Il 61% degli italiani pensa che le prossime generazioni avranno una qualità della vita peggiore. Una quota superiore alla media europea, ferma al 55%, e a quella mondiale, pari al 46%. È uno dei risultati del Future Risks Report 2026 di Axa, realizzato con Ipsos, che mette in relazione la percezione delle minacce ambientali, geopolitiche e tecnologiche con le aspettative sul futuro. Ne emerge un’Italia preoccupata soprattutto per il clima e l’instabilità internazionale, ma anche per il costo della vita e le divisioni sociali.
La ricerca, arrivata alla tredicesima edizione, raccoglie il punto di vista di esperti e cittadini sui rischi emergenti nei prossimi 5-10 anni. Misura dunque timori e aspettative, non la probabilità che gli eventi si verifichino.
Il clima resta in testa
Nel caso italiano, il cambiamento climatico occupa il primo posto nelle valutazioni di entrambi i gruppi: l’88% dei cittadini intervistati si considera vulnerabile ai suoi effetti. La disponibilità a intervenire sulla propria abitazione, però, è molto più contenuta. Solo il 26% si dichiara disposto a investire per adattarla alle conseguenze del cambiamento climatico.
La distanza tra preoccupazione e intenzione di agire torna anche in altri risultati dell’indagine. Il 90% degli italiani ritiene che misure preventive adeguate possano evitare o attenuare i principali rischi, mentre il 73% non si sente preparato ad affrontare una crisi di ampia portata. Credere nell’utilità della prevenzione, quindi, non equivale a ritenersi in grado di gestire un’emergenza.
Dopo il clima viene la geopolitica. Il 78% dei cittadini italiani si sente vulnerabile di fronte all’instabilità internazionale, contro il 68% rilevato a livello globale. Anche nella graduatoria europea dei rischi percepiti dai cittadini la geopolitica è seconda, mentre su scala mondiale scende al settimo posto. Il rapporto riconduce la vicinanza di questa minaccia alle possibili ricadute su energia, prezzi, approvvigionamenti e sicurezza economica.
Le divisioni tra generazioni
Le preoccupazioni per il futuro si accompagnano a una percezione diffusa delle divisioni interne alla società. Il 72% degli italiani la considera frammentata e il 59% dichiara di avere sperimentato tensioni con persone di altre generazioni. Sono dati che affiancano, senza spiegarlo da soli, il pessimismo sulle condizioni di vita di chi verrà dopo.
Sul fronte demografico, il costo della vita è indicato dal 65% degli intervistati italiani come la principale causa del calo della natalità. Il 36% segnala inoltre un sostegno insufficiente ai genitori, rispetto al 24% a livello globale. Il risultato descrive l’opinione dei partecipanti alla ricerca, senza quantificare il peso effettivo dei singoli fattori sulle scelte di avere figli. Mostra però quanto la questione economica sia presente nel modo in cui gli italiani leggono il declino delle nascite.
Sull’IA valutazioni diverse
L’intelligenza artificiale introduce una differenza tra le valutazioni degli specialisti e quelle dell’opinione pubblica. A livello mondiale, gli esperti collocano intelligenza artificiale e big data al primo posto tra i rischi. In Italia l’intelligenza artificiale è terza per gli esperti, dopo clima e geopolitica, e nona per i cittadini. La posizione in classifica segnala una diversa attenzione al tema, senza consentire di stabilire quanto i cittadini siano informati sulle sue possibili conseguenze.
La tecnologia viene inoltre considerata una risorsa per affrontare le minacce. Il 63% degli esperti italiani ritiene che possa contribuire a mitigare i rischi, contro il 38% degli esperti europei. Tra i cittadini italiani, invece, la preoccupazione prevale leggermente sull’ottimismo.
Prevenire, dalle intenzioni ai fatti
Le intenzioni di prevenzione variano a seconda dell’intervento proposto. L’86% degli italiani si dichiara disposto a sottoporsi a un controllo sanitario annuale, oppure lo ha già fatto, e l’82% rafforzerebbe la propria sicurezza digitale. La quota scende al 57% per la preparazione alle emergenze e al 26% per gli investimenti di adattamento climatico dell’abitazione.
Sono risposte che riguardano azioni diverse, alcune già compiute e altre soltanto ipotizzate. Il divario resta comunque ampio: alla diffusa percezione di vulnerabilità non corrisponde una disponibilità altrettanto estesa a intervenire, soprattutto quando la prevenzione richiede lavori sulla casa.