“Erano 19 anni che il legislatore non interveniva per incentivare l’adesione alla previdenza complementare. Le novità in partenza nelle prossime settimane sono pertanto benvenute, anche se non esaustive”. È l’analisi di Marco Basilico, responsabile della direzione Istituzionali e Previdenza di Arca Fondi Sgr, in merito alle norme inserite dalla Legge di Bilancio 2026, che tra le altre cose prevedono un meccanismo di silenzio-assenso per l’adesione ai fondi pensione. Per i lavoratori al primo impiego o che entrano in una nuova azienda, ci sono 60 giorni di tempo per esprimere esplicitamente la volontà di mantenere il Tfr in azienda. Se ciò non avviene, questo verrà destinato automaticamente al fondo pensione previsto dal proprio contratto collettivo (Ccnl).
Non conta solo il “se”, ma anche il “come”
"L'adesione automatica è un passo estremamente positivo”, commenta Basilico. "Tuttavia dobbiamo superare l'attuale gestione dei comparti di default. Fino a questo momento il Tfr silente è finito nel comparto garantito, che a malapena difende dall’erosione dell'inflazione e - su un orizzonte di 30 anni o anche più - è una scelta inefficiente”.
La riforma del 2026 prevede, invece, che il Tfr confluisca nelle linee Lifecycle, che adattano automaticamente l'esposizione al rischio in base all'età dell'aderente: più aggressivo (azionario) quando si è giovani, più prudente man mano che ci si avvicina al pensionamento.
Il potere del tempo
Al di là di quanto previsto dalla normativa, Basilico insiste sull’importanza dell'educazione finanziaria, fondamentale per fare scelte di investimento consapevoli e orientate al lungo periodo. “Il meccanismo dell'interesse composto, che consiste nel reinvestimento dei guadagni generati anno dopo anno, fa una grande differenza. Anche piccoli investimenti mensili, se costanti, possono trasformarsi in cifre considerevoli in un arco di tempo di diversi decenni. Il tempo è il miglior alleato del risparmiatore, a patto di non sprecarlo in comparti troppo prudenti o, peggio, restando fuori dal sistema”.
Tra le altre novità in partenza da luglio c’è una maggiore modularità nell'erogazione della prestazione finale. "La possibilità di prelevare fino al 60% del capitale una volta arrivati in prestazione rende il fondo pensione molto più flessibile e attraente”, sottolinea l’esperto. "Molti lavoratori temevano di vedere i propri risparmi blindati in una rendita vitalizia troppo rigida. Con questa soglia, l'aderente può far fronte a esigenze immediate - come l'estinzione di un mutuo o il supporto ai figli - mantenendo comunque una rendita integrativa per il resto della vita”.
“Anche se la cosa più conveniente sarebbe mantenere la rendita nel fondo pensione, dal momento che i coefficienti di trasformazione in rendita assicurativa sono penalizzanti”, aggiunge Basilico.
Infine l’esperto aggiunge che il fondo pensione è anche “un ottimo metodo per trasferire ricchezza alle nuove generazioni: se con la rendita vitalizia classica in caso di premorienza i soldi vanno all’assicurazione, nel fondo pensione il montante passa ai beneficiari designati senza entrare a far parte dell’asse ereditario e con la tassazione della prestazione compresa tra il 15% e il 9%”.
Oltre la dittatura del breve termine
Un tema spesso oggetto di analisi è relativo al confronto tra il rendimento tra Tfr lasciato in azienda e fondi pensione. Per stare a tempi recenti, se il bilancio 2025 è stato particolarmente favorevole per la previdenza complementare, nel primo trimestre di quest’anno lo scenario si è rovesciato, a causa delle turbolenze che hanno colpito i mercati finanziari (la rivalutazione del Tfr, invece, è automatica e calcolata sull’andamento dell’inflazione).
"I confronti di breve sono concettualmente errati. La previdenza complementare è una maratona, non uno scatto”, sottolinea Basilico. Chi valuta il proprio fondo pensione guardando i dati degli ultimi tre o sei mesi rischia di prendere decisioni emotive dannose. La volatilità è fisiologica, ma nel lungo periodo il mercato premia sempre chi ha una visione strategica”.