Francesco Vezzoli 

Vezzoli e l’estetica del Palazzo: dal bianco e nero Dc all’eccesso dei nuovi leader

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In un tempo, anche un po' screanzato, in cui le forme esteriori, per non dire le apparenze, hanno il sopravvento su idee contenuti progetti e soluzioni, resta forse solo l'arte a poter spiegare ciò che la politica e il potere non sono più.

È da almeno un decennio che Francesco Vezzoli, 47 anni, bresciano, uno tra gli artisti contemporanei più apprezzati all'estero, scruta e volteggia dalle parti della scena pubblica con curioso rigore e spregiudicata umiltà per creare, ricreare e in definitiva comprendere ciò che è accaduto e può ancora accadere.

Le riflessioni sul rapporto fra sesso e potere nell'ipotetico remake del "Caligola" di Norman Mailer e Tinto Brass; il finto e anch'esso profetico spot elettorale all'americana, "Democracy", con Sharon Stone e Henri-Bernard Lévy; la grande mostra alla Fondazione Prada sulla televisione e la Rai negli anni 70, sono le tappe di avvicinamento di Vezzoli a una politica che non solo in Italia sembra aver smarrito il suo centro.

Nell'aprile scorso, alla Fondazione Giuliani di Roma, è stata la volta del progetto "Party Politics" sulla dilatazione e la contaminazione fra i personaggi di partito e i divi dello spettacolo nei cruciali anni 80: in una serie di enormi fotografie comprese entro cornici barocche e neoclassiche hanno ripreso vita e mordente in euforica compagnia Craxi, De Michelis, Pertini, Andreotti, Berlusconi, Pajetta, Cicciolina e altre figure più o meno consapevoli di riempire un palcoscenico di vistosa intensità.

Venerdi 7 (alle 19,30), con il sussidio di ulteriori immagini dalle quali dovrebbe emergere lo stile dei vecchi democristiani, comunisti e neofascisti in bianco e nero, e quello fin troppo colorato dei nuovi governanti ecco che Vezzoli, insieme con Filippo Ceccarelli, farà il punto sull'estetica di Palazzo lungo un percorso che misura ormai due repubbliche e mezzo.