Spettatori che si fanno scrittori, che si siedono intorno a un tavolo a discutere sul futuro della società e dei diritti o su come affrontare le nuove sfide del mondo del lavoro. A Repubblica delle idee la parola d'ordine è partecipazione, perché il futuro passa anche per una nuova forma di interazione con il pubblico, per la prima volta protagonista e non solo spettatore degli incontri. Una formula, quella dei nuovi workshop, nata "guardando ai social", ha spiegato il direttore di Repubblica Maurizio Molinari. "La forza dei social network è l'interazione, la conversazione" e l'obiettivo era creare "eventi che non siano che uno si siede e ascolta, come una volta si guardava la televisione. Facciamo che uno parla, reagisce e conversa, come succede sui social. Penso che la chiave della conoscenza oggi venga dalla conversazione".
A cominciare dal primo appuntamento del Club degli scrittori, con Paolo di Paolo e Guido Bosticco, che hanno conversato sul "motore del desiderio". Prima dell'incontro a ogni persona è stato consegnato un taccuino. Non per prendere appunti - o non solo - ma per scrivere un piccolo racconto, a partire da un incipit: "Aveva 5 minuti e un solo desiderio da esprimere. Così cominciò a pensare...". Sulla carta hanno preso vita storie brevi, anche brevissime - dieci i minuti a disposizione degli aspiranti autori - sull'eterno tema del desiderio. Poi, chi lo desiderava ha potuto leggere ad alta voce il proprio racconto. Con Veronica Raimo - finalista al Premio Strega 2022 - si è parlato invece di memoria creativa e di quanto sia scivoloso il concetto di 'verità' nella produzione letteraria. Ai partecipanti è stato chiesto di fissare sulla carta un proprio ricordo, vero o - anche meglio - inventato.
All'interazione e allo scambio di idee sono improntati i workshop "Town Hall". Il modello sono le assemblee cittadine dei Paesi anglosassoni. Nel primo appuntamento, dopo un dialogo tra Carlo Bonini e Ilaria Cucchi sul tema dei diritti, il pubblico è stato diviso in vari tavoli, a rappresentare diverse categorie: istituzioni, forze dell'ordine, media, élite intellettuale. La domanda: immaginate due diversi scenari per il 2028, uno negativo e uno positivo. E provate a capire cosa è stato sbagliato e cosa, invece, è stato fatto di giusto. E le persone hanno risposto con entusiasmo. "Stanno lavorando molto, sono concentrati, motivati e partecipi", spiega Gabriele, uno dei "facilitatori" che assistono i partecipanti. "Quando si parla di temi complessi, come giustizia, diritti, partecipazione democratica, non si può più farlo senza un confronto aperto, senza tenere conto delle prospettive diverse. Non c'è solo la verità dei tecnici e degli esperti. Quello che è innovativo di questi format è che creano uno spazio e un'opportunità di dialogo. Così nasce un coinvolgimento emotivo e uno spirito di vera partecipazione. Non c'è solo l'osservazione passiva".
Pennarelli e grandi lavagne lunghe 4 metri sono gli strumenti a disposizione per provare a immaginare l'evoluzione della società nei prossimi anni. Il primo incontro dei "Future Lab" è stato con l'architetto e urbanista Stefano Boeri e Riccardo Staglianò, che hanno discusso sulle "forme del lavoro creativo". Dopo il dialogo, il pubblico, diviso in gruppi - uno per ogni categoria professionale (insegnanti, stampa, picole imprese) - disegnando ha provato a rispondere ad alcuni quesiti del mondo del lavoro di domani. "È un esperimento per far sì che le persone possano esplorare insieme dei temi importanti, temi per i quali non c'è ancora una risposta , né una comorensione precisa", spiega uno dei facilitatori che hanno assistito i partecipanti. "La domanda è: quali bisogni stanno emergendo in questa categoria? Nella transizione tra una generazione e l'altra, quali nuovi esperimenti nasceranno?". E anche in questo caso il pubblico ha risposto con entusismo.