L’incertezza non è una novità. Chi investe, si trova da anni a fare i conti con una serie di incognite rilevanti. La sfida dal lato dell’offerta è individuare le soluzioni più indicate in base al momento, alla propensione al rischio dell’investitore e ai suoi obiettivi.
In questo contesto, Marco Formaggio, global head of Private Investors & Internal Network Solutions di UniCredit, segnala l’interesse crescente verso i certificates, soluzioni finanziarie che consentono di esporsi a un sottostante (ad esempio un’azione, un indice azionario, una valuta, una materia prima o un tasso di interesse), con la possibilità di scommettere sul rialzo, la stabilità o il ribasso dello stesso. “La domanda è molto forte: nell’anno che sta per concludersi, il collocato sul primario dovrebbe superare i 30 miliardi di euro, rispetto ai 23 miliardi del 2024, andando a segnare il massimo storico”, spiega l’esperto. Quello dei certificati d’investimento è un universo molto ampio e senza confini precostituiti, dato che possono essere confezionati i prodotti più disparati in base alle opportunità del momento e alle richieste della clientela.
“In questo periodo i risparmiatori si concentrano soprattutto sui prodotti a capitale protetto (quelli che impediscono perdite del capitale oltre un certo limite, ndr) che rappresentano circa due-terzi del mercato, mentre quelli condizionatamente protetti incidono per un terzo”, spiega. Sul secondario (vale a dire le transazioni relative a titoli già emessi), l’Italia è il primo mercato europeo per queste soluzioni, con oltre 35 miliardi di turnover, di cui quasi un terzo relativi ai prodotti a leva, vale a dire prodotti che amplificano – al rialzo e al ribasso – le performance dei sottostanti. “Questo successo è legato alla ricerca di strumenti che combinano protezione e rendimento in un contesto di volatilità e tassi in evoluzione”, aggiunge Formaggio. Confermando, di fatto, come la priorità sia trovare il giusto mix tra assunzione del rischio e ricerca di rendimento, nella consapevolezza che tenere i soldi fermi in deposito significa accettare una perdita sicura. Infatti, anche se l’inflazione non è più ai livelli di qualche trimestre fa, continua a erodere il valore reale dei patrimoni allocati su soluzioni che non generano rendimento.
L’evoluzione tecnologica impatta sul fronte degli investimenti in una duplice direzione. Da una parte sul versante dei prodotti “nascono nuove asset class e nuovi temi di investimento come criptovalute, blockchain e intelligenza artificiale”, dall’altro offrendo la possibilità di ideare nuove soluzioni per migliorare i processi “stiamo esplorando le potenzialità della Distributed ledger technology e della tokenizzazione, che potrebbero rivoluzionare la gestione delle operazioni, aumentando trasparenza, efficienza e velocità”.
Al di là di questo ambito, le vicende sociali ed economiche si riflettono nella crescente domanda di certificates con sottostanti in settori come difesa, infrastrutture e resilienza economica. In sostanza si tratta di intercettare quei filoni che attraggono flussi importanti di capitali e che non sono ancora riflessi nei valori dei titoli azionari. “Abbiamo sviluppato soluzioni legate a indici tematici legati alla situazione dazi o per beneficiare degli investimenti nel campo della sicurezza e in quello infrastrutture”, racconta Formaggio. Per poi sottolineare che l’innovazione passa da due direttrici: nuovi sottostanti e payoff (cioè la modalità in cui i prodotti vengono proposti al mercato) evoluti. Mentre, a livello congiunturale si assiste a una convergenza tra prodotti amministrati e gestiti: alcuni fondi incorporano componenti derivate per offrire strategie più sofisticate, il che consente di proporre soluzioni che rispondano alle esigenze specifiche di ogni cliente. A questo proposito, la scelta fatta da UniCredit è di integrare fabbrica prodotto e rete distributiva, con l’obiettivo di puntare a una maggiore integrazione e coerenza tra la progettazione delle soluzioni di investimento e la relativa distribuzione, con la possibilità di sviluppare prodotti che rispondono a esigenze reali del mercato, grazie anche a una maggiore rapidità nell’emissione e nel collocamento.
“Abbiamo unificato - spiega - l’intera struttura dell’offerta offerta, quindi sia l’amministrato, che il gestito con la possibilità di offrire un ventaglio più ampio di opzioni di investimento, anche non della casa”. Quanto ai fondi, “stiamo portando avanti un processo di internalizzazione che permette di ottimizzare la gestione, pur mantenendo la possibilità di accedere alle soluzioni più competitive disponibili sul mercato”.