I contanti sul telefonino e nello smartwatch

I contanti sul telefonino e nello smartwatch
Nel 2025 è previsto il superamento sull'uso del cash grazie al maggioe impiego di smartphone e altri device, a servizi basati su blockchain e super-app e al 'buy now pay later'
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Nonostante la digitalizzazione sia stata il vero “game changer” del mondo dei pagamenti negli ultimi decenni, la sensazione diffusa tra gli operatori e gli addetti ai lavori è di essere ancora agli inizi della rivoluzione digitale. Del resto, dalla nascita della prima carta di pagamento negli anni Cinquanta, i metodi non si sono evoluti più di tanto, tant’è che l’uso del contante è ancora radicato. All’orizzonte si staglia però adesso uno scenario di convergenza tecnologica, propensione digitale e competizione aziendale che potrebbe segnare una vera e propria sterzata “cashless”.

Se è vero che ormai la crescita dei volumi digitali non desta più grande clamore (nel primo semestre del 2022, stima l’Osservatorio Innovative Payments della School of Management del Politecnico di Milano, il transato dei pagamenti digitali in Italia ha raggiunto 182 miliardi di euro, +22% sullo stesso periodo del 2021), è altrettanto vero che proprio nel mare magnum dell’e-payment si nascondono le tendenze più strategiche del prossimo futuro. Ad esempio, la crescita più significativa si registra nei pagamenti tramite smartphone e dispositivi indossabili, come gli smartwatch, che sono stimati intorno a quota 15 miliardi di euro a fine 2022, in aumento di oltre il 100% anno su anno.

A tratteggiare una potenziale tempesta perfetta è anche l’ultima edizione del rapporto EY Digital Payment, secondo cui nel 2025 potrebbe verificarsi il sorpasso dei pagamenti digitali sul contante e sulle altre forme tradizionali. Tra i servizi più trainanti di questa transizione spiccano le nuove forme di rateizzazione e pagamento differito ricomprese nel “buy now, pay later”, i servizi basati sulla tecnologia blockchain e le cosiddette “super-app”, in grado di integrare servizi digitali di diversa natura.

La digitalizzazione, spiegano gli analisti di EY, ha ampliato e semplificato i metodi di pagamento grazie a un panel sempre più variegato di tecnologie basate su smartphone, wearable, Pos e blockchain, spingendo i consumatori e gli utenti a pretendere esperienze sempre più fluide, snelle e veloci. In quest’ottica rientra un altro tema cruciale emerso dallo studio, che chiama in causa soprattutto le aziende più tradizionali: la collaborazione con il mondo fintech, indicata come volano di ampliamento e personalizzazione delle offerte, grazie all’uso dei dati derivanti dalle transazioni effettuate, se non addirittura di sviluppo di nuovi modelli di business. Sullo sfondo (ma neanche troppo) figura pure il tema della digitalizzazione delle valute nazionali, che vede impegnati oltre 80 Paesi nel mondo con le banche centrali al seguito. E che potrebbe dare ulteriore impulso alla rivoluzione digitale.

La buona notizia per il mercato è che gli italiani si dichiarano prontissimi ad accogliere il digitale. Secondo le rilevazioni del Rapporto 2022 della Community Cashless Society, elaborato da The European House – Ambrosetti, oltre il 70% degli utenti del nostro Paese vorrebbe infatti utilizzare maggiormente strumenti di pagamento cashless, principalmente per motivi legati alla velocità, alla comodità, alla sicurezza e alla trasformazione delle abitudini. Prima, però, bisogna far sì che i consumatori siano a conoscenza degli strumenti a disposizione: il pagamento via smartphone può quasi esser dato per scontato (è conosciuto dall’81% dei cittadini), ma su pagamenti tramite dispositivi indossabili (27%), buy now pay later (19%) e altri dispositivi e piattaforme c’è ancora tanta strada da percorrere.