Le tensioni geopolitiche che crescono senza sosta; i segnali contraddittori in tema di inflazione che si riflettono sull’immobilismo delle banche centrali; la lunga corsa che ha caratterizzato quasi tutte le asset class negli ultimi mesi, spingendo molte delle quotazioni verso nuovi massimi storici. È uno scenario tutt’altro che semplice quello con cui si trovano a fare i conti gli investitori, pur nella consapevolezza che i mercati finanziari hanno saputo superare tutte le crisi che si sono susseguite negli ultimi anni. È in questa cornice che si inquadra il titolo del Salone del risparmio 2024, “Alla ricerca di nuovi equilibri. Investire negli scenari globali”.
L’appuntamento organizzato da Assogestioni (l’associazione che raggruppa le società di gestione del risparmio operanti in Italia), in programma da domani a giovedì presso il MiCo di Milano, sarà aperto non a caso da una plenaria che vedrà gli addetti ai lavori confrontarsi sulla necessità di trovare nuovi equilibri per affrontare questo periodo storico, anche alla luce delle mutate esigenze dei risparmiatori e delle sfide regolamentari in atto.
Le conferenze targate Assogestioni proseguiranno con un focus particolare sul mercato unico dei capitali nell’Unione europea (che punta a superare la frammentazione oggi esistente tra i vari mercati finanziari dell’Eurozona in modo da sbloccare finanziamenti finalizzati alla crescita e creare per i cittadini nuove opportunità di investimento, con un elevato livello di protezione) e sulla Retail investment strategy, iniziativa della Commissione Ue per rendere più trasparente e imparziale la consulenza finanziaria. Su quest’ultimo fronte, per la prima volta, l’evento aprirà le porte a un confronto con alcuni rappresentanti della politica europea, che avranno l’occasione di dialogare su quanto fatto nei cinque anni appena trascorsi nell’ambito della regolamentazione finanziaria e sulle prospettive per la prossima legislatura.
"Oggi le innumerevoli sfide che dobbiamo affrontare sono racchiuse nel concetto della pluralità di scenari intorno al quale abbiamo costruito il tema portante del Salone del Risparmio”, racconta Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni. “Lo sviluppo del nostro mercato dei capitali è uno di questi”, prosegue Galli, “specialmente se visto nella cornice del progetto europeo della Capital Markets Union”.
Galli indica come prioritaria "la sfida di disegnare un sistema Paese che aggiunga valore al quadro europeo e che, allo stesso tempo, valorizzi i nostri punti di forza”. L’obiettivo non è utopistico, segnala l’esperto: “Possiamo creare uno sviluppo e una crescita sostenibile come industria e come Paese, lavorando su tre tematiche portanti: crescita delle imprese innovative, crescita degli investitori istituzionali ed evoluzione normativa certa e priva di bizantinismi”.
L’evento sarà anche l’occasione per tracciare un bilancio a 40 anni dalla nascita dell’associazione, delineando le sfide e le opportunità all’orizzonte e il contributo che il settore può dare per gestire il cambiamento in atto nel rapporto degli italiani con il risparmio e gli investimenti. "Il ruolo del settore, che Assogestioni rappresenta nella pressoché totalità, è stato quello di introdurre in Italia un modello di gestione professionale degli investimenti basato sull’applicazione di una logica di diversificazione e di pianificazione di lungo periodo”, osserva Galli. Il quale sottolinea come il valore fondante della relazione tra investitore e professionisti della gestione del risparmio sia la fiducia, “punto cardine al quale il settore è rimasto sempre ancorato, e che ha saputo rafforzare a fronte delle numerose sfide quali la deregulation degli anni Ottanta-Novanta, la bolla dot-com, la grande crisi finanziaria o anche la pandemia globale”.
Quindi sottolinea l’impegno del comparto per indirizzare i capitali privati verso il tessuto produttivo, anche delle piccole e medie imprese, attraverso strumenti dedicati come i Pir e i Pir alternativi. "La crescita di un canale alternativo a quello bancario contribuisce alla stabilità e alla crescita dell’economia reale, soprattutto se affiancato da politiche fiscali pro-mercato che permettano alle risorse di arrivare alle aziende”, sottolinea, per poi rivendicare che il settore “è anche fortemente impegnato nella promozione della cultura del risparmio e dell’educazione finanziaria, per contrastare il rischio di immobilismo della liquidità”.
Un tema strategico, quest’ultimo, considerato che secondo un recente report della Fabi (Federazione autonoma bancari italiani) lo scorso anno la ricchezza finanziaria degli italiani ha raggiunto quota 5.216 miliardi, ben 552 miliardi in più rispetto al 2019, ovvero prima della pandemia. Con conti deposito e conti correnti che continuano però a rappresentare ancora la fetta più grande della ricchezza accantonata, pari al 30% circa del totale.