L'Open banking cresce, ma è ancora lontano dal suo potenziale

L'Open banking cresce, ma è ancora lontano dal suo potenziale
Secondo un report di Bankitalia il numero di Tpp attivi è significativo ma le transazioni eseguite sono ancora poche. Gli istituti di credito stanno mettendo a punto i loro servizi in concorrenza con gli operatori non bancari
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L’Open banking cresce ma lo fa a tassi contenuti. È questa la principale evidenza che emerge dal report “Psd2 e Open Banking: nuovi modelli di business e rischi emergenti” pubblicato dalla Banca d’Italia, che rileva anche però come il numero di Third party providers (Tpp) sia aumentato significativamente.

L’analisi condotta ha evidenziato ancora un limitato ricorso ai servizi di Open Banking in termini di clienti coinvolti (nell’ordine di poche decine di migliaia) e transazioni eseguite (poco più di 350mila operazioni dispositivi in un semestre nel 2020), sebbene il numero di Tpp attivi non sia trascurabile (103 operatori nel secondo semestre del 2020 hanno eseguito almeno una chiamata su un’interfaccia di Open Banking) - si legge nell’indagine di via Nazionale - Il servizio di informazione sui conti (AIS) risulta relativamente più diffuso rispetto al servizio di disposizione di un ordine di pagamento (PIS). Il servizio di conferma fondi (CIS) appare pressoché trascurato dal mercato. L’elevato numero di transazioni non andate a buon fine sulle interfacce di accesso (ancora 10% delle transazioni andate in errore rispetto al totale delle transazioni eseguite nel secondo semestre 2020) rafforza l’impressione che il paradigma Open Banking si collochi ancora in una fase di sperimentazione”.

Secondo il report le banche, dopo una fase iniziale in cui hanno affrontato la normativa con l’ottica di assolvere agli obblighi di compliance, realizzando dunque le interfacce di accesso (API) e rendendo così raggiungibili dalle TPP i dati relativi ai conti di pagamento online della propria clientela, stanno avviando nuove iniziative per sfruttare i nuovi servizi di pagamento e per porsi in competizione con le TPP non bancarie.

Inoltre, se questa strategia è inizialmente rimasta ancora circoscritta ai servizi AIS/ PIS offerti in modalità standard e integrati all’interno dei siti web e delle app di mobile banking, è già presente una ulteriore evoluzione che porta lo sviluppo di servizi a maggior valore aggiunto, con modelli di business eterogenei e a volte non esplicitamente contemplati dalla normativa europea. È su questi, secondo Banca d’Italia, che vi è il vero valore dei servizi Open Banking. I servizi standard PIS e AIS possono essere sostanzialmente la “porta d’ingresso” per l’offerta di servizi a valore aggiunto e di servizi per le corporate, soprattutto quando inseriti all’interno di una offerta articolata in bundle con servizi finanziari, assicurativi, di investimento e commerciali, dai quali deriva la maggior redditività.

Questa impostazione è particolarmente valida per le banche: dopo gli investimenti tecnologici necessari per la predisposizione delle API normative per dare la possibilità di accesso ai propri conti di pagamento, stiamo assistendo ad iniziative bancarie per sfruttare commercialmente i nuovi servizi di pagamento, arricchiti da funzionalità che visualizzano l’andamento delle spese, da previsioni sulle spese future basate sulle abitudini di spesa e da funzionalità del tipo PFM, per la clientela retail, e da servizi di riconciliazione di fatture, di miglioramento della gestione della tesoreria aziendale e BFM per la clientela corporate.