Città intelligenti: il ritardo dell'Italia

Città intelligenti: il ritardo dell'Italia

Il mercato mondiale delle smart city vale già 170 miliardi di dollari e punta a 451 miliardi entro il 2034. La sfida non è soltanto tecnologica ma di governance, connettività e servizi reali

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C’è un numero che fotografa il momento che le città stanno attraversando: 451 miliardi di dollari. È il valore a cui è stimato il mercato globale delle infrastrutture Ict per le smart city entro il 2034, partendo dagli attuali 170,67 miliardi del 2025, con un tasso di crescita annuo composto dell’11,42% (Precedence Research, 2025). Se si allarga l’orizzonte all’intero ecosistema smart city — connettività, mobilità, energia, governance digitale — le proiezioni diventano ancora più vertiginose: da 1,2 trilioni di dollari nel 2023 a 5,3 trilioni entro il 2032, con un tasso di crescita annuo del 17,7%.

I dati generati dalle infrastrutture urbane connesse cresceranno di oltre il 140% tra il 2023 e il 2027, trainati soprattutto dall’illuminazione pubblica intelligente e dai sistemi di trasporto integrato. Dietro questi numeri c’è una trasformazione strutturale che riguarda il modo in cui abitiamo, ci muoviamo, consumiamo energia e interagiamo con le pubbliche amministrazioni. Il 5G, l’Internet of things e l’edge computing ne sono i pilastri tecnologici.

Al centro di qualsiasi discorso sulle smart city c’è la connettività: senza reti affidabili e capillari, tutti gli altri strati tecnologici semplicemente non funzionano. Il TeleGeography Market Connectivity Score 2026 — uno strumento che aggrega 45 indicatori per oltre 3.000 città nel mondo — racconta dove si concentra la connettività globale e dove invece restano ancora vuoti strutturali. Nella classifica delle città più connesse al mondo, la top 10 di inizio 2026 è dominata da pochi hub consolidati: Londra e Francoforte si contendono la vetta (rispettivamente a 60,7 e 60,1 punti su 100), seguite da Tokyo, Singapore e Amsterdam. In Europa, Parigi si ferma a 50,7. Il quadro mostra che anche all’interno del continente i divari sono significativi: fuori dalla ristretta cerchia di Londra, Francoforte, Amsterdam e Parigi, la gran parte delle città europee — incluse le italiane — si colloca in una fascia di connettività sensibilmente inferiore.

La classifica delle città con il più alto potenziale di sviluppo è dominata da mercati asiatici — Hong Kong, Manila, Hangzhou, Shenzhen — a conferma che il baricentro degli investimenti in infrastrutture digitali si sta spostando verso est. In Italia, il rischio più concreto è che le aree marginali e le periferie restino tagliate fuori. Non si tratta di un problema puramente tecnico: la mancanza di infrastrutture adeguate si traduce in mancanza di accesso a servizi che potrebbero migliorare concretamente la vita dei cittadini. Il divario geografico è una costante: in linea di massima il Nord va meglio del Centro, e il Centro meglio del Sud, ma con eccezioni significative. È su questo punto che Domenico Lanzilotta, direttore di City Vision, mette in guardia da una lettura semplicistica: “Misurare la disponibilità di connessione, la qualità delle infrastrutture e la velocità di banda è giusto ed è necessario, ma non basta. Oggi è doveroso capire in che modo queste potenzialità tecniche si accompagnino alla formazione delle persone che lavorano nella pubblica amministrazione e, soprattutto, in che misura si traducano in servizi pubblici più accessibili ed efficienti grazie al digitale. La frontiera delle smart city si gioca sulla capacità di raccogliere, elaborare e restituire i dati in forma di servizi utili”.

Grafico a cura di Silvano Di Meo
Grafico a cura di Silvano Di Meo 

Un esempio concreto viene da Genova, scelta come città pilota per il progetto del Cnr-Imati sul gemello digitale del cittadino: un modello consente al sistema urbano di calcolare percorsi ottimizzati non solo in base alla distanza, ma a un insieme articolato di variabili individuali — livello di Pm10, esposizione al sole, presenza di scalini, disponibilità di soste. Un anziano, una mamma con passeggino e una persona con una patologia cardiaca ricevono ciascuno un percorso su misura. “Il Paese sta avanzando, ma lo fa in modo frammentato, con territori che accelerano in maniera significativa e altri che procedono più lentamente. Spesso l’innovazione non segue uno schema unico e può emergere anche fuori dai poli più prevedibili. Basti pensare che al vertice del City Vision Score, indice che misura la Smart Governance curato da Blum e Prokalos per City Vision, ci sono due città di provincia: Vicenza e Prato”, commenta Lanzilotta.

Cartina a cura di Silvano di Meo
Cartina a cura di Silvano di Meo 

A confermare che il digitale può fare la differenza anche in piccoli contesti ci sono le oltre 150 buone pratiche censite da City Vision attraverso il premio annuale: dalla rigenerazione collaborativa di un quartiere a Fano ai laboratori digitali nelle scuole e nei centri anziani. Il quadro che emerge è quello di un Paese che ha le potenzialità per giocare un ruolo rilevante nella transizione verso le smart city, ma che sconta ancora ritardi strutturali. Il Pnrr ha rappresentato una leva straordinaria, e i Comuni che sono stati capaci di attrarre e spendere bene queste risorse lo dimostrano già nelle classifiche. Ma senza colmare il gap di connettività nelle aree marginali e senza investire nella formazione delle persone — sia nella Pa sia tra i cittadini — nessuna infrastruttura tecnologica riuscirà a esprimere il suo pieno potenziale.

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