L'occhio scrutatore della Sec, la Consob statunitense, si sofferma sempre più sul mondo della cosiddetta finanza decentralizzata (DeFi). Un settore non regolamentato, che il Wall Street Journal, in un recente articolo a firma di Dave Michaels e Paul Kiernan, definisce il potenziale “Santo Graal” delle criptovalute. Si tratta di una nuova generazione di sistemi, basati su tecnologie peer-to-peer, per lo scambio digitale di asset finanziari che non comportano alcun intermediario che disciplina l’attività e percepisce commissioni. I progettatori DeFi sostengono di elaborare dei software che automatizzano le transazioni e, una volta completato lo sviluppo, escono di scena, consentendo lo svolgimento delle operazioni (dall’emissione di criptovalute all’offerta di prestiti o lo scambio di altri prodotti finanziari) senza alcuna entità centrale responsabile.
Un'industria da 82 miliardi di dollari
Secondo Forbes, parliamo di un’industria che attualmente, negli States, gestisce 82 miliardi di dollari e i cui numeri sono destinati a crescere. Gli “indipendentisti” della DeFi sostengono che la decentralizzazione di tali sistemi annulla la necessità di supervisione da parte di un’autorità esterna. Ma la SEC targata Joe Biden non è d’accordo. Gary Gensler, nominato presidente della Consob americana dall’inquilino della Casa Bianca (e poi confermato dal Senato lo scorso aprile), è un osso duro, ex banchiere di Goldman Sachs e professore alla MIT Sloan School of Management, e ha servito sotto Barack Obama come presidente della Commodity futures trading commission.
Il numero uno della Sec vuole portare un po’ di disciplina e sostiene che i progetti che premiano gli utenti con asset digitali, o altre forme di incentivo, potrebbero di fatto svolgere un’attività che andrebbe regolamentata, indipendentemente dal presunto livello di decentralizzazione. Inoltre, ad agosto Gensler ha detto al Wall Street Journal che c’è «un gruppo centrale di persone che non solo progetta il software, come il software open source, ma che spesso ha potere di governance e commissioni». In questi casi non si può dunque parlare di decentralizzazione, ma di intermediari che dovrebbero adeguarsi alle normative previste per gli operatori finanziari.
Un’altra preoccupazione della Sec riguarda il rischio di frodi: un utente potrebbe incappare in una piattaforma truffaldina e perdere molti solti in pochi click. Inoltre, in mancanza di un’autorità centrale, non vi è nessuno che decida chi è autorizzato a operare o quali asset possono essere scambiati. Caratteristiche che da un lato agevolano i processi, che non sono oberati dall’eccesso di burocrazia, ma che dall’altro lasciano campo libero anche a soggetti che possono agire in malafede. A ciò si aggiunge il fatto che i progetti DeFi generalmente non possiedono strutture di salvaguardia contro il riciclaggio di denaro, un tema particolarmente critico.
Il monitoraggio
Per potenziare l’attività di monitoraggio sulle transazioni di finanza decentralizzata, la Sec ha recentemente firmato un accordo con AnChain.AI, una società di analisi blockchain. Inoltre, a inizio settembre è emerso che l’autorità statunitense ha deciso di mettere sotto indagine Uniswap Labs, il principale sviluppatore del più grande sistema di scambio di criptovaluta decentralizzato del mondo. Si pensi che, secondo il fornitore di dati CoinGecko, la versione più recente di Uniswap ha registrato un volume di circa 39 miliardi di dollari ad agosto, mentre quella precedente — ancora in uso — ha gestito 14 miliardi.
Il faro della Sec si è acceso in particolare su come gli investitori utilizzano la piattaforma e sul modo in cui viene commercializzata, per valutare eventuali irregolarità.