Tech e competenze per la transizione

Tech e competenze per la transizione

Le varie fonti rinnovabili sono a un livello di sviluppo differenziato. Brianza (Edison Next): “Occorre un approccio personalizzato per massimizzare i risultati”

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"La transizione energetica non ha una ricetta valida per tutti. Varia in base al settore merceologico, allo stato di avanzamento nei singoli Paesi e alla luce di situazioni specifiche sui territori. Per questa ragione necessita di un approccio articolato e di competenze avanzate per essere condotta in porto con successo". È la convinzione di Giovanni Brianza, chief executive officer di Edison Next. "È una sfida che si declina nel tempo, sulla base della maturità delle tecnologie e della capacità di tutti i soggetti, pubblici e privati, di favorire lo sviluppo delle innovazioni tecnologiche e utilizzarle come leve per contribuire a un nuovo modello di sviluppo più sostenibile rispetto a quello che abbiamo conosciuto negli ultimi decenni", aggiunge. È importante, però, agire a livello di sistema, in modo da mettere in rete le competenze dei diversi soggetti che possono portare un contributo in questa direzione.

Questi temi, sottolinea Brianza, non sono in alternativa con la necessità di mantenere una competitività elevata delle industrie sul mercato, a maggior ragione alla luce dello scenario che stiamo vivendo, caratterizzato da sorprese che si susseguono a ritmo continuo, mettendo a dura prova chi ha bisogno di certezze per programmare investimenti: "Sappiamo che la tecnologia evolve con una rapidità inimmaginabile fino a qualche tempo fa, ma non è facile concretizzare il suo potenziale in ogni progetto" aggiunge, evidenziando come il tema delle competenze sia altrettanto decisivo.

Secondo Edison Next, nell’immediato i Power Purchase Agreement (Ppa) sono la soluzione più efficace per stabilizzare il prezzo dell’energia e al tempo stesso ridurre l’impronta carbonica dei processi produttivi dell’industria, impegnando da un lato l’operatore energetico a rendere disponibile un quantitativo di energia rinnovabile a un prezzo definito, dall’altro l’industria stessa a ritirare l’energia contrattualizzata. "In parallelo provvedimenti come l’Energy Release (meccanismo finalizzato a favorire l’installazione di nuova capacità di generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili, ndr) sostengono la competitività delle imprese, generando nello stesso tempo un meccanismo virtuoso che lega il destino del mondo industriale a quello dei soggetti abilitanti". Il riferimento è in particolare alle ESCo (imprese in grado di fornire tutti i servizi tecnici, commerciali e finanziari necessari per realizzare un intervento di efficienza) che, grazie alla gestione integrata degli aspetti energetici, alle proprie competenze e all’apporto di capitali, possono essere un catalizzatore per gli interventi di decarbonizzazione e di calmierazione dei prezzi: "Convinti della sua efficacia, auspichiamo il rinnovo del meccanismo dell’Energy Release".

Altre soluzioni applicabili nel breve termine sono l’efficienza energetica e la biomassa da filiera corta, che ha un potenziale importante nel nostro Paese. "Guardando al medio termine il biometano rappresenta un’opportunità soprattutto per i settori della chimica, acciaio, carta e ceramica al 2030 come vettore in sostituzione al gas naturale — spiega ancora Brianza — Se vogliamo arrivare alla produzione di 6 miliardi di metri cubi di biometano previsti dal Pnrr dobbiamo creare le condizioni per scalarlo". Per quanto riguarda la cattura, stoccaggio e uso della CO2, fondamentale soprattutto per i cementifici, la sua convinzione è che la reale applicazione dipenderà dalla messa a terra delle infrastrutture a supporto.

Infine, nel lungo periodo, le soluzioni più promettenti sono idrogeno e nuovo nucleare in risposta soprattutto alle necessità dei settori hard to abate: "Si tratta di tecnologie che possono anche essere collegate perché è verosimile ipotizzare che l’idrogeno possa essere prodotto al Sud da fonti rinnovabili, al Nord da nucleare". Il manager ne parla come di un’occasione importante che per essere colta richiede la capacità di fare sistema tra i vari stakeholder territoriali: "Si può utilizzare una centrale nucleare per fornire il vettore termico all’industria e poi utilizzarlo, insieme ai cascami termici, per alimentare una rete di riscaldamento — è un’azione di sistema che riguarda dei distretti industriali".

Proprio alla luce dei differenti gradi di sviluppo delle energie rinnovabili e delle tecnologie per il relativo sfruttamento, conclude, la scelta aziendale è di puntare "su un mix di soluzioni, che progettiamo ad hoc per il singolo cliente a seguito di un’attenta analisi delle sue esigenze e dei suoi obiettivi di decarbonizzazione".

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