’open banking è “una grande opportunità per l’industria finanziaria per creare innovazione collaborativa, a vantaggio della clientela corporate e retail, anche grazie al lavoro aggregativo di ecosistemi precompetitivi come Cbi”. L’esperta ricorda che negli ultimi
anni, anche sulla spinta della pandemia, il sistema dei pagamenti è stato rivoluzionato. Quanto al futuro, la sua convinzione è che “le banche che continueranno a investire in innovazione tecnologica, competenze digitali e sostenibilità saranno le protagoniste della trasformata arena competitiva internazionale. Il report evidenzia infatti che siamo ancora in una fase iniziale di crescita e che ci sono ampi margini di sviluppo per gli operatori bancari che sapranno guardare oltre la compliance, verso l’open finance”.