Ecco dove l’IA funziona davvero

Ecco dove l’IA funziona davvero

Dall’inserimento degli ordini alla gestione dei reclami, i processi cross-industry in cui l’intelligenza artificiale porta vantaggi concreti e misurabili. La ricetta: partire semplice, misurare i risultati, scalare gradualmente

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Il problema non è capire se l’intelligenza artificiale cambierà il modo di lavorare delle aziende: qui, il dibattito è chiuso. La domanda che ancora non trova una risposta condivisa è concreta: quali processi vale la pena automatizzare oggi, con gli strumenti disponibili, per raggiungere risultati? Secondo le stime il 90% dei progetti IA aziendali fallisce. La trappola in cui cadono molte imprese è quella di voler fare troppo, troppo presto. Si discute di agenti autonomi, di modelli capaci di ragionare. Nel frattempo, in ufficio, qualcuno passa ore al giorno a copiare righe da una mail a un gestionale. “È lì che l’IA funziona davvero: nei processi ripetitivi, precisi, descrivibili, che consumano tempo senza produrre valore intellettuale. Partire dal più semplice, dal misurabile”, commenta Luca Seu, ceo e fondatore di Noveo, software house italiana specializzata in soluzioni IA per le imprese. Non un principio teorico, ma il distillato di progetti già attivati con clienti che hanno scelto di non aspettare la rivoluzione e di migliorare ciò che già facevano. “Il primo esempio è l’acquisizione degli ordini, che abbiamo attivato, fra gli altri, col leader della frutta Noberasco. Un cliente invia un’email con la richiesta, un operatore la legge, cerca i codici articolo corrispondenti nel gestionale e inserisce manualmente l’ordine nel sistema Erp. Moltiplicato per centinaia di email, quel flusso diventa un collo di bottiglia invisibile ma costoso”, spiega l’esperto. “Con la nostra soluzione, un sistema IA legge l’email, identifica i prodotti, li abbina ai codici articolo interni e propone una bozza d’ordine che l’operatore approva”. I vantaggi sono tre: la velocità di risposta al cliente, la riduzione degli errori e la tracciabilità del processo commerciale. “Quest’ultima è importantissima, sebbene spesso sia sacrificata a favore della sola tracciabilità in fase produttiva”, osserva Seu.

Il secondo caso riguarda la generazione di preventivi. La logica è identica: se un’azienda dispone di listini strutturati e riceve richieste di offerta, l’IA può leggere la richiesta, consultare il listino, costruire il preventivo e restituire una bozza pronta all’invio. Il tempo dell’operatore si concentra sulle eccezioni e sulle trattative.

Il terzo caso d’uso è la gestione dei reclami: l’IA classifica il reclamo, cerca i precedenti simili nel database aziendale e propone una risposta preconfezionata che l’operatore può modificare e inviare. “L’essere umano resta centrale nella comunicazione con il cliente, ma il lavoro di ricerca e classificazione diventa quasi istantaneo”, spiega Seu, che aggiunge: “Nel mercato del software la norma è vendere licenze: il cliente paga, installa e poi dipende dal fornitore per ogni modifica. Noveo ha scelto un modello diverso: sviluppiamo framework proprietari a partire dalle esigenze di ogni cliente e rilasciamo il codice sorgente: l’azienda lo possiede e può modificarlo”.

C’è poi un problema tecnico che chi lavora con l’IA applicata ai documenti aziendali conosce bene: “I grandi modelli linguistici - spiega - faticano a gestire file Word, Pdf o Excel così come sono. E anche quando riescono a leggere il documento, non sanno indicare esattamente dove hanno trovato un’informazione”. DocuCore, soluzione di Noveo in corso di brevettazione, nasce per risolvere questi limiti. Il sistema è in grado di identificare i segmenti di un documento che corrispondono a una determinata informazione estratta dall’IA. “Se il software ha letto un ordine allegato a un’email e ha proposto ‘20 sacchi di noci’ – racconta il ceo - l’operatore può cliccare su quella voce nella sua interfaccia e il sistema fa automaticamente zoom sul punto esatto del originale dove quella quantità era indicata. Un approccio grafico, orientato all’utente, che riduce gli errori e velocizza il lavoro”.

Ma se la tecnologia funziona perché nove progetti IA su dieci falliscono? “I clienti devono capire cosa è fattibile e cosa no. Il lavoro di chi spiega come funziona l’AI è fondamentale: non si tratta solo di tecnologia, ma di educazione”. Quanto al futuro, Seu è cauto: “Chiunque faccia previsioni sbaglia, ma una cosa è certa: i sistemi diventeranno progressivamente più accurati, il controllo umano su ogni operazione si ridurrà e le aziende che avranno costruito i loro flussi automatizzati partiranno avvantaggiate. Non perché avranno saltato la curva di apprendimento, ma perché l’avranno percorsa un processo alla volta”. Per un’azienda che voglia valutare l’adozione dell’AI, il punto di partenza non è scegliere la piattaforma ma mappare i processi e chiedersi: dove spendiamo tempo ogni giorno per fare cose che potrebbero essere descritte con regole precise? Dove i nostri collaboratori copiano-incollano, cercano, trascrivono? Quei punti sono la porta d’ingresso.

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