Mike Bloomberg: "Perché mai dovremmo rieleggere un presidente che passa più tempo a twittare che a lavorare?"
dalla nostra inviata ANNA LOMBARDIIl miliardario, ex candidato alle primarie, fa l'ultimo discorso politico della convention prima di quello del candidato Joe Biden. E critica Trump duramente: "Ha deluso gli americani"
E chissà se è una scelta fatta per attirare il voto dei moderati e degli indipendenti che si riconoscono i…
E chissà se è una scelta fatta per attirare il voto dei moderati e degli indipendenti che si riconoscono in lui. Oppure in virtù dei 100 milioni di dollari versati nelle casse del partito negli ultimi mesi dall'undicesimo uomo più ricco d'America, una fortuna stimata 52,9 miliardi di dollari.
Eppure, dice, "Per me le elezioni riguardano le persone". Ricordando, a questo propostio, che "le due persone in corsa per la presidenza non potrebbero essere più diverse. Una crede nei fatti. L'altro no. Uno ascolta gli esperti, l'altro pensa di sapere tutto. Uno guarda avanti e vede forza nella diversità dell'America. L'altro guarda indietro, vede gli immigrati come nemici e i suprematisti bianchi come alleati".
Certo c'è voluto Donald Trump a spostare così a sinistra il filantropo che da sempre finanziava le campagne altrui, sostenendo gli uomini che più gli piacevano, senza badare alla casacca: ma solo ai programmi. Lo ricorda lui stesso: "Non mi è mai piaciuta la politica di parte. Ho sostenuto democratici, repubblicani e indipendenti. Diavolo, in realtà sono stato io stesso un democratico, un repubblicano, un indipendente". Già.
Alle appartenenze Bloomberg non ha mai creduto: a lungo registrato come democratico, nel 2001 vinse le municipali di New York presentandosi appunto con i repubblicani. Salvo poi entrare in conflitto anche con quelli e presentarsi al terzo mandato come indipendente. Che forse è la definizione che meglio lo rappresenta: visto che su temi come controllo delle armi - è il fondatore del consorzio di sindaci Everytown for Gun Safaty - ambiente, immigrazione e matrimoni gay il suo cuore batte a sinistra. Ma vira a destra quando si tratta di temi più strettamente economici.
Bloomberg d'altronde non ha mai celato l'antipatia per il modo di fare politica di Trump, così antitetico al suo. Già nel 2016, dopo che per qualche tempo si erano rincorse voci su una sua possibile candidatura alle presidenziali (sconsigliata però dai sondaggi) lo avevano spinto a sostenere Hillary Clinton, con un discorso alla convention democratica di Filadelfia dove aveva attaccato Trump "pericoloso demagogo". Per poi affondare: "Anche io ho costruito un impero. E senza bisogno dei soldi di papà".
Attacca dunque Trump proprio sul modo di fare gli affari, dall'alto dell'impero che porta il suo nome Bloomberg ha sempre guardato con un certo dispetto: "Ho passato 20 anni a gestire un'impresa che ho tirato su da zero. Quindi faccio una domanda ai proprietari di piccole imprese e ai loro dipendenti, ma anche a tutti voi: davvero riassumereste - o lavorereste - per qualcuno che ha gestito così male la sua attività? Che fa sempre ciò che è meglio per lui, anche se fa male all'azienda? Che passa più tempo a twittare che a lavorare? Se la risposta è no, perché diavolo dovremmo riassumere Donald Trump per altri quattro anni?".