L’Unione europea si deve fare garante dei diritti fondamentali: la proposta della CoFoE

L’Unione europea si deve fare garante dei diritti fondamentali: la proposta della CoFoE
(reuters)
Il ruolo dell’Unione europea nel mondo secondo le idee dei partecipanti alla Conferenza sul Futuro dell’Europa
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Sembrano non ammettere contraddizioni i cittadini e le cittadine che in questi mesi stanno animando la piattaforma multilingue e digitale della Conferenza sul Futuro dell’Europa. Se riconosciamo all’Unione europea il ruolo di promotrice dei diritti fondamentali e degli standard di qualità minimi per alimentazione e ambiente, questa posizione deve riverberarsi anche sulle scelte esterne.

La pensa così Paul Colman che sulla piattaforma online deposita la sua idea: “L'UE deve garantire che tutti i prodotti che entrano nell'UE siano fatti, fabbricati e coltivati secondo certi standard”. In questo modo, pensa Paul si può aprire la possibilità di “garantire alla gente del Sud la prospettiva di una vita dignitosa”, sottintendendo un rifiuto dello sfruttamento della manodopera a basso prezzo e senza diritti: uno degli elementi che permette al cosiddetto “primo mondo” di acquistare merce a basso costo. Insomma, secondo Paul dovremmo arrivare a un patto di fiducia con le istituzioni europee che garantiscano ai consumatori che la merce in vendita sul territorio dell’Ue è stata prodotta rispettando i diritti umani e i diritti fondamentali di lavoratori e lavoratrici.

Ad unirsi a Paul Colman c’è Emmanuel Toussaint che si dice “semplicemente d’accordo” con la proposta del suo collega. Adrianus Koetsenruijter va più a fondo delle ragioni del suo sostegno alla causa, dicendo: “idea molto positiva perché contribuirà a costruire una società equa anche nei paesi più poveri”. L’Unione europea è percepita come una potenza economica, e le azioni esterne che mette in atto hanno una ripercussione anche sulle condizioni economiche e di benessere di molti altri paesi. “Tuttavia – continua Adrianus – si tratta pur sempre una forma di neocolonialismo se a fissare gli standard che definiscono cosa è bene siamo sempre noi”. E continua, “forse alcuni standard minimi, ad esempio per le condizioni di lavoro, i salari, il lavoro minorile e la partecipazione degli organi intermedi, come i sindacati, potrebbero essere discussi e approvati a livello internazionale, non solo secondo gli standard dell'UE, che è ciò che l'Organizzazione Internazionale del Lavoro sta provando a fare proprio in questo momento. Si potrebbe pensare di estendere lo stesso processo anche all'Organizzazione Mondiale della Sanità per gli standard sanitari”.

A sostenere che se si vuole promuovere un modello di equità, bisogna fin dal principio adottare delle procedure eque è anche Sjoerd Albert de jong, che commenta “penso che sia importante costruire un rapporto di questo tipo su un piano di parità. C'è un enorme potenziale di crescita in Africa”. Dyan Hakke suggerisce che i prodotti importati in Europa debbano riportare etichette Fair trade. Insomma, all’Unione europea si chiede prima di tutto coerenza, per garantire la sicurezza delle persone che vivono sul territorio europeo e diritti di quelle che attualmente vivono altrove.