Clima: 822 miliardi di danni in Europa

Clima: 822 miliardi di danni in Europa

Eventi estremi sempre più frequenti e costosi stanno mettendo sotto pressione territori, infrastrutture ed economia. L’Agenzia europea dell’ambiente avverte: le politiche di adattamento avanzano, ma il divario tra pianificazione e attuazione resta ampio

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L’Europa si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale e il prezzo del cambiamento climatico cresce anno dopo anno. Tra alluvioni, siccità, incendi e ondate di calore, i danni economici accumulati dai Paesi dell’Unione europea hanno raggiunto 822 miliardi di euro tra il 1980 e il 2024. Un dato già impressionante, che diventa ancora più preoccupante osservando l’accelerazione registrata negli ultimi anni: un quarto delle perdite complessive si è concentrato infatti nel solo quadriennio 2021-2024.

A lanciare l’allarme è l’Agenzia europea dell’ambiente (Eea), che in due nuovi rapporti dedicati alla resilienza climatica traccia una fotografia aggiornata della capacità europea di adattarsi agli effetti del riscaldamento globale.

I numeri raccontano una tendenza difficile da ignorare. Oltre agli 822 miliardi di euro di danni economici, gli eventi climatici estremi hanno provocato più di 441 mila vittime in Europa dal 1980 a oggi. E gli ultimi quattro anni figurano tutti tra i cinque più costosi mai registrati.

L’aumento delle temperature resta la minaccia principale. Tutti i Paesi europei indicano le ondate di calore come il rischio destinato a crescere maggiormente nei prossimi decenni. Subito dietro si collocano alluvioni e siccità, fenomeni che stanno già mettendo sotto pressione agricoltura, infrastrutture, disponibilità idrica e sistemi energetici.

Sul piano delle politiche pubbliche qualche passo avanti è stato compiuto. Per la prima volta tutti i 32 Paesi membri dell’Eea dispongono di una strategia nazionale di adattamento climatico. Tuttavia, il quadro resta disomogeneo. Secondo l’Agenzia, molti governi hanno identificato i rischi ma faticano a trasformare le analisi in azioni concrete e coordinate. Mancano spesso dati omogenei per misurare l’efficacia delle misure adottate e verificare se stiano realmente riducendo la vulnerabilità dei territori.

A pesare è anche la carenza di risorse finanziarie. L’Eea stima che il deficit di investimenti destinati all’adattamento climatico oscilla tra circa 40 e oltre 150 miliardi di euro all’anno, a seconda degli scenari considerati. Un divario che rischia di rallentare la realizzazione degli interventi necessari per proteggere infrastrutture, attività economiche e comunità locali dagli effetti del cambiamento climatico.

Anche le valutazioni del rischio climatico continuano a differire da Paese a Paese per metodologia, copertura settoriale e aggiornamento delle informazioni, rendendo più difficile costruire una risposta europea coerente. Una delle criticità più evidenti riguarda le amministrazioni locali. Oltre il 40% dei cittadini europei vive in piccoli comuni, spesso in prima linea nell’affrontare gli effetti del cambiamento climatico ma privi delle risorse necessarie per reagire.

Eea rileva che soltanto il 16% dei piccoli municipi dispone di un piano formale di adattamento climatico, contro il 28% delle amministrazioni di dimensioni maggiori. Le ragioni sono molteplici: scarsità di personale tecnico, limitate disponibilità finanziarie, difficoltà di accesso alle competenze e responsabilità amministrative non sempre chiare.

Eppure proprio dai territori arrivano alcuni dei casi più interessanti. Le esperienze di Ober-Grafendorf in Austria, Kajárpéc in Ungheria e Samsø in Danimarca dimostrano che anche le comunità più piccole possono costruire strategie efficaci di resilienza climatica quando dispongono di adeguato supporto istituzionale, accesso alla conoscenza e leadership locale.

La capacità di adattarsi agli eventi estremi sta diventando anche un fattore sempre più rilevante per la competitività economica europea. Dalle reti energetiche alle infrastrutture di trasporto, dall’industria all’agricoltura, una quota crescente degli investimenti dovrà essere destinata non solo alla decarbonizzazione ma anche alla protezione dei sistemi produttivi dagli impatti climatici.Non a caso la Commissione europea sta lavorando a un nuovo quadro integrato per la resilienza climatica, atteso entro la fine del 2026. L’obiettivo è rafforzare il coordinamento tra Stati membri e accelerare la capacità di risposta dei territori.

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