Clima, lavoro, agricoltura: cittadini di tutta Europa a Fiesole per disegnare il futuro dell'Ue

Clima, lavoro, agricoltura: cittadini di tutta Europa a Fiesole per disegnare il futuro dell'Ue
Si è svolta nel weekend in Toscana un'altra tappa della Conferenza per il Futuro dell'Europa. Dopo i panel di Varsavia e Maastricht le proposte dei partecipanti - estratti a sorte - dovranno essere approvate dalle istituzioni di Bruxelles
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FIESOLE - Il piccolo parlamento dei cittadini europei è riunito nella navata centrale della chiesa, lo schermo sul quale lampeggiano le “raccomandazioni” da inviare a Strasburgo sta al posto dell’altare. Vengono da ogni angolo del Vecchio Continente, i duecento cittadini estratti a sorte della Conferenza sul futuro dell’Europa per elaborare proposte e idee per riformare e rivitalizzare il costrutto dei Ventisette, c’è un brusìo di qualche decina di lingue diverse che corre nel tempio intitolato a San Bartolomeo. Dalle proposte sui diritti delle minoranze (“che vanno incluse attivamente nei processi decisionali”) alla difesa del clima, dal rispetto della privacy al fronte caldo della cybersicurezza: le quarantadue proposte qui pensate, elaborate, sviscerate e poi messe nero su bianco vengono via via votate dai cittadini tramite un tablet luminescente.


Lo studente di Lisbona

Trentanove di queste hanno tagliato il traguardo ed arriveranno ai vertici dell’Unione: la domanda se l’Europarlamento e la Commissione Ue saprà prenderle sul serio e le tradurrà in riforme sonanti scorre lungo questa tre giorni sui colli fiorentini, ma prevale la fiducia. “È il frutto di uno sforzo collettivo che per la prima volta nasce dal basso”, si entusiasma Diogo Semedo do Oliveira, studente ventiduenne arrivato da Lisbona. Nessun dubbio: “Questa iniziativa non deve essere un episodio, ma parte di un processo generale che porti i cittadini ad influenzare le decisioni delle istituzioni europee”.


Qui alla Badia Fiesolana – terza tappa di un esperimento di democrazia partecipata la cui prima puntata si è svolta a Strasburgo e che è modellato sul “Grand Débat National” lanciato da Emmanuel Macron nel 2019 – il tema forte è la democrazia e il rispetto dello stato di diritto, con le proposte che poi approderanno al Parlamento europeo. Ma lo sguardo si allarga ad orizzonti ben più larghi: “La principale sfida per il nostro futuro è la lotta al cambiamento climatico e alle disuguaglianze”, sorride con una punta di timidezza Agathe Anceau, sedici anni, la più giovane “cittadina” del suo panel. Secondo lei l’Ue è ancora “divisa in blocchi”, caratterizzati da “notevoli differenze in termini di qualità di vita, educazione e accesso alla salute”.

La disinformazione social

Chi è venuto qui è convinto che lo spettro da scacciare sia quello della sfiducia che nel corso degli ultimi anni si è radicalizzata ai quattro angoli dell’Ue: “C’è un problema di rappresentatività”, confessa Chiara Alicandro, che viene da Minturno in provincia di Latina ed è una dei portavoce dei cittadini estratti a sorte per contribuire al processo decisionale dell’Unione europea: “Le elezioni da sole non bastano a rispecchiare le tante anime degli europei, e in più c’è un problema di disinformazione, di mancanza di trasparenza, di chiarezza e di affidabilità”. In effetti non si sono posti problemi banali, i 200 di Fiesole: per esempio, su come affrontare il fenomeno per cui segmenti sempre più grandi di opinione pubblica formano il proprio consenso sulla base delle “bolle” dei social media. Chiara arriva a proporre l’istituzione di un “ente garantista” che indichi standard di qualità dell’informazione: citazione delle fonti, controllo dell’influenza politica, attendibilità. È d’accordo Elda Brogi, docente dell’Istituto universitario europeo e coordinatrice dello European centre for media pluralism and freedom: “I cittadini hanno sentito in modo molto urgente le questioni legate alla disinformazione e al ruolo delle piattaforme social”. Non solo: un punto dolente è quello di formare una maggiore “capacità critica dei cittadini” - così la definisce la professoressa - rispetto all’infinito flusso di informazioni che ci si riversano addosso.

Le prossime tappe

Ovviamente non finisce qui: intorno al Chiostro rinascimentale della Badia si è parlato di discriminazioni verso le minoranze, di come mettere in piedi nuovi meccanismi di sanzioni nei confronti dei Paesi che violano lo stato di diritto (la Polonia è la nazione più citata in queste ore), di una maggiore inclusione dei giovani nel mercato del lavoro, così come sono state preparate richieste per favorire un’agricoltura ecosostenibile oppure per costruire meccanismi di contrasto alle fake news. E ancora: uno dei blocchi tematici era dedicato al “rafforzamento della partecipazione dei cittadini”, in cui spiccano proposte per il lancio di programmi scolastici che educhino a una maggiore cittadinanza attiva, con l’obiettivo di creare i presupposti per un coinvolgimento più intenso nelle scelte europee. Nils Kruger, studente tedesco, mette il dito nella piaga: “La partita più difficile per il futuro dell’Europa è la comunicazione con i cittadini, la capacità di rendere chiari i percorsi democratici e la comprensione di come contribuire ai processi decisionali”.


Appunto. Il prossimo mese i panel saranno riconvocati prima a Varsavia e poi a Maastricht per discutere di cambiamenti climatici e di migrazioni (forse due dei campi di battaglia più aspri nell’agone Ue), ma c’è stata un’ulteriore richiesta uscita dalla Badia Fiesolana: i cittadini - giovani, meno giovani e anziani - vogliono essere riconvocati tra un anno. Per verificare se a Strasburgo e a Bruxelles si è dato ascolto alle loro raccomandazioni: perché la fiducia e l’entusiasmo, da soli, non bastano per ravvivare il sogno europeo.