La casa comune di Repubblica

A Rep Idee 2019, la nostra tre giorni democratica, si parlerà, si ascolterà, si ballerà, si canterà, si starà insieme, cercando di ricucire una trama onestamente popolare, che è aggettivo ben diverso da populista

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Tra le tante enormità a cui ci stiamo abituando, alcune sono un po’ più enormi di altre. Un governo che fa spallucce davanti al perentorio richiamo dell’Europa di mettere ordine nei conti e che annuncia impavido altre iniziative non per tamponare la voragine del debito pubblico ma per dilatarla. Lo spettro dei migranti agitato come un incubo, in spregio alla verità dei numeri; per esempio, quelli che vivono in Italia versano all’Inps 8 miliardi l’anno e ne beneficiano per 3, essendo in media più giovani degli italiani in età pensionabile. Tradotto: ci stanno aiutando a casa nostra, ma guai a dirlo. Ancora, la moria di fabbriche e di posti di lavoro, emblema di un Paese non solo sull’abisso della recessione ma senza speranze a breve di invertire la direzione di marcia. E un’opposizione, il Pd ma non solo, che sta sempre aspettando Godot, indecisa a tutto, spettatrice muta dell’altalena voto-non voto, dello scandalo a puntate che sta travolgendo il Csm e la credibilità della magistratura tutta, dell’occupazione inesorabile di postazioni strategiche nella pubblica amministrazione, nella Rai, nei servizi segreti.

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Da oggi e per tre giorni, Repubblica, il nostro e vostro giornale, si ritroverà a Bologna per cercare risposte alla domanda che il saggio Altan ha messo in bocca a uno dei suoi personaggi: “Ma in che Paese vivete, voi italiani?”. Il senso dell’appuntamento è proprio questo: opporre un po’ di ragione, e di ragionamento, alla deriva impetuosa che ci sta travolgendo, specie nelle piazze virtuali e da un anno anche nelle urne elettorali.

Ripristinare un minimo di ordine delle cose e dei principi in un momento storico dominato dalle folate della propaganda, dei colpi bassi, delle menzogne spacciate per verità incontestabili (e chi dissente, anche con un lenzuolo fuori dal balcone, oltre al lenzuolo rischia di perdere anche un lembo della propria libertà). Alla vigilia della festa della Repubblica, la casa di tutti, il presidente Sergio Mattarella ha pronunciato parole definitive e amaramente profetiche: «Libertà e democrazia non sono compatibili con chi alimenta i conflitti, chi punta a creare opposizioni dissennate fra le identità, con chi fomenta scontri, con la continua ricerca di un nemico da individuare».

Come siamo arrivati qui? Per responsabilità di chi? Da quando e per quanto il nostro presente e il nostro futuro prossimo saranno dominati da opposizioni dissennate a chi non è dei “nostri” e da nemici da individuare e, di volta in volta, da colpire? Questo giornale non ha alcuna verità in tasca e nessuna ne esibirà nei teatri e nelle piazze che ospiteranno soltanto la nostra voglia di confrontarci con chi ha ancora voglia e bisogno di confronto. Si parlerà, si ascolterà, si ballerà, si canterà, si starà insieme, cercando di ricucire una trama comune, onestamente popolare, che è aggettivo ben diverso da populista. Per partecipare alla nostra tre giorni democratica e popolare non servono accrediti, patenti o permessi speciali. Giusto un incontro, senza scontri.
Tra le enormità più enormi delle ultime ore, la medaglia d’oro la vince per distacco una dichiarazione del presidente del Consiglio in pectore Matteo Salvini: «I miei figli sono 60 milioni di italiani». Accudire una simile prole è un lavoraccio, anche per un tipo tosto come lui. In un impeto di generosità, gliene risparmiamo un pochino. Chi sarà a Bologna per Rep Idee 2019 ha già disconosciuto quella presunzione di paternità.