La sfida è governare l’incertezza

La sfida è governare l’incertezza

Dalle tensioni geopolitiche ai segnali contrastanti emersi dalle trimestrali delle quotate, crescono le incognite all’orizzonte, ma le Borse continuano a salire al traino dell’innovazione dirompente dell’intelligenza artificiale

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“Il Forum di Davos ha certificato il tramonto definitivo degli equilibri che hanno retto il mondo per decenni. La globalizzazione sta lasciando spazio a una frammentazione sempre più accentuata”. Così Moreno Zani, presidente di Tendercapital, delinea lo scenario nel quale si trovano a operare gli investitori e che condiziona anche le scelte della società di asset management. L’esperto sottolinea che “non siamo di fronte a una crisi passeggera, ma a un cambiamento strutturale: le tensioni emerse tra partner storici indicano che il ritorno al passato non è un’opzione sul tavolo”.

Uno dei temi più dirompenti portati all’attenzione del Forum riguarda le mire degli Stati Uniti sulla Groenlandia. Zani sottolinea come il controllo di quel territorio sia diventato centrale per gli Usa per diverse ragioni. Dalla sicurezza nazionale alle vie di comunicazione artiche e persino, con una visione al limite, per lo stesso futuro dell’intelligenza artificiale e della gestione dei dati a livello globale. “Oggi i limiti nello sviluppo dell’AI sono il trattamento dei dati, non solo per ciò che concerne la potenza di calcolo, ma per la quantità di energia necessaria al funzionamento degli impianti ivi compresa la capacità di raffreddamento delle infrastrutture stesse. I data center producono una quantità di calore immensa e la Groenlandia, con le sue temperature artiche costanti, potrebbe rappresentare una nuova frontiera naturale alla soluzione del problema. Installare infrastrutture critiche in quell’area permetterebbe di abbattere i costi energetici legati alla ventilazione forzata”.

Questo nuovo scenario impatta sulle strategie d’investimento. La spinta verso l’indipendenza tecnologica e la messa in sicurezza delle catene di approvvigionamento sta spingendo gli Stati Uniti verso politiche commerciali aggressive. L’Europa si trova stretta tra la forza d’urto americana e l’avanzata dei colossi cinesi. “Siamo di fronte a due superpotenze che si scontrano frontalmente e in mezzo c’è l’Europa che deve colmare un gap tecnologico e infrastrutturale preoccupante”, osserva Zani. “Questo ci porta a riflessioni inevitabili sulla spesa pubblica. Quanto dovranno pesare gli investimenti dell’Ue nella difesa e quanto nell’infrastruttura digitale? Questo binomio comporterà un aumento tendenziale dei debiti pubblici, alimentando i timori dei risparmiatori riguardo a un possibile ritorno inflazionistico”, aggiunge.

Oltre a queste incognite, nell’analisi di Tendercapital, la volatilità è accentuata dalla figura di un presidente statunitense che interviene a gamba tesa su dossier economici e diplomatici, mutando orientamento di continuo. Questa imprevedibilità rende arduo formulare previsioni a medio termine, spingendo gli investitori istituzionali verso una diversificazione sempre più spinta per non subire passivamente gli umori di Washington. “La nostra indicazione è di privilegiare scadenze obbligazionarie comprese tra i 5 e i 7 anni, in modo da ottenere un rendimento soddisfacente senza esporsi a rischi di volatilità eccessiva che caratterizzano le scadenze più lunghe, considerando che – nelle condizioni attuali – è difficile fare previsioni di lungo termine sui tassi”, aggiunge. Sul fronte azionario, serve cautela sul dollaro. “Bisogna prima comprendere quale sarà la reale direzione politica del nuovo governatore della Federal Reserve, Kevin Warsh”. Conosciuto per le sue posizioni critiche verso un eccessivo interventismo monetario, Warsh dovrà bilanciare la lotta all’inflazione con le pressioni politiche per tassi più bassi.

Inoltre, nonostante le brusche oscillazioni delle ultime settimane, Zani ritiene fondamentale investire una quota di portafoglio tra il 5 e l’8% tra oro e argento, “decorrelati dalle asset class principali”.Un altro tema da monitorare riguarda la sostenibilità dei multipli raggiunti dai Big dell’intelligenza artificiale, a maggior ragione dopo le ultime trimestrali che hanno offerto indicazioni discordanti. “È iniziata la fase della selezione: il mercato ora premia solo chi dimostra risultati tangibili”, rimarca Zani. Per il quale probabilmente nei mesi a venire assisteremo a una forte dispersione dei rendimenti, anche se la difficoltà di interpretare i segnali che emergono sul mercato e le incertezze geopolitiche spingono l’esperto ad auspicare per i non addetti ai lavori un approccio diversificato al tema AI, evitando scommesse sui singoli titoli. “Per ora l’attenzione è su strumenti come ChatGPT o Gemini, ma la vera rivoluzione riguarderà gli umanoidi e l’integrazione della robotica nelle auto e nelle abitazioni. Tra qualche anno i robot domestici saranno comuni quanto i computer”.

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