Climatizzazione, la domanda spinge l’innovazione

Climatizzazione, la domanda spinge l’innovazione

Temperature più alte, transizione energetica e nuovi utilizzi sostengono il mercato. In Italia il settore vale 2,9 miliardi. Efficienza e pompe di calore ridisegnano l’offerta

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Temperature in aumento, elettrificazione degli edifici e transizione energetica stanno ridisegnando il mercato della climatizzazione. Un settore che non risponde più soltanto alla necessità di raffrescare gli ambienti nei mesi estivi, ma si estende sempre più al riscaldamento e alla gestione energetica degli edifici. In questo scenario l’Italia può contare su una filiera industriale rilevante e su un comparto che negli ultimi anni ha ampliato dimensioni e ambiti di applicazione.

A fotografarne le dimensioni è la rilevazione annuale di Assoclima, associazione federata ad Anima Confindustria. Nel 2025 il fatturato realizzato in Italia dai componenti per i sistemi di climatizzazione ha raggiunto 2,9 miliardi di euro, con una crescita dell’8,5% rispetto all’anno precedente. La produzione nazionale si è attestata a 1,2 miliardi, in aumento del 6,4%.

A sostenere l’incremento è stato soprattutto il comparto dell’espansione diretta, che comprende i sistemi nei quali il fluido refrigerante raggiunge direttamente le unità installate negli ambienti. Mono e multisplit rappresentano oltre la metà del mercato (54%), seguiti dalle pompe di calore e chiller condensati ad aria (21%) e dai sistemi Vrf - Variable Refrigerant Flow (11%). Secondo Assoclima, dietro questa dinamica ci sono diversi fattori: l’aumento delle temperature estive, un consistente mercato di sostituzione legato all’ampio parco di apparecchi già installati e il crescente utilizzo dei climatizzatori split anche per il riscaldamento. La diffusione delle pompe di calore elettriche sta infatti rendendo il mercato progressivamente meno legato alla sola stagione estiva e lo inserisce nel più ampio processo di elettrificazione degli edifici.

A modificare lo scenario è anche la crescente concentrazione della popolazione nelle città. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), le aree urbane si stanno riscaldando a un ritmo circa doppio rispetto alla media globale ed entro il 2050 fino a 1,6 miliardi di abitanti potrebbero essere esposti a condizioni di caldo estremo. Il raffrescamento diventa così anche un tema di progettazione degli edifici e delle città, dove alla necessità di garantire condizioni di comfort con temperature più elevate si affianca quella di contenere i consumi energetici.

Le prospettive indicano una crescita strutturale della domanda. Il Global Cooling Watch 2025 dell’Unep stima che, proseguendo lungo le tendenze attuali, la domanda mondiale di raffrescamento potrebbe più che triplicare entro il 2050. Gli utilizzi vanno ormai ben oltre abitazioni e uffici: il controllo della temperatura è necessario negli ospedali, nella conservazione di alimenti e farmaci e in numerosi processi industriali. L’Unep considera infatti il raffrescamento un’infrastruttura essenziale per il funzionamento delle economie e delle città. Già oggi, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), le consegne annuali di condizionatori nel mondo sono superiori del 25% rispetto a cinque anni fa.

A questi ambiti si aggiungono le infrastrutture digitali. La crescita dell’intelligenza artificiale e della capacità di calcolo sta aumentando le esigenze di raffreddamento dei data center e, con esse, la necessità di tecnologie in grado di smaltire il calore prodotto dai server. Il raffreddamento diventa quindi una componente cruciale della progettazione e del funzionamento dei centri di elaborazione dati. Assoclima individua proprio nello sviluppo dei data center uno dei fattori destinati a sostenere il comparto nei prossimi anni.

L’aumento della domanda pone però anche il tema dei consumi. Una parte importante dell’innovazione punta a ottenere lo stesso livello di comfort utilizzando meno energia. L’Iea rileva che nell’ultimo decennio l’efficienza media dei climatizzatori venduti è migliorata in diverse regioni del mondo. A evolvere è anche la gestione degli impianti: sensori e sistemi digitali consentono di modulare automaticamente temperatura e funzionamento in base alle effettive necessità degli ambienti, limitando gli sprechi. A spingere l’innovazione contribuiscono anche le regole europee sui gas fluorurati utilizzati come refrigeranti. Il regolamento Ue approvato nel 2024 ha introdotto un calendario di restrizioni progressive, con i primi divieti già scattati nel 2025 e nuove soglie previste dal 2027 in avanti. Un percorso che sta orientando i produttori verso refrigeranti a minore impatto climatico e nuovi adeguamenti tecnologici. I dati italiani più recenti mostrano intanto un mercato in trasformazione, ma ancora sensibile all’andamento delle temperature. Nel primo semestre 2026, complice un avvio tardivo della stagione calda, hanno rallentato le vendite dei sistemi tradizionali destinati soprattutto alla climatizzazione domestica. Sono invece cresciute le soluzioni più evolute, progettate per gestire contemporaneamente più ambienti e, in alcuni casi, integrare anche la produzione di acqua calda. Un segnale dello spostamento della domanda verso impianti capaci di rispondere a esigenze diverse durante l’intero arco dell’anno.

Il mercato, dunque, non cresce soltanto in dimensioni, ma si amplia per funzioni e ambiti di utilizzo. Alla domanda legata all’aumento delle temperature si affiancano quella generata dalle infrastrutture digitali e la spinta verso edifici più elettrificati ed efficienti. Per l’industria italiana la sfida è intercettare un mercato mondiale in espansione e, allo stesso tempo, presidiare le fasce a maggiore contenuto tecnologico.

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