Il racconto che si fa intorno alla città di Roma spesso richiama il ruolo di “Caput Mundi” eterna, prigioniera di un’inerzia che la immobilizza tra i fasti dei Cesari e dei Papi, mentre la città oggi rivendica una nuova identità. La sfida è sul duplice piano economico e politico: trasformare l’immenso patrimonio culturale in un laboratorio vivo, un ecosistema creativo capace di generare sviluppo, valore aggiunto e innovazione. È in questo scenario di che si inserisce la mostra “Roma Terzo Millennio”, inaugurata presso lo spazio WeGil di Trastevere. Non si tratta di una semplice rassegna documentaria, ma di un manifesto programmatico voluto dalla Regione Lazio e curato da Umberto Vattani, già segretario generale del ministero degli Esteri e attualmente presidente della Venice International University. L’obiettivo è rompere l’immagine che imprigiona la città, riducendola a un museo a cielo aperto, per restituirle la sua verità di organismo in evoluzione costante.
Per decenni, l’immagine di Roma proiettata dalle guide turistiche e dalle mappe diffuse in tutto il mondo ha confinato la città nel solo perimetro del centro storico. Come sottolinea Vattani “la Roma degli imperatori e dei Papi. E lì si ferma”. Al WeGil, al contrario, viene celebrato il “grande assente”, il Novecento. Del resto, la sede scelta favorisce questa lettura. “Uno degli aspetti più affascinanti della struttura è la sua capacità di unire passato e presente. Gli spazi interni, pur mantenendo l’originale impianto architettonico, all’epoca modernissimo, sono stati adattati per ospitare tecnologie e allestimenti contemporanei”, sottolinea il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. La cultura deve essere letta come un asset strategico. L’assessora alla Cultura, Pari Opportunità, Politiche giovanili e della Famiglia, Servizio civile della Regione Lazio, Simona Renata Baldassarre, sottolinea questo cambio di paradigma: “L’obiettivo è far conoscere la città oltre i fasti dell’età classica, del Rinascimento e del Barocco, per affermare come la moderna metropoli sia un laboratorio, un ecosistema creativo capace di trasformare il suo patrimonio culturale in un motore economico”.
Rivendicare il ruolo di Roma nel contemporaneo, sottolinea Baldassarre, è una scelta strategica: significa affermare che la cultura è un motore di sviluppo. Il superamento della damnatio memoriae nei confronti delle architetture del secolo scorso è un’operazione di pragmatismo. A questo proposito va ricordato il ruolo che la diplomazia italiana ha avuto nel traghettare Roma verso la modernità. Fu proprio il ministero degli Esteri a reagire per primo a un racconto che confinava l’Italia esclusivamente nel passato. Vattani ricorda la scelta di collocare opere d’arte italiane in luoghi simbolo internazionali, come fatto con la scultura “Nereide”, di Emilio Greco, in Carlos Place a Londra. Un gesto che segnò l’inizio di una nuova strategia: l’arte italiana contemporanea cominciò a occupare i luoghi simbolici delle metropoli globali, da New York a Tokyo.
Questo slancio è tornato a Roma trent’anni fa con la creazione della Collezione Farnesina. In un edificio tradizionalmente chiuso, nacque la prima grande collezione pubblica di arte contemporanea, un gesto senza precedenti che spinse i diplomatici a guardare al territorio non più per singoli monumenti, ma per sistemi di relazioni. Da qui nacque l’intuizione del “Distretto del Contemporaneo”, quel tratto dell’ansa nord del Tevere che oggi rappresenta una delle aree più dinamiche della capitale. Il cuore della mostra è la metafora della “Roma come cometa”. Non più cerchi concentrici che si avvitano su un centro saturo, ma una traiettoria luminosa che attraversa il tempo. La testa della cometa è il Distretto del Contemporaneo (Farnesina, Foro Italico, Maxxi). La scia segue la dorsale del Tevere, attraversa l’Eur e si proietta verso Ostia e il Mediterraneo.
Questa visione policentrica è una risposta diretta alle sfide urbanistiche del Terzo Millennio. Roma ritrova il suo destino di città di mare, capace di aprirsi a nord verso l’Europa e a sud verso le rotte commerciali. È una nuova lettura che non rimuove le periferie, ma le integra in un disegno di rigenerazione qualitativa, supportata anche dalla ricerca scientifica, come dimostrano le sezioni della mostra dedicate alla “fisica dei sistemi complessi” applicata ai flussi urbani. La mostra al WeGil si apre verso le nuove generazioni. È ai “ragazzi e ragazze di oggi”, che viene consegnata questa visione di una Roma che smette di guardarsi allo specchio con nostalgia.